Traduzione Giochi olimpici 2


giochiolimpici

…..il sogno di ogni sportivo

 

 

 

 

Giochi olimpici, un appuntamento che fa sognare; ripercorriamo insieme in due puntate la loro storia.

          Come in uno specchio ritroveremo in essa l’evoluzione sociale e del costume, il progredire della tecnologia, l’assetto dell’economia e la conquista dei diritti, ma anche, purtroppo, le tensioni politiche interne agli Stati e le guerre tra Nazioni.

          Attraverso i Giochi Olimpici lo sport indubbiamente ha svolto e continua a svolgere un ruolo di coesione e di fratellanza a livello mondiale

 

 

           Quattordicesima edizione: 1948 LONDRA (Inghilterra)

 

Dodici anni di vuoto per le Olimpiadi, 12 anni pieni di morti, immani tragedie ed un presente pieno di rovine e difficoltà. All’indomani della 2° Guerra Mondiale, che cancella 2 edizioni dei Giochi (tra l’altro quella del ’40 già assegnata a Tokyo) il panorama è desolante e la creazione di De Coubertin, dopo la grande espansione degli anni ’20-’30 rischia di essere travolta e dispersa.

Far ripartire la macchina dei Giochi è impresa tutt’altro che facile, ma per fortuna si fa avanti Londra, che nonostante sia ancora devastata dai bombardamenti, salva per la seconda volta le Olimpiadi.

Questa edizione è fatta soprattutto di austerità, si sistemano alla meglio gli impianti sportivi, si fanno alloggiare come possibile gli atleti in caserme e scuole. L’importante è soprattutto aiutare il mondo ad andare avanti ed in questo lo sport fa la sua parte.

A Londra però non vengono ammesse Germania e Giappone, mentre l’Italia, grazie all’impegno in prima persona di Winston Churchill viene ammessa. Non c’è ancora l’Unione Sovietica, mentre è presente con un piccolo drappello la Cina.

L’edizione londinese dei Giochi di 40 anni prima era passata alla storia anche per la drammatica vicenda di Dorando Pietri. Ebbene a distanza di 40 anni, Londra sembra non avere ancora dimenticato il piccolo podista carpigiano, tanto che un impostore si presenta come Dorando Pietri all’organizzazione dei Giochi, ricevendo così tutti gli onori possibili. Purtroppo però il vero Dorando era scomparso nel 1942 e solo l’intervento di un dirigente italiano fa scoprire l’inganno.

A Londra una donna si impone decisamente come atleta-simbolo dei Giochi: la campionessa è una mamma olandese di 30 anni, Francine Elsie “Fanny” Koen, Blankers dopo il matrimonio. La Blankers Koen è un’atleta eclettica in grado di primeggiare nelle gare di velocità, negli ostacoli e nei salti. E’ già sulla breccia da diversi anni, avendo battuto un buon numero di record mondiali, ma le Olimpiadi le sono state negate due volte dalla guerra. Intanto ha messo al mondo due figli, il secondo un paio di anni prima dei Giochi. Per le concomitanze del programma olimpico non può gareggiare in tutte le specialità in cui eccelle e sceglie 4 gare: 100, 200, 80 ostacoli e staffetta 4×100. Fanny domina le gare individuali, specialmente le corse piane dove infligge sempre pesanti distacchi a tutte le avversarie. La staffetta la vede costretta a una durissima rincorsa finale sull’Australia che la porta al 4°.

Anche l’Italia fa la sua bella parte nell’atletica, soprattutto per merito di due fortissimi lanciatori di disco: il veneto Adolfo Consolini e il piemontese Giuseppe Tosi.

I mattatori della rassegna sono inevitabilmente gli americani, anche per le assenze importanti della Germania e del Giappone e per l’ennesima rinuncia a entrare nel giro olimpico dell’Unione Sovietica.

Londra ’48 è anche l’occasione per presentare uno dei più grandi atleti della storia olimpica: il cecoslovacco Emil Zatopek. Il suo stile di corsa, perché Zatopek è un fondista, è decisamente sgraziato, sempre sofferente in volto come sull’orlo della crisi, ma l’efficacia della sua azione è straordinaria e I 10000 metri sono un dominio incontrastato.

Per l’Italia l’Olimpiade di Londra, iniziata con difficoltà, vista la situazione del dopoguerra e l’ostilità di alcune nazioni alla partecipazione azzurra, si trasforma in un grande successo, con 29 medaglie, di cui 8 d’oro. Medagliere costruito sugli sport tradizionali, scherma e ciclismo soprattutto, con la bella novità della pallanuoto che batte in finale l’Ungheria e si aggiudica il suo primo oro olimpico.

La scherma fa man bassa di podi, ma con un solo oro, di Luigi Cantone nella spada. Nella stessa gara Edoardo Mangiarotti è bronzo, mentre nelle prove a squadre gli azzurri sono sempre, per 3 volte, d’argento.

 

MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Stati Uniti
38
27
19
84
2.
Svezia
16
11
17
44
3.
Francia
10
6
13
29
4.
Ungheria
10
5
12
27
5.
ITALIA
8
11
8
27
6.
Finlandia
8
7
5
20
7.
Turchia
6
4
2
12
8.
Cecoslovacchia
6
2
3
11
9.
Svizzera
5
10
5
20
10.
Danimarca
5
7
8
20
11.
Olanda
5
2
9
16
12.
Gran Bretagna
3
14
6
23
13.
Argentina
3
3
1
7
14.
Australia
2
6
5
13
15.
Belgio
2
2
3
7
16.
Egitto
2
2
1
5
17.
Messico
2
1
2
5
18.
Sud Africa
2
1
1
4
19.
Norvegia
1
3
3
7
20.
Giamaica
1
2
0
3
21.
Austria
1
0
3
4
22.
India
1
0
0
1
22.
Perù
1
0
0
1
24.
Jugoslavia
0
2
0
2
25.
Canada
0
1
2
3
26.
Uruguay
0
1
1
2
26.
Portogallo
0
1
1
2
28.
Sri Lanka
0
1
0
1
28.
Trinidad e Tobago
0
1
0
1
28.
Cuba
0
1
0
1
28.
Spagna
0
1
0
1
32.
Corea del Sud
0
0
2
2
32.
Panama
0
0
2
2
34.
Polonia
0
0
1
1
34.
Portorico
0
0
1
1
34.
Iran
0
0
1
1
34.
Brasile
0
0
1
1

        Quindicesima edizione:  1952 Helsinki (Finlandia)

I Giochi del 1952, che si svolgono nella capitale finlandese Helsinki, non nascono sotto le migliori prospettive. La situazione internazionale di piena guerra fredda tra il blocco sovietico e quello americano stravolge un po’ lo spirito stesso dei Giochi. L’Unione Sovietica accetta di partecipare alle Olimpiadi e che rientrano Giappone e Germania, intesa come RFT, ovvero la Germania dell’Ovest (la DDR la parte di Germania creata come stato socialista non partecipa).

La cerimonia d’apertura riserva, tra l’altro, una grande sorpresa al pubblico finlandese: il grandissimo Paavo Nurmi, 9 ori olimpici tra il ’20 e il ’28, è l’ultimo tedoforo.

Il cecoslovacco Emil Zatopek compie un’impresa incredibile, mai eguagliata da nessun altro: vince i 10000 dove stacca tutti nettamente e vince i  5000; ma il capolavoro arriva dall’ultima gara, la maratona. Zatopek non l’ha mai corsa prima, eppure spazza via gli avversari con apparente, disarmante facilità. Ai successi di Zatopek si aggiunge, poi, curiosamente anche l’oro della moglie Dana Ingrova che vince il lancio del giavellotto.

Pur non riuscendo a raggiungere gli americani nel medagliere, i sovietici entrano nel giro olimpico con la bellezza di 71 medaglie, appena 6 in meno dei rivali; L’URSS domina nella ginnastica.

Come sempre l’atletica leggera è la più grande fucina di storie e di campioni dell’Olimpiade: Il nostro Giuseppe Dordoni, splendido marciatore, supera il dolore causatogli da un infezione alle unghie dei piedi e fa sua una gara già di per sé massacrante come la 50 chilometri di marcia. Grande risalto anche al vincitore del salto con l’asta, un pastore metodista americano, Robert Richards, che viene portato in trionfo dai rivali sovietici, alla faccia della guerra fredda.

Con sorpresa ma pieno merito l’Ungheria si prende il ruolo di terza forza dei Giochi. Con merito perché molte delle sue medaglie rivelano atleti di straordinaria classe che ad Helsinki incantano: come nel calcio, dove lo squadrone guidato da Ferenc Puskas, il campionissimo che farà la storia del Real Madrid, non lascia scampo agli avversari.

Nel solco della tradizione sono scherma e ciclismo a segnare i maggiori successi italiani.

Tra tutti però si fa strada la figura di Edoardo Mangiarotti, lo schermidore milanese qui alla sua terza Olimpiade. Mangiarotti sale in pedana nella spada e nel fioretto conquistando 4 medaglie in altrettante prove disputate. Nella finale della spada deve vedersela con il fratello Dario, in una sfida che rinverdisce quella dei fratelli Nadi ad Anversa.  La gara è accesissima e si conclude con il trionfo di Edoardo che poi guida l’Italia all’oro a squadre. Nel fioretto riesce ad arrivare ancora in finale, ma qui trova sulla sua strada un fortissimo francese, Christian D’Oriola che lo costringe all’argento.  Stessa musica per la gara a squadre. La scherma regala altri trionfi, come quello di Irene Camber che vince nel fioretto contro la favorita ungherese Elek, campionessa di Londra e Berlino. La sciabola maschile deve invece accontentarsi dell’argento dietro all’Ungheria e a completare c’è il bronzo di Manlio Di Rosanelfioretto.
Il ciclismo non è da meno. Ad imporsi qui è soprattutto Enzo Sacchi, splendido dominatore della velocità.

MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Stati Uniti
40
19
17
76
2.
Unione Sovietica
22
30
19
71
3.
Ungheria
16
10
16
42
4.
Svezia
12
13
10
35
5.
ITALIA
8
9
4
21
6.
Cecoslovacchia
7
3
3
13
7.
Francia
6
6
6
18
8.
Finlandia
6
3
13
22
9.
Australia
6
2
3
11
10.
Norvegia
3
2
0
5
11.
Svizzera
2
6
6
14
12.
Sud Africa
2
4
4
10
13.
Giamaica
2
3
0
5
14.
Belgio
2
2
0
4
15.
Danimarca
2
1
3
6
16.
Turchia
2
0
1
3
17.
Giappone
1
6
2
9
18.
Gran Bretagna
1
2
8
11
19.
Argentina
1
2
2
5
20.
Polonia
1
2
1
4
21.
Canada
1
2
0
3
21.
Jugoslavia
1
2
0
3
23.
Romania
1
1
2
4
24.
Nuova Zelanda
1
0
2
3
24.
Brasile
1
0
2
3
26.
India
1
0
1
2
27.
Lussemburgo
1
0
0
1
28.
Germania
0
7
17
24
29.
Olanda
0
5
0
5
30.
Iran
0
3
4
7
31.
Cile
0
2
0
2
32.
Austria
0
1
1
2
32.
Libano
0
1
1
2
34.
Messico
0
1
0
1
34.
Irlanda
0
1
0
1
34.
Spagna
0
1
0
1
37.
Corea del Sud
0
0
2
2
37.
Trinidad e Tobago
0
0
2
2
37.
Uruguay
0
0
2
2
40.
Venezuela
0
0
1
1
40.
Portogallo
0
0
1
1
40.
Bulgaria
0
0
1
1
40.
Egitto
0
0
1
1

 

 

 

 

 

               Sedicesima edizione:  1956 MELBOURNE (Australia)

La prima incursione dei Giochi nell’emisfero australe non nasce certo sotto buoni auspici. La situazione internazionale è infatti quanto mai travagliata e chiaramente questo si ripercuote anche sulle Olimpiadi.

Sono ben lontani i tempi dell’antica Grecia, quando tutte le guerre dovevano essere sospese in vista dell’appuntamento sportivo. Ora invece molti stati boicottano o minacciano di farlo per questioni politiche.

C’è poi il problema delle date, con le difficoltà ad organizzare l’evento in luglio, come avvenuto per lo più fin qui, semplicemente perché nell’emisfero australe le stagioni sono rovesciate, quindi si gareggerebbe in inverno. Il CIO decide così di sistemare i Giochi in un’insolita data tra fine novembre (22) e inizio dicembre (8), che causa qualche scompenso a europei e nordamericani.

Tra tante tragedie e divisioni si trova il modo di appassionarsi ad una storia d’amore tra atleti dei due blocchi opposti: la cecoslovacca Olga Fitokova, oro nel lancio del disco, e l’americano Harald O’Connor, primo nel martello. I due si conoscono e si innamorano sulle pedane di Melbourne e nonostante le difficoltà della situazione si sposeranno l’anno successivo a Praga.

Alla sua seconda partecipazione olimpica l’URSS riesce a superare nettamente nel medagliere gli americani con ben 98 medaglie contro le 74 dei rivali. Il regime di Kruscev vede infatti di buon occhio la possibilità di esprimere la propria forza nello sport e così agli atleti viene proposto un tenore di vita più elevato rispetto alle difficoltà degli altri cittadini.

Il discobolo americano Al Oerter che infila la prima di 4 medaglie d’oro consecutive nella sua specialità. Bisognerà aspettare fino a Carl Lewis per avere un altro atleta capace di fare altrettanto. Un altro nome che emerge è quello del velocista texano Bobby Joe Morrow. Morrow vince 100, 200 e staffetta veloce segnando anche due record del mondo: una tripletta riuscita solo a nomi leggendari come il già citato Lewis o Owens.

Anche a Melbourne l’Italia si conferma straordinaria interprete di ciclismo e scherma. La pista è terreno di conquista del veneto Leandro Faggin che si impone nel km da fermo e nell’inseguimento a squadre insieme a Gasparella, Domenicali e Gandini.

Il successo più bello del ciclismo è però quello conquistato nella gara su strada dal romagnolo Ercole Baldini. Sul podio, l’inno non vuol saperne di partire, con grande disappunto degli organizzatori e così a rimediare sono gli italiani presenti tra il pubblico, emigranti,che intonano Fratelli d’Italia.

E’ grand’Italia anche nella pedana della scherma, dove è ancora impegnato l’infinito Edoardo Mangiarotti, ormai 37enne. I nostri impongono un dominio strabiliante nella spada con la tripletta nella gara individuale, Pavesi – Delfino – Mangiarotti,  e l’oro a squadre insieme anche a Bertinetti, Anglesio e Pellegrino. Nel fioretto solo il fuoriclasse francese D’Oriola riesce ad impedire lo stesso dominio battendo Bergamini nella finale individuale dove anche Spallino è sul podio, 3°. Nella gara a squadre si ripete la sfida Italia-Francia, una finale all’ultima stoccata risolta favorevolmente da Spallino che si mette al collo l’oro assieme al solito Mangiarotti, Di Rosa, Bergamini, Pellini e Nostini.
MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Unione Sovietica
37
29
32
98
2.
Stati Uniti
32
25
17
74
3.
Australia
13
8
14
35
4.
Ungheria
9
10
7
26
5.
ITALIA
8
8
9
25
6.
Svezia
8
5
6
19
7.
Germania Unita
6
13
7
26
8.
Gran Bretagna
6
7
11
24
9.
Romania
5
3
5
13
10.
Giappone
4
10
5
19
11.
Francia
4
4
6
14
12.
Turchia
3
2
2
7
13.
Finlandia
3
1
11
15
14.
Iran
2
2
1
5
15.
Canada
2
1
3
6
16.
Nuova Zelanda
2
0
0
2
17.
Polonia
1
4
4
9
18.
Cecoslovacchia
1
4
1
6
19.
Bulgaria
1
3
1
5
20.
Danimarca
1
2
1
4
21.
Irlanda
1
3
5
22.
Norvegia
1
0
2
3
23.
Messico
1
0
1
2
24.
India
1
0
0
1
24.
Brasile
1
0
0
1
26.
Jugoslavia
0
3
0
3
27.
Cile
0
2
2
4
28.
Belgio
0
2
0
2
29.
Argentina

0
1
1
2
29.
Corea del Sud

0
1
1
2
31.
Islanda
0
1
0
1
31.
Pakistan
0
1
0
1
33.
Sud Africa
0
0
4
4
34.
Austria
0
0
2
2
35.
Bahamas
0
0
1
1
35.
Grecia
0
0
1
1
35.
Svizzera
0
0
1
1
35.
Uruguay
0
0
1
1

 

 

 

         Diciassettesima edizione:   1960 ROMA (Italia)

            E’ un’edizione importante per la storia dei Giochi perché getta una porta verso lo sport moderno: per la prima volta le immagini delle gare vengono trasmesse in TV in tutta Europa.

Altra novità è l’avvento dei cronometraggi elettrici in alcune gare, ma non in atletica perché la Federazione non ne ha ancora ratificato l’adozione.

Quattro anni dopo a Tokyo si andrà molto più in là con l’ingresso in una nuova era dello sport, dominato da sponsor e mass media.

Intanto però Roma si fa notare per le suggestive ambientazioni che sfruttano la storica bellezza della città: le Terme di Caracalla ospitano le gare di ginnastica, la basilica di Massenzio quelle di lotta, mentre la maratona prende il via dal Campidoglio e dopo aver percorso l’Appia Antica si chiude sotto l’Arco di Costantino.

Ad aumentare il fascino di quest’ultima gara c’è la straordinarietà del suo vincitore, l’esile soldato della Guardia Imperiale etiope Abebe Bikila; il maratoneta africano arriva a Roma da sconosciuto e stupisce tutti correndo a piedi scalzi.

Si parla di sport finalmente, dopo qualche edizione dominata da tragici eventi. Qualche problema non manca: la Cina per esempio è sempre in polemica per la partecipazione di Taiwan, la Cina nazionalista di Chiank Kai Shek. Durante la sfilata degli atleti i cinesi di Mao espongono così al posto della loro bandiera un cartello con la scritta “under protest”, in protesta. In compenso accorrono in massa le nazioni dell’Africa nera ed anche quelle dell’area mediterranea liberate dal colonialismo.

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Olimpiade romana segna un grande successo del torneo di pugilato che lancia nomi eccellenti. Il primo è senz’altro quello di Cassius Clay, un diciottenne del Kentucky che vince l’oro dei mediomassimi imponendo il suo stile di tecnica e velocità. Diventerà una delle figure leggendarie dello sport, ma la sua vita da romanzo racconta anche di 3 anni di galera per renitenza alla leva (sono i tempi del Vietnam) e l’ingresso nei Musulmani Neri con il suo nome trasformato in Muhammad Alì. Ricomparirà sul proscenio olimpico nel ’96 ad Atlanta, quando, debilitato dal morbo di Parkinson, commuoverà il mondo accendendo con mano tremante il braciere dei Giochi.

Ad entusiasmare il pubblico romano ci pensa anche Nino Benvenuti, pure lui futuro campione tra i professionisti.

Per la prima volta nella storia olimpica un atleta italiano riesce ad essere vincitore nelle gare di velocità dell’atletica. Siamo sui 200 metri, dove Livio Berruti, un giovane studente piemontese, scatta bene, con la sua grande capacità di correre in scioltezza la curva, agli americani, resta invece una nuova delusione dalla staffetta maschile: per un cambio sbagliato, fuori settore, sono squalificati e l’oro va così ai tedeschi di Hary.

Anche a Roma americani e sovietici fanno la parte del leone e per la seconda volta di fila ad aggiudicarsi il duello è l’Armata Rossa.

I ciclisti azzurri segnano l’Olimpiade romana con una serie impressionante di ori che entusiasma il pubblico italiano.

Ad iniziare la raccolta sono i 4 della 100 km a squadre; poi su pista non ci sono rivali:  Sante Gaiardoni, che sarà un grandissimo avversario di Maspes, domina velocità e km da fermo con il nuovo record del mondo; oro anche per il tandem della storica coppia Bianchetto-Beghetto e al quartetto dell’inseguimento di Arienti, Testa, Vallotto e Vigna.

Con la bellezza di 36 medaglie l’Italia si colloca al 3° posto del medagliere finale dietro solo alle inarrivabili superpotenze americana e sovietica.

Resta una sicurezza la scherma che segna la fina di un’epoca, quella di Edoardo Mangiarotti, che a 24 anni dall’esordio olimpico sale in pedana per l’atto conclusivo della carriera. Mangiarotti fa parte della squadre di spada e di fioretto che conquistano un oro ed un argento e che portano lo schermidore milanese a 13 medaglie olimpiche.

L’altro veterano Giuseppe Delfino conquista l’oro nel torneo di spada individuale ed altri tre bronzi completano il medagliere della scherma: a conquistarli sono la squadra di fioretto femminile, quella di sciabola maschile e lo sciabolatore Calabrese.
Nell’equitazione migliorano il bottino di 4 anni prima i fratelli D’Inzeo che sono oro e argento nel concorso ad ostacoli e bronzo insieme ad Antonio Oppes nella gara a squadre.

 

MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Unione Sovietica

43
29
31
103
2.
Stati Uniti

34
21
16
71
3.
ITALIA

13
10
13
36
4.
Germania Unita

12
19
11
42
5.
Australia

8
8
6
22
6.
Turchia

7
2
0
9
7.
Ungheria

6
8
7
21
8.
Giappone

4
7
7
18
9.
Polonia

4
6
11
21
10.
Cecoslovacchia

3
2
3
8
11.
Romania

3
1
6
10
12.
Gran Bretagna

2
6
12
20
13.
Danimarca

2
3
1
6
14.
Nuova Zelanda

2
0
1
3
15.
Bulgaria

1
3
3
7
16.
Svezia

1
2
3
6
17.
Finlandia

1
1
3
5
18.
Austria

1
1
0
2
18.
Jugoslavia

1
1
0
2
20.
Pakistan

1
0
1
2
21.
Norvegia

1
0
0
1
21.
Etiopia

1
0
0
1
21.
Grecia

1
0
0
1
24.
Svizzera

0
3
3
6
25.
Francia

0
2
3
5
26.
Belgio

0
2
2
4
27.
Iran

0
1
3
4
28.
Olanda

0
1
2
3
28.
Sud Africa

0
1
2
3
30.
Argentina

0
1
1
2
30.
Egitto

0
1
1
2
31.
Ghana

0
1
0
1
31.
Canada

0
1
0
1
31.
Singapore

0
1
0
1
31.
Portogallo

0
1
0
1
31.
India

0
1
0
1
31.
Marocco

0
1
0
1
31.
Taiwan (Taipei)

0
1
0
1
38.
Antille Occidentali

0
0
2
2
38.
Brasile

0
0
2
2
40.
Spagna

0
0
1
1
40.
Messico

0
0
1
1
40.
Iraq

0
0
1
1
40.
Venezuela

0
0
1
1

 

 

 

                   Diciottesima edizione:   1964 TOKIO (Giappone)

 

I Giochi della XVIII Olimpiade vengono assegnati alla capitale giapponese che dà a tutti un esempio di cosa sia lo sport moderno, certamente meno coinvolgente e scenografico di quanto visto a Roma.

Intanto Tokyo viene rammodernata con l’intervento del grande architetto Kenzo Tange, non solo nelle strutture propriamente sportive ma anche nell’aspetto complessivo della città. La cura nei dettagli è maniacale, come vuole la cultura giapponese: per esempio le bandiere sono mosse da ventilatori quando non c’è vento. Ci sono poi i cronometraggi elettrici, le immagini delle gare che vanno in diretta televisiva in tutto il mondo grazie al satellite, l’ingresso di sponsor a finanziare l’organizzazione.

Insomma è proprio una nuova era per le Olimpiadi e per lo sport in generale che per la prima volta fanno i conti con le possibilità ed i problemi delle nuove risorse.
Tokyo ’64 segna un nuovo record di stati presenti, 93, anche grazie alla decolonizzazione con conseguente ingresso di nuovi paesi, soprattutto africani, tra cui Camerun e Algeria. Non c’è però il Sudafrica che inizia da qui un lungo esilio per la sua politicadiapartheid.
Il 10 ottobre l’imperatore Hirohito dichiara aperte le Olimpiadi in una cerimonia che regala un momento di grande commozione: ad accendere la fiamma olimpica come ultimo tedoforo è un ragazzo di 19 anni, Yoshinori Sakai, il primo nato ad Hiroshima dopo lo scoppio della bomba atomica del 1945, a simboleggiare la rinascita del Giappone.
Come già a Roma anche a Tokyo uno degli atleti che regala emozioni maggiori è il maratoneta Abebe Bikila. Il piccolo soldato della Guardia Imperiale etiope stavolta si presenta non a piedi nudi, ma più modernamente con le scarpe. Il risultato però non cambia: anche la maratona giapponese è un entusiasmante assolo che porta Bikila al bis dell’oro di Roma, primo atleta nella storia olimpica a vincere due volte in questa specialità.

Dalle strade di Tokyo arriva un’altra delle gare più entusiasmanti e coinvolgenti, con protagonista un italiano, il friulano Abdon Pamich. La gara è quella della 50 km di marcia, che ha dato a Pamich la delusione del bronzo di 4 anni prima a Roma quando era il favorito. Stavolta l’italiano arriva all’appuntamento olimpico con una condizione eccezionale, frutto di allenamenti massacranti, con più di 200 km percorsi ogni settimana. L’inconveniente però è dietro l’angolo: dopo 30 km Pamich è al comando con l’inglese Nihill, quando al rifornimento prende una bevanda fredda che gli causa un improvviso attacco intestinale. Prova a resistere, incitato dall’allenatore Pino Dordoni, oro a Helsinki, che lo segue in bicicletta, ma dopo un po’ è costretto a fermarsi dietro una siepe. Liberatosi dal problema si rimette in marcia, sotto la pioggia, e va all’inseguimento di Nihill, riesce a riagguantarlo e a staccarlo giungendo nello stadio da solo e con il meritato oro.

In piscina c’è Don Schollander, 22enne americano imbattibile: vince tutte le gare dello stile libero, 100, 400 e le due staffette.

Le olimpiadi di Tokyo si rivelano una notevole fucina di personaggi che colpiscono l’immaginario del pubblico. E’ il caso della “Fata” Vera Caslavska, una ginnasta cecoslovacca di 22 anni. Vera conquista la scena con la sua bravura, ma anche con la sua bellezza e l’eleganza dei suoi esercizi. Sono suoi gli ori nel volteggio, nella trave e nel concorso completo.

Gli USA sono così la nazione che conquista più ori; i sovietici si aggiudicano però un maggior numero complessivo di medaglie.

L’azzurro copertina della spedizione azzurra a Tokyo, oltre al già citato Abdon Pamich, è il ginnasta romano Franco Menichelli, che riesce a riportare l’Italia ai vertici della disciplina dopo tanti anni di oblio aggiudicandosi l’oro nel corpo libero.

Lo sport che porta più medaglie è immancabilmente il ciclismo. In pista dominiamo la velocità che vede una finale tutta italiana tra Sergio Bianchetto e Giovanni Pettenella, con la vittoria di quest’ultimo che è anche 2° nel km da fermo. Bianchetto, dal canto suo, si rifà nel tandem dove batte i sovietici assieme ad Angelo Damiano.

Anche il pugilato rinforza come sempre il carniere, portando ben 5 medaglie. Vanno all’oro il mosca Attori e il mediomassimo Pinto.

Sottotono invece la scherma: chiusa l’era di Mangiarotti nessuno è più in grado di salire sul podio più alto. Le squadre di sciabola e spada conquistano l’argento e la fiorettista Antonella Ragno il bronzo: è il bilancio più scarso dal 1924.

 

MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Stati Uniti
36
26
28
90
2.
Unione Sovietica
30
31
35
96
3.
Giappone
16
5
8
29
4.
Germania Unita
10
22
18
50
5.
ITALIA
10
10
7
27
6.
Ungheria
10
7
5
22
7.
Polonia
7
6
10
23
8.
Australia
6
2
10
18
9.
Cecoslovacchia
5
6
3
14
10.
Gran Bretagna
4
12
2
18
11.
Bulgaria
3
5
2
10
12.
Finlandia
3
0
2
5
12.
Nuova Zelanda
3
0
2
5
14.
Romania
2
4
6
12
15.
Olanda
2
4
4
10
16.
Turchia
2
3
1
6
17.
Svezia
2
2
4
8
18.
Danimarca
2
1
3
6
19.
Jugoslavia
2
1
2
5
20.
Belgio
2
0
1
3
21.
Francia
1
8
6
15
22.
Canada
1
2
1
4
22.
Svizzera
1
2
1
4
24.
Etiopia
1
0
0
1
24.
Bahamas
1
0
0
1
24.
India
1
0
0
1
27.
Corea del Sud
0
2
1
3
28.
Trinidad e Tobago
0
1
2
3
29.
Tunisia
0
1
1
2
30.
Pakistan
0
1
0
1
30.
Filippine
0
1
0
1
30.
Argentina
0
1
0
1
30.
Cuba
0
1
0
1
34.
Iran
0
0
2
2
35.
Irlanda

0
0
1
1
35.
Ghana
0
0
1
1
35.
Brasile
0
0
1
1
35.
Kenya
0
0
1
1
35.
Messico
0
0
1
1
35.
Nigeria
0
0
1
1
35.
Uruguay
0
0
1
1

 

 

 

        Diciannovesima edizione:   1968 CITTA DEL MESSICO (Messico)

Per la XIX Olimpiade il CIO ha scelto Città del Messico, portando per la prima volta i Giochi ad altissima quota, oltre 2000 metri. Alcune discipline finiscono per essere avvantaggiate dall’altitudine e relativa rarefazione dell’aria che permette exploit incredibili, altre ne escono in difficoltà, come maratona e gare di fondo in genere.

Ma la prima pagina di Città del Messico è per ben altri problemi. Il mondo è scosso da numerose vicende,  dall’invasione sovietica che reprime la Primavera di Praga alle lotte antirazziste, dall’inizio della protesta studentesca alla guerra in Vietnam. Tutto questo finisce quasi per far accantonare il lato sportivo della manifestazione travolta dalla politica e da eventi ben più grandi. Ma tutto viene spazzato soprattutto dal governo messicano che compie una strage di studenti pochi giorni prima della cerimonia di inaugurazione olimpica. E i Giochi, che farne? Nonostante tutto, il presidente del CIO Avery Brundage decide che si debbono disputare regolarmente a Città del Messico, una scelta che farà discutere.

La politicizzazione dei Giochi di Città del Messico ha il suo culmine con i Black Power, il movimento antirazzista americano cui danno una voce universale i velocisti Tomaie Smith e John Carlos. Contro la partecipazione del Sudafrica si presentano sul podio con un guanto nero e al momento dell’inno chinano il capo e sollevano il pugno chiuso e guantato; di conseguenza il Comitato Olimpico americano decide di espellere i due dal Villaggio Olimpico.

A Città del Messico nasce una nuova era per il salto in alto. Ad aprirla è un giovane americano, Dick Fosbury, che mette letteralmente sottosopra la tecnica di salto usata fin lì ovvero il ventrale. Fosbury scavalca l’asticella di schiena anziché centralmente come fatto da tutti gli altri e la sua invenzione sembra subito funzionare, oltre che essere calamita per pubblico ed addetti ai lavori. L’americano arriva a 2 metri e 24 vincendo l’oro: in pochi anni tutti i saltatori useranno il suo stile.

La kermesse della boxe lancia anche qui un grande massimo, Gorge Foreman, che farà la storia da professionista, sarà più volte campione del mondo e desterà scalpore per i suoi combattimenti a tardissima età.

Si viola un altro tabù: per la prima volta un atleta è pizzicato all’antidoping. La prodezza è firmata da uno svedese che gareggia nel pentathlon, Liljenwall, ma il suo caso è davvero banalissimo: qualche bevuta di troppo fa scattare un tasso alcolico eccessivo e la squalifica.

In Messico l’Italia deve accontentarsi di uno dei forzieri più miseri della storia olimpica, con solo 3 ori, 4 argenti, 9 bronzi: Vianelli nel ciclismo, canottaggio e Dibiasi nei tuffi.

Deludente la scherma, con l’argento della squadra di sciabola e il bronzo di Saccaro nella spada.

L’atletica è di bronzo con Eddy Ottoz sui 110 ostacoli, la vela nelle classi Star e Finn, il tiro d’argento con Romano Garagnani.

 

MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Stati Uniti
45
28
34
107
2.
Unione Sovietica
29
32
30
91
3.
Giappone
11
7
7
25
4.
Ungheria
10
10
12
32
5.
Germania Est
9
9
7
25
6.
Francia
7
3
5
15
7.
Cecoslovacchia
7
2
4
13
8.
Germania dell’ovest
5
11
10
26
9.
Australia
5
7
5
17
10.
Gran Bretagna
5
5
3
13
11.
Polonia
5
2
11
18
12.
Romania
4
6
5
15
13.
ITALIA
3
4
9
16
14.
Kenya
3
4
2
9
15.
Messico
3
3
3
9
16.
Jugoslavia
3
3
2
8
17.
Olanda
3
3
1
7
18.
Bulgaria
2
4
3
9
19.
Iran
2
1
2
5
20.
Svezia
2
1
1
4
21.
Turchia
2
0
0
2
22.
Danimarca
1
4
3
8
23.
Canada
1
3
1
5
24.
Finlandia
1
2
1
4
25.
Etiopia
1
1
0
2
25.
Norvegia
1
1
0
2
27.
Nuova Zelanda
1
0
2
3
28.
Tunisia
1
0
1
2
29.
Venezuela
1
0
0
1
29.
Pakistan
1
0
0
1
31.
Cuba
0
4
0
4
32.
Austria
0
2
2
4
33.
Svizzera
0
1
4
5
34.
Mongolia
0
1
3
4
35.
Brasile
0
1
2
3
36.
Belgio
0
1
1
2
36.
Corea del Sud
0
1
1
2
36.
Uganda
0
1
1
2
39.
Giamaica
0
1
0
1
39.
Camerun
0
1
0
1
41.
Argentina
0
0
2
2
42.
Grecia
0
0
1
1
42.
India
0
0
1
1
42.
Taiwan (Taipei)
0
0
1
1

 

 

 

           Ventesima edizione:  1972 MONACO DI BAVIERA (Germania Occidentale)

Questa edizione che segna nuovi record di partecipazione sia per gli atleti (oltre 7000) che per le nazioni.

Se già nelle edizioni precedenti i Giochi avevano dovuto fare i conti con le inquietudini del mondo, all’alba del 5 settembre un gruppo di terroristi palestinesi del gruppo “Settembre nero” sfugge ad ogni controllo e si introduce nel Villaggio. L’obiettivo dei terroristi è la palazzina della squadra di Israele; nei momenti dell’irruzione restano uccisi un allenatore e un pesista israeliani, mentre altri nove atleti vengono presi in ostaggio. Seguono ore di angoscia, di trattative, con i terroristi che chiedono la liberazione di centinaia di prigionieri ad Israele in cambio della vita degli ostaggi. I Giochi vengono sospesi, la trattativa non si sblocca e i terroristi ottengono due elicotteri per essere trasferiti con gli atleti israeliani in un aeroporto militare da dove puntare verso l’estero. E’ qui che la vicenda ha il suo drammatico epilogo: i tiratori scelti dei poliziotti tedeschi aprono il fuoco quando i terroristi scendono dagli elicotteri, questi rispondono ed è una carneficina. Tutti gli ostaggi israeliani restano uccisi, oltre a cinque terroristi ed un poliziotto.

I Giochi si fermano per 34 ore, poi lo spettacolo va avanti. Una scelta, questa, che scatena numerose polemiche contro il presidente del CIO Avery Brundage. Bandiere a mezz’asta e cerimonie commemorative secondo molti non sono sufficienti, ma Brundage è irremovibile: i Giochi devono continuare.

Il nome che resta impresso accanto al simbolo di queste Olimpiadi è quello di Mark Spitz: è il primo atleta a vincere sette medaglie d’oro nella stessa Olimpiade.
Come sempre dallo stadio dell’atletica emergono tante figure di spicco. Tra coloro che stupiscono c’è una ragazzina della Germania Occidentale, la sedicenne Ulricke Meyfarth, la meno quotata dello squadrone teutonico nel salto in alto.

Ulricke però migliora il proprio record personale di ben 7 centimetri durante la gara olimpica e questo le vale l’oro e un primato mondiale eguagliato a 1.92

Dalla velocità arriva una grossa novità: il sovietico Valery Borzov intasca gli ori sia nei 100 che nei 200 metri, anche se nella gara breve è favorito dall’assenza di due americani, Hart e Robinson, che arrivano in ritardo alla partenza dei turni eliminatori e vedono, così, incredibilmente, svanire le proprie velleità.
Esaurito il regno di Vera Caslavska tocca alla sovietica Olga Korbut il trono della ginnastica. La 17enne Korbut è uno scricciolo di 38 chili che infatti si conquisterà il soprannome di Uccellino e che a Monaco intenerisce il pubblico con un pianto a dirotto per una caduta alle parallele asimmetriche. Ma la piccola ginnasta sovietica conquista anche per le innovazioni tecniche che porta, con nuove difficoltà nelle evoluzioni che le valgono la bellezza di 3 medaglie d’oro e una d’argento

Mark Phillips è nella squadra che vince l’oro del concorso completo e qualche anno dopo entrerà nella famiglia reale britannica sposando la principessa Anna.
Passa alla storia subito, invece, la finale del torneo di basket: a contendersi l’oro sono USA e URSS in una partita serratissima che si risolve all’ultimo secondo quando il sovietico Belov infila il canestro che vale il sorpasso sui 51 a 50; per gli americani è la prima sconfitta nel basket olimpico dal 1932.

L’Italia risale parzialmente la corrente rispetto alla delusione messicana: una ragazza veneta, Novella Calligaris vince più medaglie anche se non d’oro.

La piscina regala ancora lo spettacolo di Klaus Dibiasi, il bolzanino autentico mattatore dalla piattaforma, dove conferma il titolo di Città del Messico. Al suo fianco cresce Giorgio Cagnotto, che è 3° dalla piattaforma e 2° dal trampolino.

C’è anche il ritorno della scherma a far lievitare il bottino: la veneziana Antonella Ragno conquista, dopo una lunga carriera, un inatteso oro nel fioretto a cui si aggiunge quello degli sciabolatori.

Oro anche nel tiro con Angelo e nell’equitazione con Graziano Mancinelli nel concorso ostacoli individuale.

Belle medaglie arrivano dall’atletica, tra le quali, nei 200 metri , esplode un giovane pugliese che tanto farà parlare, si chiama Pietro Mennea e conquista il bronzo.

 

MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Unione Sovietica
50
27
22
99
2.
Stati Uniti
33
31
30
94
3.
Germania Est
20
23
23
66
4.
Germania dell’ovest
13
11
16
40
5.
Giappone
13
8
8
29
6.
Australia
8
7
2
17
7.
Polonia
7
5
9
21
8.
Ungheria
6
13
16
35
9.
Bulgaria
6
10
5
21
10.
ITALIA
5
3
10
18
11.
Svezia
4
6
6
16
12.
Gran Bretagna
4
5
9
18
13.
Romania
3
6
7
16
14.
Finlandia
3
1
4
8
14.
Cuba
3
1
4
8
16.
Olanda
3
1
1
5
17.
Francia
2
4
7
13
18.
Cecoslovacchia
2
4
2
8
19.
Kenya
2
3
4
9
20.
Jugoslavia
2
1
2
5
21.
Norvegia
2
1
1
4
22.
Corea del Nord
1
1
3
5
23.
Nuova Zelanda
1
1
1
3
24.
Uganda
1
1
0
2
25.
Danimarca
1
0
0
1
26.
Svizzera
0
3
0
3
27.
Canada
0
2
3
5
28.
Iran
0
2
1
3
29.
Grecia
0
2
0
2
29.
Belgio
0
2
0
2
31.
Austria
0
1
2
3
31.
Colombia
0
1
2
3
33.
Argentina
0
1
0
1
33.
Corea del Sud
0
1
0
1
33.
Libano
0
1
0
1
33.
Messico
0
1
0
1
33.
Mongolia
0
1
0
1
33.
Pakistan
0
1
0
1
33.
Tunisia
0
1
0
1
33.
Turchia
0
1
0
1
41.
Etiopia
0
0
2
2
41.
Brasile
0
0
2
2
43.
Spagna
0
0
1
1
43.
Ghana
0
0
1
1
43.
Nigeria
0
0
1
1
43.
Niger
0
0
1
1
43.
Giamaica
0
0
1
1
43.
India
0
0
1
1

 

 

 

                     Ventunesima edizione:   1976 MONTREAL (Canada)

Con questa edizione inizia un trittico di Olimpiadi dominate dalla politica e dai boicottaggi. Questi in particolare sono Giochi in cui alla vigilia si susseguono polemiche, annunci di ritiri, scioperi e tutto si completa poi con un’indispensabile ma oppressiva azione di controllo militare per scongiurare il pericolo di nuovi attentati.

Montreal segna una nuova avanzata del gentil sesso, cui sono aperte nuove gare come pallacanestro e pallamano.

Ma stavolta è una ragazzina a catalizzare le più grandi attenzioni: è la quattordicenne Nadia Comaneci, che non conquista sequenze di medaglie mai viste, ma sbalordisce per la perfezione assoluta dei propri esercizi.

La Comaneci incanta alle parallele e per la prima volta nella storia la giuria assegna un 10.00, un punteggio mai visto e che non si riesce neanche a scrivere sul tabellone elettronico che ha solo tre cifre perché non si riteneva possibile l’eventualità di un 10.00. Così compare uno strano 1.00 che scatena l’ovazione del pubblico. Ma la piccola Comaneci regala altre 6 volte il 10.00 durante i Giochi canadesi, diventando un autentico fenomeno. Alla fine si aggiudica tre ori, parallele, trave e concorso completo, oltre ad un argento e ad un bronzo.

L’assenza dei paesi africani toglie un po’ di spessore alla kermesse dell’atletica, che vive comunque sulle imprese di almeno un paio di campioni straordinari.

L’uomo nuovo, quello che colpisce maggiormente l’immaginario collettivo, è il cubano Alberto Juantorena che si guadagna il soprannome di El Caballo e diventa un simbolo per l’intera nazione caraibica. Juantorena è uno specialista dei 400 metri che si è avvicinato da poco anche agli 800.

L’altro uomo d’oro dell’atletica è Lasse Viren, il fondista finlandese già campione  a Monaco. Viren è reduce da un periodo deludente, ma improvvisamente a Montreal ritrova se stesso e ripete la doppietta 5000-10000, primo uomo a riuscirci.

Il nuovo è rappresentato invece dall’immenso Edwin Moses, l’uomo che segna la storia dei 400 ostacoli. Moses vince e segna il suo primo record mondiale, iniziando una decennale striscia di imbattibilità che ne farà una vera leggenda.

A Montreal prende sempre più corpo la forza dello squadrone tedesco orientale, soprattutto al femminile. E’ un dominio che cade tra gli anni Settanta e Ottanta e che lascia qualche dubbio, con sospetti di una vera e propria macchina da doping nazionale, ma che lancia comunque delle atlete dalla classe inequivocabile. Prima fra tutte è la nuotatrice Kornelia Ender, una 17enne che fa coppia con l’altro campione Roland Matthes e che sembra una Spitz al femminile. La Ender vince infatti 4 ori con altrettanti record del mondo, scendendo in piscina continuamente.

Per gli azzurri Montreal rappresenta il punto più basso della storia olimpica. Solo due medaglie d’oro, davvero una miseria rispetto ai carnieri conquistati solo poche edizioni prima.

L’uomo copertina è ancora l’immenso Klaud Dibiasi, che nonostante sia reduce da un infortunio ai tendini e sia ormai alla fine di una logorante carriera, tiene a bada un giovanissimo americano destinato a raccoglierne l’eredità sul trono dei tuffi, Greg Louganis.

Il secondo oro lo conquista lo schermidore veneziano Fabio Dal Zotto, che rifila un 5-1 nella finale del fioretto al favorito russo Romankov e conquista anche l’argento a squadre e la scherma porta pure l’argento della Collino nel fioretto e della squadra di sciabola maschile.

Meritano la citazione anche i fratelli D’Inzeo che lasciano l’avventura olimpica iniziata nel lontanissimo ’48. Senza medaglie, ma la loro longevità è un record per lo sport italiano.

 

MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Unione Sovietica
49
41
35
125
2.
Germania Est
40
25
25
90
3.
Stati Uniti
34
35
25
94
4.
Germania dell’ovest
10
12
17
39
5.
Giappone
9
6
10
25
6.
Polonia
7
6
13
26
7.
Bulgaria
6
9
7
22
8.
Cuba
6
4
3
13
9.
Romania
4
9
14
27
10.
Ungheria
4
5
13
22
11.
Finlandia
4
2
0
6
12.
Svezia
4
1
0
5
13.
Gran Bretagna
3
5
5
13
14.
ITALIA
2
7
4
13
15.
Francia
2
3
4
9
16.
Jugoslavia
2
3
3
8
17.
Cecoslovacchia
2
2
4
8
18.
Nuova Zelanda
2
1
1
4
19.
Corea del Sud
1
1
4
6
20.
Svizzera
1
1
2
4
21.
Corea del Nord
1
1
0
2
21.
Giamaica
1
1
0
2
21.
Norvegia
1
1
0
2
24.
Danimarca
1
0
2
3
25.
Messico
1
0
1
2
26.
Trinidad e Tobago
1
0
0
1
27.
Canada
0
5
6
11
28.
Belgio
0
3
3
6
29.
Olanda
0
2
3
5
30.
Portogallo
0
2
0
2
30.
Spagna
0
2
0
2
32.
Australia
0
1
4
5
33.
Iran
0
1
1
2
34.
Mongolia
0
1
0
1
34.
Venezuela
0
1
0
1
36.
Brasile
0
0
2
2
37.
Pakistan
0
0
1
1
37.
Portorico
0
0
1
1
37.
Thailandia
0
0
1
1
37.
Austria
0
0
1
1
37.
Bermuda
0
0
1
1

 

 

 

                       Ventiduesima edizione:  1980 MOSCA (URSS)

Anche nel 1980 è la politica a dominare già da molti mesi prima dell’inizio dei Giochi. Del resto la città scelta per ospitare l’edizione del 1980 è Mosca e vista la situazione internazionale non può che innescare una serie di proteste e discussioni che portano a boicottaggi più o meno evidenti.

Il movente stavolta è l’Afghanistan: nel dicembre del ’79 il regime sovietico ha ordinato l’invasione di questo paese già distrutto da una lunga guerra civile per sostenere il governo comunista contro i nazionalisti musulmani.

Anche in Italia le discussioni sono complesse: il governo vorrebbe il boicottaggio, ma la parola finale spetta al CONI che decide invece di partire con una soluzione un po’ arrangiata. Non ci sono infatti la bandiera e l’inno nazionali, sostituiti da quelli olimpici, e gli atleti appartenenti a corpi militari debbono restare a casa.

Anche in America la disputa tra il presidente Carter e il Comitato Olimpico crea qualche imbarazzo, ma alla fine i dirigenti sportivi sono costretti ad allinearsi alle scelte della Casa Bianca e nasce così un’Olimpiade senza americani. Oltre agli Stati Uniti aderiscono al boicottaggio anche la Germania Ovest, la Norvegia, il Canada, il Giappone, il Kenya, l’Arabia, il Marocco, per un totale di ben 60 paesi su 141 facenti parte il CIO che rinunciano alle Olimpiadi di Mosca. Non c’è neanche la Cina che è da poco rientrata nel CIO, dopo esserne uscita negli anni Cinquanta per protestare contro l’ammissione di Taiwan. Con una soluzione simile a quella italiana arrivano invece a Mosca Francia e Gran Bretagna.

Con il pur leggero favore del dimezzamento della concorrenza l’Italia è tra le grandi protagoniste nell’atletica, con un tris d’oro. La caratura di queste medaglie resta però elevatissima perché a conquistarle sono campioni che segnano un’epoca nelle rispettive specialità imponendosi a livello mondiale per molti anni.

Il primo è Pietro Mennea: lo sprinter pugliese ha stabilito l’anno prima il record del mondo dei 200 metri a Città del Messico con un 19.72 che resisterà per quasi vent’anni; qui vince i 200.

Sara Simeoni, la regina del salto in alto, che è tra le pochissime a spezzare il dominio delle misteriose donne dell’est nell’atletica. Anche lei è a Mosca con il record del mondo, stabilito a Brescia nel ’78. In finale si trovano in 3 in gara alla quota di 1.97: la Simeoni, la polacca Kielan e la tedesca Kirst. Un salto buono può valere l’oro ed è la veronese a trovarlo al secondo tentativo, mentre le avversarie continuano a sbagliare. Il suo oro è il secondo nella storia olimpica italiana nell’atletica femminile dopo quello di Ondina Valla a Berlino ’36.

Il 3° oro azzurro nell’atletica lo porta via da Mosca il marciatore piemontese Maurizio Damilano nella 20 km.

A Mosca la rappresentativa italiana, senza bandiera e inno, si fa grande onore tornando a casa con un medagliere che fa dimenticare il disastro di Montreal.

C’è il boicottaggio che riduce gli avversari, ma anche tra i nostri c’è chi deve restare a casa: ricordate la storia degli atleti dei corpi militari che sono costretti a non andare a Mosca? Tra di essi ci sono anche diversi possibili medaglisti, come il pentatleta Daniele Masala che dovrà aspettare Los Angeles per coronare il suo sogno olimpico.

Un pugile napoletano, Patrizio Oliva,  si impone nei superleggeri dimostrando un’eccellente classe che farà fruttare anche tra i pro.

Nel judo Ezio Gamba si aggiudica il titolo dei pesi leggeri con una scappatoia alle imposizioni pre-Giochi. Gamba è infatti un carabiniere e non potrebbe partire per Mosca, ma pur di essere ai Giochi si congeda dall’Arma pochi giorni prima della partenza ed il suo coraggio è premiato.

Oro anche per Claudio Pollio nella lotta libera e per Luciano Giovanetti nel tiro a volo. Quest’ultimo è spettatore, sul podio, di una scena curiosa, con la bandiera italiana che per errore sale sul pennone più alto al posto di quella olimpica.

Resta quasi al palo la scherma con appena un argento dalla squadra di sciabola.

MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Unione Sovietica
80
69
46
195
2.
Germania Est
47
37
42
126
3.
Bulgaria
8
16
17
41
4.
Cuba
8
7
5
20
5.
ITALIA
8
3
4
15
6.
Ungheria
7
10
15
32
7.
Romania
6
6
13
25
8.
Francia
6
5
3
14
9.
Gran Bretagna

7
9
21
10.
Polonia
3
14
15
32
11.
Svezia
3
3
6
12
12.
Finlandia
3
1
4
8
13.
Cecoslovacchia
2
3
9
14
14.
Jugoslavia
2
3
4
9
15.
Australia
2
2
5
9
16.
Danimarca
2
1
2
5
17.
Brasile
2
0
2
4
17.
Etiopia
2
0
2
4
19.
Svizzera
2
0
0
2
20.
Spagna
1
3
2
6
21.
Austria
1
2
1
4
22.
Grecia
1
0
2
3
23.
India
1
0
0
1
23.
Belgio
1
0
0
1
23.
Zimbabwe
1
0
0
1
26.
Corea del Nord
0
3
2
5
27.
Mongolia
0
2
2
4
28.
Tanzania
0
2
0
2
29.
Messico
0
1
3
4
30.
Olanda
0
1
2
3
31.
Irlanda
0
1
1
2
32.
Uganda
0
1
0
1
32.
Venezuela
0
1
0
1
34.
Giamaica
0
0
3
3
35.
Libano
0
0
1
1
35.
Guyana
0
0
1
1

 

 

 

 

                    Ventitreesima edizione:  1984  LOS ANGELES (Stati Uniti)

A quattro anni di distanza dal boicottaggio occidentale alle Olimpiadi di Mosca i sovietici rispondono con la stessa moneta in vista di Los Angeles ’84. Purtroppo è ancora la politica a dominare la vigilia dei Giochi che per la terza volta di fila debbono subire le mutilazioni dei boicottaggi.

Nonostante la mancanza dell’URSS si registra un nuovo record di paesi partecipanti, ben 140 (solo 19 non partecipano tra cui Cuba ed Etiopia) tra i quali spicca la Cina. Il gigante asiatico torna ai Giochi a cui mancava dal 1952: un chiaro segno dell’avvicinamento con gli americani iniziato negli anni Settanta. E i cinesi raccolgono subito buoni risultati con 32 medaglie complessive

Gli americani danno fin da subito l’idea dello sport-spettacolo e business che caratterizza queste Olimpiadi: si va ancora un passo più in là, con un’organizzazione che è ormai in mano a privati sostenuti da grandi sponsor ed il gioco sembra funzionare.

I Giochi trovano ben presto il protagonista indiscusso in Carl Lewis, un 23enne dell’Alabama che fa rivivere le gesta di Jesse Owens rivincendo le stesse gare del mitico campione di Berlino ’36. Lewis si guadagna l’apellativo di Figlio del vento; vince i 100 metri in 9.99, i 200 con uno strepitoso 19.80, il salto in lungo con 8.54 e la staffetta col primato mondiale di 37.83.

Attesissimo è Edwin Moses, già campione a Montreal 8 anni prima e appiedato a Mosca. Nel frattempo è diventato un autentico mito con una sequenza di vittorie iniziata nel 1977 e che si protrarrà fino al 1987 per la bellezza di 122 gare. Si è guadagnato anche il suo bel soprannome, il Profeta della solitudine, perché fa sempre gara a sé; vince i 400 a ostacoli anche a Los Angeles..

La spedizione azzurra a Los Angeles conquista una messe di medaglie assolutamente straordinaria, solo un po’ sminuita dal boicottaggio. Ben 3 ori arrivano dall’atletica: Alessandro Andrei, fiorentino, è oro nel peso con una serie di lanci regolarissimi su alti livelli. Alberto Cova chiude un ciclo di grandi vittorie iniziato con europei e mondiali vincendo i 10000 metri con una splendida accelerazione nell’ultimo giro. La sorpresa assoluta è Gabriella Dorio che nei 1500 metri è più forte della Melinte, già oro negli 800.

Nella scherma. Mauro Numa, carabiniere mestrino, è il mattatore con il doppio oro nel fioretto individuale e a squadre, con Cerioni che è bronzo. Nella sciabola la nostra squadra batte in finale la Francia, ma la vittoria individuale è del transalpino Lamour su Gianfranco Marin. Gli schermidori portano anche il bronzo con la spada maschile e con Dorina Vaccaroni nel fioretto.
E’ grande successo nel pentathlon: Daniele Masala ingaggia un finale spettacolare con lo svedese Rasmusson. Lo scandinavo nell’ultima prova, quella di corsa, supera Masala ormai in vista del traguardo ma all’ultima curva, sfinito, cade, e l’azzurro vince il suo meritato oro cui si aggiunge anche quello a squadre.

Una conferma arriva dal tiratore Luciano Giovanetti: il toscano è costretto ad uno spareggio dove sfodera una serie impeccabile di 24 centri ed è nuovamente campione. Altri ori dalla greco-romana con “Pollicino” Vincenzo Maenza nella categoria 48 kg, dal pugile Maurizio Stecca nei gallo, dal sollevatore di pesi Norberto Oberburger (massimi).

 

MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Stati Uniti
83
61
30
174
2.
Romania
20
16
17
53
3.
Germania dell’ovest
17
19
23
59
4.
Cina
15
8
9
32
5.
ITALIA
14
6
12
32
6.
Canada
10
18
16
44
7.
Giappone
10
8
14
32
8.
Nuova Zelanda
8
1
2
11
9.
Jugoslavia
7
4
7
18
10.
Corea del Sud
6
6
7
19
11.
Gran Bretagna
5
11
21
37
12.
Francia
5
7
16
28
13.
Olanda
5
2
6
13
14.
Australia
4
8
12
24
15.
Finlandia
4
2
6
12
16.
Svezia
2
11
6
19
17.
Messico
2
3
1
6
18.
Marocco
2
0
0
2
19.
Brasile
1
5
2
8
20.
Spagna
1
2
2
5
21.
Belgio
1
1
2
4
22.
Austria
1
1
1
3
23.
Kenya
1
0
2
3
23.
Portogallo
1
0
2
3
25.
Pakistan
1
0
0
1
26.
Svizzera
0
4
4
8
27.
Danimarca
0
3
3
6
28.
Giamaica
0
1
2
3
28.
Norvegia
0
1
2
3
30.
Portorico
0
1
1
2
30.
Nigeria
0
1
1
2
30.
Grecia
0
1
1
2
33.
Irlanda
0
1
0
1
33.
Colombia
0
1
0
1
33.
Egitto
0
1
0
1
33.
Costa d’Avorio
0
1
0
1
33.
Perù
0
1
0
1
33.
Siria
0
1
0
1
33.
Thailandia
0
1
0
1
40.
Turchia
0
0
3
3
40.
Venezuela
0
0
3
3
42.
Algeria
0
0
2
2
43.
Camerun
0
0
1
1
43.
Repubblica Dominicana
0
0
1
1
43.
Islanda
0
0
1
1
43.
Zambia

0
0
1
1
43.
Taiwan (Taipei)
0
0
1
1

 

 

 

                      Ventiquattresima edizione:   1988 SEUL (Corea del sud)

Finalmente nel 1988 si apre una nuova e luminosa era per le Olimpiadi. Ad ospitare i Giochi è la capitale della Corea del Sud e nella penisola asiatica si ritrovano a gareggiare tutti, o quasi, i paesi del mondo.

Sono Giochi universali anche dal punto di vista televisivo, anche grazie alle doti manageriali del presidente del CIO, lo spagnolo Juan Antonio Samaranch, che fa raggiungere all’evento una portata mediatica straordinaria.

La partecipazione raggiunge il tetto di 159 paesi con oltre 8000 atleti: manca la Corea del Nord, oltre a Cuba ed Etiopia e qualche microstato come le Seychelles.

I Giochi dominati dalla politica sembrano di colpo lontanissimi ed il mondo sembra riscoprire il fascino dell’avventura a cinque cerchi. Si può parlare di sport: la grande novità è il ritorno del tennis dopo 64 anni di assenza con tutto il suo carico di professionisti dai guadagni miliardari.

E’ un altro segno dei tempi, l’ipocrisia del dilettantismo ad ogni costo è ormai quasi definitivamente caduta e le ultime barriere si abbatteranno ai Giochi successivi quando sarà aperta la partecipazione anche ai campioni del basket NBA e ai ciclisti professionisti.
Messi finalmente da parte i problemi politici, a Seoul i Giochi si trovano a dover fare i conti con uno dei grandi mali dello sport moderno, il doping.

E’ vero che già in passato c’erano stati casi e squalifiche, anche di medagliati, e che i sospetti su certi atleti ed atlete si sprecavano, ma qui l’episodio è talmente grande che i Giochi di Seoul saranno abbinati proprio al fenomeno doping. Del resto l’atleta squalificato è il vincitore della gara più importante, i 100 metri dell’atletica e proprio su questa gara alla vigilia si era ammassata la grande attesa del mondo intero per la sfida tra Carl Lewis, il Figlio del Vento campione in carica, ed il fenomeno nuovo, il canadese Ben Johnson.

L’atleta ha fatto uso di stanozololo, uno steroide anabolizzante con il quale poi si saprà aver costruito per anni il proprio fisico muscolosissimo. La notizia fa il giro del mondo con una portata mediatica mai vista. L’oro passa a Carl Lewis che diventa così il primo uomo a confermarsi campione sui 100 metri e con la cancellazione di tutti i record di Johnson il tempo di 9.92 stabilito a Seoul da Lewis è il nuovo primato mondiale.

Tra le gare più avvincenti dell’atletica è senz’altro la tradizionale maratona che chiude i Giochi e che per la prima volta vede il trionfo di un italiano, il veneto Gelindo Bordin.
A Seoul arriva anche il momento di Sergey Bubka, il monumento del salto con l’asta che ha cambiato la storia di questa disciplina con il suo mix di tecnica e velocità. A Seoul Bubka deve sudarsi fino in fondo il sospirato oro olimpico con un salto conclusivo a 5.90.

Tra le stelle in terra coreana splende ancora quella di Greg Louganis. Il tuffatore americano vive un dramma nella gara del trampolino: durante le eliminatorie sbatte violentemente la testa contro il trampolino stesso causandosi una profonda ferita che insanguina l’acqua. Alla finale Louganis si presenta partendo dal 3° posto per l’errore del giorno precedente e nonostante l’infortunio dà spettacolo recuperando la vetta della classifica e vincendo un altro oro. Più semplice è invece l’affermazione dalla piattaforma: i Giochi possono così salutare il più grande tuffatore di tutti i tempi.

Le barriere cadono ovunque nel mondo sul finire del decennio ed anche le Olimpiadi nel loro piccolo proseguono nella svolta verso l”apertura ai professionisti.  Nell’88 è la volta del tennis. Tra le donne la tedesca Staffi Graf completa una stagione da favola che l’ha vista completare il Grande Slam: qui batte la sua rivale storica, l’argentina Sabatini.

Dopo i ricchissimi carnieri di Mosca e Los Angeles l’Italia torna a misurarsi col mondo intero e chiaramente il medagliere non può essere numericamente lo stesso. Ne esce comunque una bella Italia, che porta via medaglie pregiate soprattutto negli sport di fatica, come con Bordin e  i soliti fratelli Abbagnale. Il 4° oro è quello del pugile Giovanni Parisi, calabrese peso puma che regala lampi di classe.

Molto più sudata la vittoria del fiorettista Stefano Cerioni che inizia male, è costretto ai ripescaggi, ma poi arriva fino in fondo e vince l’oro. Due bronzi arrivano dalla scherma con Giovani Scalzo nella sciabola e la squadra della stessa arma.

L’ultimo dei sei ori azzurri è di Vincenzo Maenza, il piccolo lottatore che si riconferma nella greco romana.

Vano malissimo, invece, il ciclismo ed il calcio, umiliato nel girone eliminatorio dai dilettanti dello Zambia per 4-0.

 

MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Unione Sovietica
55
31
46
132
2.
Germania Est
37
35
30
102
3.
Stati Uniti
36
31
27
94
4.
Corea del Sud
12
10
11
33
5.
Germania dell’ovest
11
14
15
40
6.
Ungheria
11
6
6
23
7.
Bulgaria
10
12
13
35
8.
Romania
7
11
6
24
9.
Francia
6
4
6
16
10.
ITALIA
6
4
4
14
11.
Cina
5
11
12
28
12.
Gran Bretagna
5
10
9
24
13.
Kenya
5
2
2
9
14.
Giappone
4
3
7
14
15.
Australia
3
6
5
14
16.
Jugoslavia
3
4
5
12
17.
Cecoslovacchia
3
3
2
8
18.
Nuova Zelanda
3
2
8
13
19.
Canada
3
2
5
10
20.
Polonia
2
5
9
16
21.
Norvegia
2
3
0
5
22.
Olanda
2
2
5
9
23.
Danimarca
2
1
1
4
24.
Brasile
1
2
3
6
25.
Spagna
1
1
2
4
25.
Finlandia
1
1
2
4
27.
Turchia
1
1
0
2
28.
Marocco
1
0
2
3
29.
Austria
1
0
0
1
29.
Suriname

1
0
0
1
29.
Portogallo
1
0
0
1
32.
Svezia
0
4
7
11
33.
Svizzera
0
2
2
4
34.
Giamaica
0
2
0
2
35.
Argentina
0
1
1
2
36.
Antille Olandesi
0
1
0
1
36.
Cile
0
1
0
1
36.
Costarica
0
1
0
1
36.
Indonesia
0
1
0
1
36.
Iran
0
1
0
1
36.
Isole Vergini
0
1
0
1
36.
Senegal
0
1
0
1
36.
Perù
0
1
0
1
44.
Messico
0
0
2
2
44.
Belgio
0
0
2
2
46.
Colombia
0
0
1
1
46.
Gibut
0
0
1
1
46.
Mongolia
0
0
1
1
46.
Grecia
0
0
1
1
46.
Filippine
0
0
1
1
46.
Pakistan
0
0
1
1
46.
Thailandia
0
0
1
1

Venticinquesima edizione:   1992  BARCELLONA (Spagna)

La catalana Barcellona consegna alla storia un’edizione avvincente, universale come mai era avvenuto e arricchita dall’entusiasmo travolgente del pubblico spagnolo.

Il periodo storico d’altronde è foriero di cambiamenti a livello mondiale e i Giochi, come sempre, sono specchio di quanto accade nel mondo. La nota più lieta è il ritorno del Sudafrica, dove finalmente è caduta la vergogna dell’apartheid. Anche l’Europa è stata scossa da numerosi eventi: la caduta del comunismo con la disgregazione dell’URSS, la riunificazione della Germania dopo il crollo del Muro di Berlino, le guerre in Jugoslavia. Per la Germania è l’occasione di ripresentarsi con un’unica rappresentativa, mentre l’ormai dissolta URSS è qui sostituita dalla Comunità degli Stati Indipendenti. Si vedono quindi bandiere ucraine, bielorusse… che annunciano quella che è la nuova realtà. Per la Jugoslavia invece la situazione è più complessa: Croazia, Bosnia e Slovenia gareggiano normalmente, mentre alla Serbia, soggetta a sanzioni ONU per l’aggressione a Croazia e Bosnia, viene concesso di far partecipare i propri atleti nelle prove individuali sotto la bandiera del CIO. Si segnala anche il ritorno di Cuba, assente nelle ultime due edizioni, così come quello dell’Etiopia.

Anche a livello più propriamente sportivo le novità sono molte: entrano nel programma il judo femminile, il badminton ed il baseball. Quest’ultimo era stato presente ben 6 volte ai precedenti Giochi ma sempre come sport dimostrativo, cioè senza entrare nel medagliere ufficiale. A tal proposito il CIO decide che d’ora in poi non ci saranno più sport dimostrativi: o dentro al 100% o niente

Se in molti sport i giochino con cui si costruiscono squadre formate dai più forti giocatori di sempre sono destinati a rimanere nei sogni, a Barcellona gli appassionati di basket hanno la fortuna di vedere realizzata l’utopia. Il CIO apre infatti le porte ai professionisti della NBA e gli Stati Uniti allestiscono una squadra a cui rispondono presente tutti i più grandi campioni di una generazione forse irripetibile. Ci sono “Magic” Johnson, Michael Jordan, Charles Barkley, Larry Bird, che qui chiude la carriera, e molti altri. L’attesa per lo spettacolo di questo che viene subito definito il “Dream Team” è altissima e viene ripagata appieno. Con numeri incredibili i fenomeni americani conquistano vittorie ed applausi, lasciando gli avversari sempre a più di 30 punti di distanza. In finale tocca alla Croazia fare da sparring-partner con 33 punti di differenza.

Tra le tante belle gare di atletica che vanno in scena a Barcellona spicca quella dei 10000 femminili che acquista un significato ben più ampio di quello agonistico. Ad attaccare poco dopo metà gara è la sudafricana bianca Elana Meyer a cui si aggrega la giovanissima etiope Derartu Tulu. La Tulu resta in scia alla sudafricana fino quasi all’ultimo giro, quando piazza il suo cambio di ritmo al quale la Meyer non può più controbattere. E’ lo scatto verso l’oro: una volta tagliato il traguardo la Tulu attende la Meyer e insieme le due compiono il giro di pista per raccogliere l’applauso del pubblico. Una bianca sudafricana e una ragazza dell’Africa nera che festeggiano insieme subito dopo la caduta dell’apartheid: un simbolo di speranza per l’Africa del futuro.

Dalla ginnastica emerge una delle più grandi star di sempre, il bielorusso Vitaly Scherbo, che gareggia sotto le insegne della CSI. Scherbo è il ginnasta più completo che si sia mai visto ed i suoi esercizi sono al limite della perfezione agli anelli come al volteggio e agli altri attrezzi. Conquista 6 medaglie d’oro di cui 4 nella stessa giornata, un poker mai verificatosi in tutta la storia dei Giochi.
I tuffi celebrano una ragazzina cinese, Fu Mingxia, che ad appena 13 anni vince dalla piattaforma. E’ un vero prodigio: l’anno prima ha vinto già il Mondiale diventando la più giovane atleta a vincere un titolo Mondiale nella storia di tutti gli sport.

Sono 19 le medaglie italiane a Barcellona, di cui 6 d’oro. Sono le stesse vittorie di Seoul ma con un maggior numero di podi.

Anche l’Italia nel suo piccolo porta alla ribalta la sua squadra dei sogni a Barcellona, quella del fioretto femminile che, guidata da Giovanna Trillini, inizia una striscia di vittorie imbarazzanti. A rendere più importante l’impresa della ragazza jesina è il fatto che deve gareggiare con un tutore per un infortunio al ginocchio, ma questo non le impedisce di tirare fuori il suo mix di classe e agonismo. E’ suo il doppio oro, nell’individuale e nella gara a squadre con Vaccaroni, Bianchedi, Bortolozzi e Zalaffi. Gli uomini invece debbono accontentarsi di un argento con Marin nella sciabola.

MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Comunità Stati Indipendenti
45
38
29
112
2.
Stati Uniti
37
34
37
108
3.
Germania
33
21
28
82
4.
Cina
16
22
16
54
5.
Cuba
14
6
11
31
6.
Spagna
13
7
2
22
7.
Corea del Sud
12
5
12
29
8.
Ungheria
11
12
7
30
9.
Francia
8
5
16
29
10.
Australia
7
9
11
27
11.
Canada
7
4
7
18
12.
ITALIA
6
5
8
19
13.
Gran Bretagna
5
3
12
20
14.
Romania
4
6
8
18
15.
Cecoslovacchia
4
2
1
7
16.
Corea del Nord
4
0
5
9
17.
Giappone
3
8
11
22
18.
Bulgaria
3
7
6
16
19.
Polonia
3
6
10
19
20.
Olanda
2
6
7
15
21.
Kenya
2
4
2
8
22.
Norvegia
2
4
1
7
23.
Turchia
2
2
2
6
24.
Indonesia
2
2
1
5
25.
Brasile
2
1
0
3
26.
Grecia
2
0
0
2
27.
Svezia
1
7
4
12
28.
Nuova Zelanda
1
4
5
10
29.
Finlandia
1
2
2
5
30.
Danimarca
1
1
4
6
31.
Marocco
1
1
1
3
32.
Irlanda
1
1
0
2
33.
Etiopia
1
0
2
3
34.
Estonia
1
0
1
2
34.
Algeria
1
0
1
2
34.
Lituania
1
0
1
2
37.
Svizzera
1
0
0
1
38.
Nigeria
0
3
1
4
38.
Giamaica
0
3
1
4
40.
Lettonia
0
2
1
3
41.
Namibia

0
2
0
2
41.
Sud Africa
0
2
0
2
41.
Austria
0
2
0
2
44.
Belgio

0
1
2
3
44.
Croazia
0
1
2
3
44.
Partecipazione Individuale

1
2
3
44.
Iran
0
1
2
3
48.
Israele
0
1
1
2
49.
Taiwan (Taipei)
0
1
0
1
49.
Peru
0
1
0
1
49.
Messico
0
1
0
1
52.
Mongolia
0
0
2
2
52.
Slovenia
0
0
2
2
54.
Portorico
0
0
1
1
54.
Qatar
0
0
1
1
54.
Suriname
0
0
1
1
54.
Thailandia
0
0
1
1
54.
Malaysia
0
0
1
1
54.
Filippine
0
0
1
1
54.
Pakistan
0
0
1
1
54.
Ghana

0
0
1
1
54.
Colombia
0
0
1
1
54.
Bahamas
0
0
1
1
54.
Argentina
0
0
1
1

 

 

 

                          Ventiseiesima edizione:  1996 Atlanta (Stati Uniti)

Le olimpiadi arrivano al loro Centenario: un evento storico che sembrerebbe naturale festeggiare là dove i Giochi hanno visto la luce, dove affondano nel mito e dove sono risorti con l’edizione di Atene 1896. E la capitale greca sarebbe la grande favorita della corsa tra le candidate, ma nell’estate del 1989 esce il nome di Atlanta che suscita qualche malumore.

La capitale della Georgia è la città della Coca-Cola, uno degli sponsor che più si sono legati ai Giochi Olimpici e lo sgarbo è fin troppo chiaro. Al momento di scegliere tra la storia, la poesia, i valori tradizionali delle Olimpiadi o il freddo monetizzare di certe logiche dello sport moderno il CIO sceglie il secondo. Non è una decisione felice: l’organizzazione americana non è all’altezza, trasporti e manifestazioni sono approssimativi e caotici, ma soprattutto non c’è atmosfera.

Per fortuna ci sono anche i campioni e le loro storie. La più straordinaria è quella di un ormai ex atleta, Muhammed Alì: Il mitico pugile oro a Roma nel ’60 è il prescelto per l’accensione del braciere. Alì è da anni affetto dal morbo di Parkinson e la sua figura tremante che accende il simbolo dei Giochi è una delle immagini più emozionanti della storia olimpica.

Ad Atlanta lo scenario internazionale presenta ancora grandi novità: le nazioni dell’ex Unione Sovietica gareggiano ognuna per conto proprio, torna a pieno titolo la Jugoslavia ormai ridotta a Serbia e Montenegro e si presenta anche una rappresentativa della Palestina.

Per la prima volta tutti i Comitati Olimpici Nazionali riconosciuti dal CIO si presentano ai Giochi.

Ad Atlanta si consuma l’ultimo atto della carriera per uno dei più grandi di sempre, Carl Lewis. Negli anni è passato da “Figlio del vento” a “King Carl” ed ormai 35enne ha perso quel po’ di competitività negli sprint. Lewis non riesce così a qualificarsi per i 100 e 200 metri, ma stacca il biglietto per il lungo, dove è campione da Los Angeles ’84 e può inseguire il poker riuscito solo al discobolo Al Oerter. Lewis fa un po’ fatica ad entrare in finale ma poi riesce a piazzare un bell’8.50 che mette tutto a posto e gli consegna il 9° oro olimpico di una carriera impareggiabile.

L’uomo che catalizza gran parte delle attenzioni nel nuoto è il russo Alexandre Popov. Già campione di 50 e 100 stile libero a Barcellona, Popov ripete qui la storica impresa oltre a guadagnare due argenti nelle staffette: era dal 1928 con Weismuller che nessuno vinceva per due volte i 100 metri. Poche settimane dopo i Giochi la vita di Popov ha una svolta drammatica: a Mosca viene accoltellato in maniera gravissima da un venditore di cocomeri. Miracolosamente il campione saprà tornare in piscina come se niente fosse accaduto e a conquistare il titolo mondiale dei 100 nel ’98.

L’apertura al professionismo si amplia stavolta anche la ciclismo e questo permette di vedere negli albi d’oro olimpici dei nomi celeberrimi. Uno su tutti quello di Miguel Indurain, lo spagnolo che di fatto chiude qui il suo ciclo di vittorie.
Un altro dei tratti caratterizzanti di questi Giochi è il gran numero di nazioni che riescono a salire sul podio, ben 79 di cui 53 conquistano almeno un oro. Anche la minuscola Tonga riesce a conquistare una medaglia.

Questa di Atlanta è un’Olimpiade davvero straordinaria per gli azzurri. Nonostante il panorama più universale di sempre, le medaglie piovono da ogni parte, anche in sport insospettabili.

L’uomo copertina stavolta è Yuri Chechi. Il Signore degli anelli, dopo l’infortunio pre-Barcellona, ha la sua grande occasione. Il ginnasta di Prato è ormai pluridecorato agli anelli tra titolo mondiali ed europei vince agli anelli un 9.887 eloquente.
Dopo il ciclismo, l’altro forziere storico, la scherma, non delude le attese. Il fioretto femminile è più forte che mai con l’arrivo dell’altra fantastica jesina Valentina Vezzali a far compagnia alla Trillini. Eppure nell’individuale le due azzurre si fanno infilare dalla rumena Badea che le relega ai due gradini bassi del podio, ma nella gara a squadre arriva la riscossa.

E’ una prova in cui l’Italia deve cambiare in corsa per un grave infortunio a Diana Bianchedi sostituita da Francesca Bortolozzi, ma che si trasforma ugualmente in un trionfo. Anche le spadiste salgono sul podio con un argento, ma il capolavoro lo firmano gli uomini nella stessa spada. Sandro Cuomo, Angelo Mazzoni, Maurizio Randazzo, completano un lungo ciclo di vittorie con l’unico alloro mancante, quello olimpico, al termine di una finale accesissima con la Russia. L’altro oro della scherma lo porta il pisano Alessandro Puccini nel fioretto, mentre gli sciabolatori conquistano un bronzo.
MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Stati Uniti

44
32
25
101
2.
Russia

26
21
16
63
3.
Germania

20
18
27
65
4.
Cina

16
22
12
50
5.
Francia

15
7
15
37
6.
ITALIA

13
10
12
35
7.
Australia

9
9
23
41
8.
Cuba

9
8
8
25
9.
Ucraina

9
2
12
23
10.
Corea del Sud

7
15
5
27
11.
Polonia

7
5
5
17
12.
Ungheria

7
4
10
21
13.
Spagna

5
6
6
17
14.
Romania

4
7
9
20
15.
Olanda

4
5
10
19
16.
Grecia

4
4
0
8
17.
Repubblica Ceca

4
3
4
11
18.
Svizzera

4
3
0
7
19.
Danimarca

4
1
1
6
19.
Turchia

4
1
1
6
21.
Canada

3
11
8
22
22.
Bulgaria

3
7
5
15
23.
Giappone

3
6
5
14
24.
Kazakstan

3
4
4
11
25.
Brasile

3
3
9
15
26.
Nuova Zelanda

3
2
1
6
27.
Sud Africa

3
1
1
5
28.
Irlanda

3
0
1
4
29.
Svezia

2
4
2
8
30.
Norvegia

2
2
3
7
31.
Belgio

2
2
2
6
32.
Nigeria

2
1
3
6
33.
Corea del Nord

2
1
2
5
34.
Algeria

2
0
1
3
34.
Etiopia

2
0
1
3
36.
Gran Bretagna

1
8
6
15
37.
Bielorussia

1
6
8
15
38.
Kenya

1
4
3
8
39.
Giamaica

1
3
2
6
40.
Finlandia

1
2
1
4
41.
Indonesia

1
1
2
4
41.
Jugoslavia

1
1
2
4
43.
Iran

1
1
1
3
43.
Slovacchia

1
1
1
3
45.
Croazia

1
1
0
2
45.
Armenia

1
1
0
2
47.
Thailandia

1
0
1
2
47.
Portogallo

1
0
1
2
49.
Siria

1
0
0
1
49.
Burundi

1
0
0
1
49.
Costarica

1
0
0
1
49.
Hong Kong

1
0
0
1
49.
Ecuador

1
0
0
1
54.
Argentina

0
2
1
3
55.
Slovenia

0
2
0
2
55.
Namibia

0
2
0
2
57.
Austria

0
1
2
3
58.
Malaysia

0
1
1
2
58.
Moldova

0
1
1
2
58.
Uzbekistan

0
1
1
2
61.
Zambia

0
1
0
1
61.
Lettonia

0
1
0
1
61.
Filippine

0
1
0
1
61.
Tonga

0
1
0
1
61.
Taiwan (Taipei)

0
1
0
1
61.
Azerbaijan

0
1
0
1
61.
Bahamas

0
1
0
1
68.
Georgia

0
0
2
2
68.
Trinidad e Tobago

0
0
2
2
68.
Marocco

0
0
2
2
71.
Lituania

0
0
1
1
71.
Messico

0
0
1
1
71.
Mongolia

0
0
1
1
71.
Mozambico

0
0
1
1
71.
Tunisia

0
0
1
1
71.
Portorico

0
0
1
1
71.
India

0
0
1
1
71.
Israele

0
0
1
1
71.
Uganda

0
0
1
1

 

 

 

 

 

 

 

                      Ventisettesima edizione:   2000 SIDNEY (Australia)

Per la seconda volta nella sua storia i Giochi Olimpici arrivano in Australia: dopo Melbourne ’56 è la volta di Sidney 2000.

Sono Giochi tranquilli dal punto di vista politico.

Le gare salgono a 300 con gli ingressi del triathlon e del taekwondo, un’arte marziale già vista sotto i cinque cerchi a titolo dimostrativo. Arrivano anche il sollevamento pesi ed il pentathlon al femminile.
C’è grande attenzione per i controlli antidoping, che vengono intensificati.

Le Olimpiadi di Sidney si aprono all’insegna della riconciliazione tra gli aborigeni australiani e i colonizzatori europei.

Su Cathy Freeman si riversa un’attesa spasmodica da parte di tutta l’Australia: è la grande favorita dei 400 metri e può essere la prima aborigena australiana a vincere un oro olimpico. E la Freeman non delude. Fasciata da una tuta che la avvolge dalla testa ai piedi, la Freeman raccoglie per il tradizionale giro d’onore la bandiera dell’Australia ma anche quella degli aborigeni.

La tuta da marziano è simile a quella di Cathy Freeman, il fisico invece è quello di un ragazzone australiano di quasi 18 anni che batte un record dietro l’altro e che risponde al nome di Ian Thorpe. Thorpe, condannato a vincere con imprese degne della sua tuta aliena, in una nazione dove il nuoto è lo sport nazionale, riesce a vincere solo a metà.

Possibile vincere 3 ori nell’atletica ed essere parzialmente delusi? Si, se ci si chiama Marion Jones e prima dei Giochi si esterna con sicurezza la volontà di fare una cinquina.

A Sidney molti atleti hanno raggiunto dei record di vittorie straordinari, aggiudicandosi medaglie d’oro per la seconda, terza, quarta, addirittura quinta Olimpiade. Campione di questa categoria è sicuramente il canottiere inglese Steven Redgrave. Già oro a Los Angeles nel 1984, Redgrave è passato attraverso le Olimpiadi di Seul, Barcellona, dove fu anche portabandiera della squadra britannica, e Atlanta senza mai scendere dal gradino più alto del podio. A Sidney completa una cinquina da record vincendo nel 4 senza, davanti alla barca italiana per 4 decimi di secondo.

Nel canottaggio conquista il terzo alloro olimpico il nostro Agostino Abbagnale, il terzo fratello della celebre dinastia campana

La canoa azzurra ripropone l’ormai famosissimo Antonio Rossi con il fido Beniamino Bonomi. I due vincono nel K2 1000 con una gara di testa dall’inizio alla fine, poi quando sembra possibile la doppietta nella gara del K2 500 vengono traditi pochi minuti prima della partenza dalla rottura del poggiapiedi della loro canoa.

La scherma sfodera il Dream Team del fioretto femminile. La rumena Badea, che le aveva beffate ad Atlanta, viene spinta giù dal podio dalle jesine Valentina Vezzali, prima, e Giovanna Trillini, terza. La Vezzali in finale rifila un perentorio 15-5 alla malcapitata tedesca Koenig, poi le due trascinano l’Italia al terzo successo consecutivo nella gara a squadre. Anche gli spadisti doppiano l’oro di 4 anni prima dopo una finale emozionantissima con la Francia risolta solo all’ultima stoccata da Alfredo Rota, che sale sul podio con Milanoli, Mazzoni e Randazzo.

Nel torneo di basket, per poco, non si registra la sorpresa più clamorosa dei Giochi: le stelle americane della NBA, gli extraterrestri ritenuti imbattibili, rischiano l’eliminazione in semifinale per mano dei lituani. Il Dream Team a stelle e strisce è in vantaggio di appena due punti all’ultimo secondo. Il lituano Jasikevicius ha la palla del sorpasso, ma sbaglia il tiro da tre punti che estrometterebbe gli americani, che possono tirare un sospiro di sollievo.

Poi in finale la Francia oppone una resistenza più limitata e gli americani si impongono 85-72. Certo è che il Dream Team di Michael Jordan e Magic Johnson era un’altra cosa.

Alla vigilia dei Giochi auspicare per la squadra italiana un successo pari a quello straordinario di Atlanta sembra un eccesso di ottimismo, anche per le difficoltà economiche del CONI. Invece gli azzurri conquistano ben 34 medaglie, appena una in meno rispetto ad Atlanta e soprattutto l’inno di Mameli risuona per ben 13 volte.

Conquistano medaglie d’oro anche il judoka Maddaloni che commuove tutti col suo pianto a dirotto sul podio, la surfista Alessandra Sensini e la canoista Josefa Idem, tedesca di nascita e italiana per matrimonio.

 

MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Stati Uniti

40
24
33
97
2.
Russia

32
28
28
88
3.
Cina

28
16
15
59
4.
Australia

16
25
17
58
5.
Germania

13
17
26
56
6.
Francia

13
14
11
38
7.
ITALIA

13
8
13
34
8.
Olanda

12
9
4
25
9.
Cuba

11
11
7
29
10.
Gran Bretagna

11
10
7
28
11.
Romania

11
6
8
25
12.
Corea del Sud

8
10
10
28
13.
Ungheria

8
6
3
17
14.
Polonia

6
5
3
14
15.
Giappone

5
8
5
18
16.
Bulgaria

5
6
2
13
17.
Grecia

4
6
3
13
18.
Svezia

4
5
3
12
19.
Norvegia

4
3
3
10
20.
Etiopia

4
1
3
8
21.
Ucraina

3
10
10
23
22.
Kazakstan

3
4
0
7
23.
Bielorussia

3
3
11
17
24.
Canada

3
3
8
14
25.
Spagna

3
3
5
11
26.
Turchia

3
0
2
5
27.
Iran

3
0
1
4
28.
Repubblica Ceca

2
3
3
8
29.
Kenya

2
3
2
7
30.
Danimarca

2
3
1
6
31.
Finlandia

2
1
1
4
32.
Austria

2
1
0
3
33.
Lituania

2
0
3
5
34.
Azerbaijan

2
0
1
3
35.
Slovenia

2
0
0
2
36.
Svizzera

1
6
2
9
37.
Indonesia

1
3
2
6
38.
Slovacchia

1
3
1
5
39.
Messico

1
2
3
6
40.
Algeria

1
1
3
5
41.
Uzbekistan

1
1
2
4
42.
Jugoslavia

1
1
1
3
42.
Lettonia

1
1
1
3
44.
Bahamas

1
1
0
2
45.
Nuova Zelanda

1
0
3
4
46.
Thailandia

1
0
2
3
46.
Estonia

1
0
2
3
48.
Croazia

1
0
1
2
49.
Camerun

1
0
0
1
49.
Colombia

1
0
0
1
49.
Mozambico

1
0
0
1
52.
Brasile

0
6
6
12
53.
Giamaica

0
4
3
7
54.
Nigeria

0
3
0
3
55.
Sud Africa

0
2
3
5
55.
Belgio

0
2
3
5
57.
Argentina

0
2
2
4
58.
Taiwan (Taipei)

0
1
4
5
58.
Marocco

0
1
4
5
60.
Corea del Nord

0
1
3
4
61.
Trinidad e Tobago

0
1
1
2
61.
Moldova

0
1
1
2
61.
Arabia Saudita

0
1
1
2
64.
Irlanda

0
1
0
1
64.
Vietnam

0
1
0
1
64.
Uruguay

0
1
0
1
67.
Georgia

0
0
6
6
68.
Costarica

0
0
2
2
68.
Portogallo

0
0
2
2
70.
Qatar

0
0
1
1
70.
Sri Lanka

0
0
1
1
70.
Kuwait

0
0
1
1
70.
Kyrgyzstan

0
0
1
1
70.
Macedonia

0
0
1
1
70.
Cile

0
0
1
1
70.
Armenia

0
0
1
1
70.
Barbados

0
0
1
1
70.
Islanda

0
0
1
1
70.
Israele

0
0
1
1
70.
India

0
0
1
1

Ventottesima edizione:   2004 ATENE (Grecia)

Finalmente dopo 108 anni i Giochi tornano nella loro culla

Ci sono nuovi record, con la bellezza di 201 paesi partecipanti: i nuovi ingressi sono Timor Est, i cui atleti erano presenti a Sidney sotto la bandiera del CIO, e Kiribati, un arcipelago polinesiano.

Per la prima volta le donne si cimentano nella lotta.

La maratona è sempre una gara speciale alle Olimpiadi, correrla sul percorso di Filippide, il leggendario soldato morto dopo aver corso da Maratona ad Atene per portare la notizia della vittoria dei greci sui persiani, significa affondarne ancor più le radici nel mito. Il tracciato della maratona ateniese va infatti da Maratona allo stadio dei Giochi Olimpici del 1896, il Panathinaikon rimesso a nuovo per l’occasione. Per l’italiano Baldini è il trionfo: viene da una famiglia umilissima e numerosa, ha dieci fratelli e per emergere ha dovuto fare tanta fatica.

Oltre a quello di Baldini, l’Italia conquista un altro oro dalla strada quello della 50 chilometri di marcia: vince Ivano Brugnetti, talentuosissimo marciatore spesso appiedato dagli infortuni. davanti alle telecamere.

L’Italia lancia la sua stellina nel panorama del nuoto. Si chiama Federica Pellegrini, è milanese e con i suoi 16 anni diventa la più giovane medagliata individuale azzurra della storia. Fa segnare il tempo migliore nelle semifinali dei 200 stile libero, ma in finale deve arrendersi alla slovena Camelia Potec. E’ un risultato storico, a 32 anni dagli exploit della Calligaris, unica altra azzurra ad essere salita sul podio olimpico del nuoto. Dalla piscina arriva ancora un bronzo per l’Italia dalla staffetta 4×200 stile libero di Brembilla, Rosolino, Cercato e Magnini.

Ad Atene si fa insistente l’avanzata della Cina. Già nelle ultime edizioni il gigante asiatico aveva conquistato un gran numero di medaglie, ma confinate quasi sempre in settori molto specifici, dai tuffi al tiro o alla ginnastica. Qui la forza della Cina esplode un po’ ovunque, atletica compresa. L’uomo simbolo di questa nuova Cina è Xiang Liu, che si impone a sorpresa in una delle discipline più tecniche e complesse dell’atletica, i 110 ostacoli.

.           Nel tennis tutti i più grandi, da Federer a Roddick, deludono profondamente finendo fuori nelle prime battute del torneo. La vittoria va così al cileno Massu che con il connazionale Gonzalez si ripete anche nel doppio.

Per la terza volta di fila l’Italia porta a casa un bottino di medaglie quasi insperato: sono ben 32

Ci sono le tradizionali scherma e tiro, il canottaggio, ma anche belle novità come la ginnastica ritmica e l’arco.

La prima vittoria la porta Paolo Bettini, ciclista di La California, un paese sulla costa livornese, che è già un campione con tante vittorie nelle corse più importanti, ma che insegue un successo in nazionale

Subito dopo è la volta del quasi concittadino Aldo Montano. Ultimo di una dinastia di grandi schermidori, Montano fa suo l’oro della sciabola individuale e qualche giorno dopo, quasi da solo, tiene testa alla Francia nella finale a squadre. Non basta e deve accontentarsi dell’argento assieme a Pastore e Tarantino. La scherma è tutta un trionfo, o quasi.

Tra le donne, nel fioretto,  Valentina Vezzali e Giovanna Trillini arrivano a contendersi l’oro in una finale tutta azzurra: le due si studiano all’inizio, poi la Vezzali impone le stoccate decisive e si conferma campionessa. Purtroppo la supremazia assoluta non può essere premiata nella gara a squadre, soppressa momentaneamente per dar spazio alla prova di sciabola a squadre, una soluzione che fa discutere. Nel fioretto maschile Salvatore Sanzo e Andrea Cassarà trovano entrambi sulla loro strada il francese Guyart che li sconfigge sempre sul filo di lana. Sono comunque entrambi, nell’ordine, sul podio, e nella gara a squadre, insieme a Vanni, si rifanno vincendo un’altalenante finale con i cinesi.

MEDAGLIERE OLIMPIADI

ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1.
Stati Uniti

35
40
27
102
2.
Cina

32
17
14
63
3.
Russia

27
27
38
92
4.
Australia

17
16
16
49
5.
Giappone

16
9
12
37
6.
Germania

14
16
19
49
7.
Francia

11
9
13
33
8.
ITALIA

10
11
11
32
9.
Corea del Sud

9
12
9
30
10.
Gran Bretagna

9
9
12
30
11.
Cuba

9
7
11
27
12.
Ucraina

9
5
9
23
13.
Ungheria

8
6
3
17
14.
Romania

8
5
6
19
15.
Grecia

6
6
4
16
16.
Brasile

5
2
3
10
17.
Norvegia

5
0
1
6
18.
Olanda

4
9
9
22
19.
Svezia

4
1
2
7
20.
Spagna

3
11
5
19
21.
Canada

3
6
3
12
22.
Turchia

3
3
4
10
23.
Polonia

3
2
5
10
24.
Nuova Zelanda

3
2
0
5
25.
Thailandia

3
1
4
8
26.
Bielorussia

2
6
7
15
27.
Austria

2
4
1
7
28.
Etiopia

2
3
2
7
29.
Iran

2
2
2
6
29.
Slovacchia

2
2
2
6
31.
Taiwan (Taipei)

2
2
1
5
32.
Georgia

2
2
0
4
33.
Bulgaria

2
1
9
12
34.
Uzbekistan

2
1
2
5
34.
Giamaica

2
1
2
5
36.
Marocco

2
1
0
3
37.
Danimarca

2
0
6
8
38.
Argentina

2
0
4
6
39.
Cile

2
0
1
3
40.
Kazakstan

1
4
3
8
41.
Kenya

1
4
2
7
42.
Repubblica Ceca

1
3
4
8
43.
Sud Africa

1
3
2
6
44.
Croazia

1
2
2
5
45.
Lituania

1
2
0
3
46.
Svizzera

1
1
3
5
46.
Egitto

1
1
3
5
48.
Indonesia

1
1
2
4
49.
Zimbabwe

1
1
1
3
50.
Azerbaijan

1
0
4
5
51.
Belgio

1
0
2
3
52.
Bahamas

1
0
1
2
52.
Israele

1
0
1
2
54.
Repubblica Dominicana

1
0
0
1
54.
Camerun

1
0
0
1
54.
Emirati Arabi Uniti

1
0
0
1
57.
Corea del Nord

0
4
1
5
58.
Lettonia

0
4
0
4
59.
Messico

0
3
1
4
60.
Portogallo

0
2
1
3
61.
Serbia e Montenegro

0
2
0
2
61.
Finlandia

0
2
0
2
63.
Slovenia

0
1
3
4
64.
Estonia

0
1
2
3
65.
India

0
1
0
1
65.
Hong Kong

0
1
0
1
65.
Paraguay

0
1
0
1
68.
Nigeria

0
0
2
2
68.
Venezuela

0
0
2
2
68.
Colombia

0
0
2
2
71.
Eritrea

0
0
1
1
71.
Trinidad e Tobago

0
0
1
1
71.
Siria

0
0
1
1
71.
Mongolia

0
0
1
1

 

 

 

                        Ventinovesima edizione:   2008 PECHINO (Cina)

Il pugilato azzurro ha chiuso le Olimpiadi con un bilancio straordinario, ben tre pugili medagliati, come mai era accaduto negli ultimi vent’anni: il supermassimo Roberto Cammarelle è stato il pugile più apprezzato dell’intero torneo, riuscendo a mandare al tappeto i malcapitati avversari sia in semifinale che in finale, una rarità nel pugilato olimpico. Alla gioia e commozione di Cammarelle per il suo oro ha fatto da contraltare la grande delusione di Clemente Russo, peso massimo campano che sperava anche lui di aggiudicarsi la vittoria. Invece, dopo essere arrivato con autorevolezza alla finale, il pugile campano si è imbattuto nel russo Cakchiev che l’ha sconfitto per 4-2. Anche Vincenzo Picardi, napoletano, che ha raggiunto la semifinale nei pesi leggeri battuto da un tailandese: il risultato gli ha comunque permesso di aggiudicarsi il bronzo.

Roma 1960: il veterano Giuseppe Delfino conquista l’oro nella spada individuale alla bella età di 39 anni. Da allora la spada azzurra ha vissuto pagine alterne, tanti trionfi, ma più nessuno aveva saputo riportare in patria l’oro olimpico individuale. Il digiuno si è interrotto il 10 agosto del 2008 grazie al 25enne Matteo Tagliariol e, quasi un segno del destino, proprio a nove anni esatti dalla scomparsa del grande predecessore, morto il 10 agosto del 1999. Tagliariol ha vissuto una giornata memorabile, tirando senza timori reverenziali, con grande autorevolezza, tenendo sempre in mano le redini degli incontri. L’esordio olimpico quindi non ha pesato assolutamente sulle spalle del ragazzo veneto che ha sfoderato tutto il repertorio mandando in confusione nella finale il francese Jeannet, più esperto di lui. Prima però aveva già battuto il norvegese Torkildsen, il francese Robeiri, quindi l’olandese Verwijlen nei quarti di finale. In semifinale è stata la volta dello spagnolo Abajo, superato dopo un avvio difficile. Anche la finale ha visto il francese Jeannet partire meglio con le prime due stoccate, ma l’azzurro ha avuto il grande merito di non farsi prendere dal panico ed ha subito rigirato il match a suo favore dimostrando grande carisma oltre che tecnica. Il francese ha patito la personalità di Tagliariol, si è innervosito, ha cambiato l’arma, ma non ha più trovato il bandolo della matassa e l’azzurro ha completato una giornata capolavoro infilando per l’ultima volta Jeannet e chiudendo l’incontro su un eloquente 15-9. “Volevo vincere una medaglia” le prime parole del campione “ma non pensavo all’oro”. Il secondo capitolo, quello della gara a squadre, è stato un po’ meno entusiasmante, ma comunque molto positivo. Gli azzurri hanno sbattuto in semifinale contro i francesi, che si sono presi la rivincita rispetto alla gara individuale. A Tagliariol e compagni non è rimasto altro che sfidare i cinesi per la medaglia di bronzo. Spalleggiato dall’esperto Alfredo Rota, già oro a squadre a Sidney, e da Diego Confalonieri, Tagliariol ha guidato gli azzurri nella sfida ai padroni di casa, che ha visto l’Italia prendere un largo vantaggio a metà incontro. Con un vantaggio di ben 11 stoccate, però, Tagliariol ha dovuto patire un infortunio: in un affondo lo spadista veneto ha risentito di un problema muscolare. Il campione olimpico si è accasciato, è stato soccorso dallo staff medico, ma non è riuscito a proseguire l’assalto per un probabile stiramento. E’ toccato quindi alla riserva Stefano Carozzo salire in pedana per completare il match di Tagliariol mantenendo le distanze dai cinesi. L’ultimo assalto è stato ben gestito da Confalonieri che ha sigillato la vittoria sul 45-35 che ci ha consegnato la medaglia di bronzo. L’oro è andato ai francesi che nella finale hanno superato la Polonia, ma l’Italia ha chiuso la rassegna della spada con la consapevolezza di avere un campione giovane e fortissimo ed un gruppo all’altezza.

 

 

 

 

 

 

              Trentesima edizione:  2012 LONDRA (Inghilterra)

“Inspire a generation”, ispirare una generazione. Inizia con questa frase la terza Olimpiade londinese. Un’Olimpiade giovane, sostenibile, che progetta il suo presente pensando al futuro. È una risposta alla faraonica Olimpiade di Pechino.  Così per molti sport sono piazze e parchi a fare da scenari alle gesta degli atleti, con strutture provvisorie. Anche lo Stadio Olimpico viene costruito con delle parti provvisorie per poter essere poi riadattato alla sua nuova vita post olimpica, con una riduzione drastica della capienza.

Nonostante questo i costi sono altissimi. Non sono pochi gli inglesi che storcono il naso, ancor più in un momento economicamente non semplice. A far lievitare la spesa è soprattutto la sicurezza, che lievita fin oltre i 500 milioni di sterline, il doppio di quanto previsto inizialmente.

Il richiamo ai giovani lanciato da Londra 2012 diventa allora un messaggio di speranza e fiducia in un momento in cui la crisi economica e il pericolo terroristico incombono minacciosamente. Ed è l’immagine simbolo della cerimonia d’apertura, l’accensione del braciere, a far viaggiare il messaggio in tutto il mondo. Anziché campioni dall’impatto mediatico planetario come David Beckham o leggende olimpiche come Steve Redgrave (cinque ori olimpici in cinque edizioni consecutive) sono sette ragazzi, sette giovani promesse dello sport ad illuminare la notte londinese con il fuoco sacro di Olimpia.

Quattro anni dopo sono ancora Michael Phelps e Usain Bolt a catalizzare l’attenzione sul palcoscenico olimpico. Due campioni accomunati da una carriera forse irripetibile, ma che non potrebbero essere personaggi più diversi. Tanto è schivo il nuotatore americano, tanto è esuberante il velocista giamaicano.

A Londra Phelps è per la terza volta il numero uno della piscina, un dominio tanto lungo e diversificato nelle varie gare che non ha precedenti: il bottino londinese porta la sua bacheca olimpica a quota 22 medaglie, di cui 18 d’oro.

Nell’atletica l’ultimo fenomeno si chiama Yohann Blake, ha già battuto in alcune occasioni Bolt guadagnandosi un soprannome emblematico, The Beast, che interpreta con divertenti scenette prima di ogni partenza. Proprio la solarità, la naturalezza, con cui i campioni giamaicani affrontano lo sport è una delle loro marce in più. La finale dei 100 è di livello incredibile. Ci sono cinque tra campioni del mondo, olimpici, detentori del record mondiale. Bolt e Blake si staccano presto, poi Bolt si distende imprendibile dopo metà gara e l’oro è ancora suo in 9.63 contro i 9.75 di Blake; anche nei 200m  solito show di Bolt e Blake che volano via imprendibili all’oro e argento partecipa anche il terzo giamaicano, Warren Weir, che si prende il bronzo.

L’Italia deve accontentarsi di una sola medaglia nell’atletica: la conquista il veterano Fabrizio Donato, terzo nel salto triplo dietro agli americani Taylor e Claye.

Andy Murray vince nel torneo di tennis. Sui leggendari campi di Wimbledon lo scozzese si prende il lusso di battere prima Djokovic in semifinale e poi Roger Federer in finale con un secco 6-2 6-1 6-4. Mentre nei tornei femminili niente da fare contro lo strapotere di Serena Williams, l’americana che cancella la russa Sharapova nel singolare e, con la sorella Venus, vince anche il doppio.

Per la Gran Bretagna c’è anche una medaglia più nobile delle altre: la conquista nell’equitazione Zara Phillips, figlia della Principessa Anna e nipote della Regina Elisabetta. Dopo aver mancato la partecipazione a Atene e Pechino per un infortunio del suo cavallo, Zara riesce qui a conquistare la medaglia d’argento nel concorso a squadre. E’ la prima medaglia olimpica per la famiglia reale, che già aveva avuto modo di cimentarsi con le Olimpiadi. Proprio la Principessa Anna aveva cavalcato a Montreal nel ’76, quattro anni dopo il marito Mark Phillips, che vinse la medaglia d’oro.

Anche a Londra le Olimpiadi devono fare i conti con l’incubo dello sport moderno, il doping: sono molti gli atleti che vengono esclusi dalle Olimpiadi.

Negli sport di squadra fa scalpore la sconfitta del Brasile nel calcio. I verdeoro portano una squadra zeppa di campioni come Neymar, Pato e Thiago Silva. Dopo aver superato il girone eliminatorio, i quarti e la semifinale più con le prodezze dei singoli che col gioco di squadra, i brasiliani devono soccombere in finale al Messico per 2 a 1.     Grande spettacolo lo regala il basket in una finale stellare tra gli americani di Lebron James e gli spagnoli di Pau Gasol. Dopo una partita punto a punto gli Usa allungano nel finale alimentando di nuovo la leggenda del Dream Team.

E’ uno dei tanti successi che consente agli Stati Uniti di tornare padroni del medagliere dopo la parentesi cinese di Pechino. Gli americani conquistano 104 medaglie, di cui 46 d’oro. I cinesi dominano nei tuffi, vanno fortissimo nella ginnastica e nel sollevamento pesi ma si devono fermare a 88 medaglie e 38 ori.

Partiti con qualche timore, gli azzurri si portano via un gran bel bottino di medaglie da Londra.
C’è la scherma che è sempre una sicurezza, a partire dall’incredibile fucina di campionesse del fioretto femminile, ormai un’eccellenza da made in Italy. Valentina Vezzali, la portabandiera azzurra, manca lo storico quarto successo nella gara individuale, ma sono solo le sue compagne di squadra a batterla. L’oro va ad un’altra jesina, come la Vezzali e la capostipite Trillini, la trentenne Elisa Di Francisca, che in finale supera all’ultima stoccata Arianna Errigo. Il podio è un trionfo azzurro, con la Vezzali terza, e il tripudio tricolore continua anche nella gara a squadre, dove partecipa alla festa d’oro anche Ilaria Salvatori. Gli uomini sono all’altezza con la medaglia d’oro del fioretto a squadre conquistata da Andrea Cassarà, Giorgio Avola, Valerio Aspromonte e da quell’Andrea Baldini che aveva dovuto rinunciare ai Giochi di Pechino per un controverso caso di doping. La scherma porta anche l’argento di Diego Occhiuzzi nella sciabola individuale, e insieme a Aldo Montano, Luigi Samele e Luigi Tarantino il bronzo nella gara a squadre.
L’altro forziere dell’Olimpiade azzurra è il tiro. Conquista la semplicità di Jessica Rossi, ventenne di Cento che sbriciola 99 piattelli su 100 nel trap prendendosi oro e record mondiale. Successi da dedicare alla sua terra ferita dal terremoto. Niccolò Campriani, finanziere fiorentino, sale sul podio per due volte, con l’oro della carabina da 50 metri e l’argento nella gara da 10 metri. Sparano da podio anche Luca Tesconi, argento nella pistola 10 metri, e Massimo Fabbrizi, argento nel tiro a volo.

Non è da meno il tiro con l’arco: il campione di Atene Marco Galiazzo insieme a Michele Frangilli e Mauro Nespoli sono d’oro nella gara a squadre.

Gli ultimi due ori arrivano dal canoista friulano Daniele Molmenti nella prova slalom, e da Carlo Molfetta, il più piccolo peso massimo nel taekwondo che batte uno dietro l’altro dei veri giganti.

Un ottimo risultato numerico, costruito soprattutto sugli sport meno mediatici, ma che soddisfa anche per le ristrettezze economiche con cui il Coni ha dovuto portare avanti il nostro sport.

Le Paralimpiadi, che si svolgono un paio di settimane dopo la conclusione dei Giochi, regalano altre medaglie, ma soprattutto emozioni forti. Come quelle di Alex Zanardi, l’ex pilota di Formula 1 che ha perso le gambe in un incidente nel 2001 ed ha raccolto nuove sfide con la sua handbike, la bicicletta azionata dalle braccia. Dopo aver vinto due medaglie d’oro e una d’argento, Zanardi dichiara: “Su quell’handbike c’è mezza Italia che spinge con me. Sento che la gente mi vuole bene. Ma, in fondo, non ho fatto niente di speciale. Ho preso la bicicletta. E ho pedalato”. Una lezione di sport e di vita.

 

 

MEDAGLIERE OLIMPIADI LONDRA 2012
ORO
ARGENTO
BRONZO
TOTALE
1
Stati Uniti
46
29
29
104
2
Cina
38
27
23
88
3
Gran Bretagna
29
17
19
65
4
Russia
24
26
32
82
5
Corea Del Sud
13
8
7
28
6
Germania
11
19
14
44
7
Francia
11
11
12
34
8
Italia
8
9
11
28
9
Ungheria
8
4
5
17
10
Australia
7
16
12
35
11
Giappone
7
14
17
38
12
Kazakistan
7
1
5
13
13
Olanda
6
6
8
20
14
Ucraina
6
5
9
20
15
Nuova Zelanda
6
2
5
13
16
Cuba
5
3
6
14
17
Iran
4
5
3
12
18
Giamaica
4
4
4
12
19
Repubblica Ceca
4
3
3
10
20
Corea Del Nord
4
0
2
6
21
Spagna
3
10
4
17
22
Brasile
3
5
9
17
23
Sudafrica
3
2
1
6
24
Etiopia
3
1
3
7
25
Croazia
3
1
2
6
26
Bielorussia
2
5
5
12
27
Romania
2
5
2
9
28
Kenya
2
4
5
11
29
Danimarca
2
4
3
9
30
Azerbaijan
2
2
6
10
31
Polonia
2
2
6
10
32
Turchia
2
2
1
5
33
Svizzera
2
2
0
4
34
Lituania
2
1
2
5
35
Norvegia
2
1
1
4
36
Canada
1
5
12
18
37
Svezia
1
4
3
8
38
Colombia
1
3
4
8
39
Georgia
1
3
3
7
40
Messico
1
3
3
7
41
Irlanda
1
1
3
5
42
Argentina
1
1
2
4
43
Serbia
1
1
2
4
44
Slovenia
1
1
2
4
45
Tunisia
1
1
1
3
46
Repubblica Dominicana
1
1
0
2
47
Trinidad And Tobago
1
0
3
4
48
Uzbekistan
1
0
3
4
49
Lettonia
1
0
1
2
50
Algeria
1
0
0
1
51
Bahamas
1
0
0
1
52
Grenada
1
0
0
1
53
Uganda
1
0
0
1
54
Venezuela
1
0
0
1
55
India
0
2
4
6
56
Mongolia
0
2
3
5
57
Thailandia
0
2
1
3
58
Egitto
0
2
0
2
59
Slovacchia
0
1
3
4
60
Armenia
0
1
2
3
61
Belgio
0
1
2
3
62
Finlandia
0
1
2
3
63
Bulgaria
0
1
1
2
64
Estonia
0
1
1
2
65
Indonesia
0
1
1
2
66
Malaysia
0
1
1
2
67
Portorico
0
1
1
2
68
Taipei
0
1
1
2
69
Botswana
0
1
0
1
70
Cipro
0
1
0
1
71
Gabon
0
1
0
1
72
Guatemala
0
1
0
1
73
Montenegro
0
1
0
1
74
Portogallo
0
1
0
1
75
Grecia
0
0
2
2
76
Moldova
0
0
2
2
77
Qatar
0
0
2
2
78
Singapore
0
0
2
2
79
Afghanistan
0
0
1
1
80
Arabia Saudita
0
0
1
1
81
Bahrain
0
0
1
1
82
Hong Kong
0
0
1
1
83
Kuwait
0
0
1
1
84
Marocco
0
0
1
1
85
Tagikistan
0
0
1
1