Almanacco settimanale


…un nuovo modo per stare insieme:

una proposta di argomenti vari

 

 

 

 

 

Seconda settimana di marzo 2026

 

 

Cominciamo con qualche parola

 

 

 

 

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Ecco il parametro di tutti gli schermitori

 

la misura

            Lo ripetiamo: ancora l’avversario non è davanti a noi sulla pedana, ma, proseguendo nei nostri ragionamenti tecnici, la sua presenza diventa sempre più incombente.

            Nei Fondamentali precedenti abbiamo cercato di mettere a punto tutto ciò che lo schermitore di per sé deve saper fare sempre al meglio per poter competere contro l’avversario con crescenti probabilità di vittoria.

            Ora si tratta di prendere in esame un parametro di fondamentale importanza, una specie di metrica tecnica: la cosiddetta misura.

            Se Pitagora diceva che tutto è numero, nella tecnica schermistica si può affermare con altrettanta tranquillità che tutto è misura: in effetti il fine escatologico dello schermitore, cioè il suo fine ultimo, è quello di riuscire a colpire un bersaglio valido dell’avversario che gli si para contro sulla pedana; in altre parole l’imperativo categorico è quello di riuscire a coprire la distanza che separa la propria punta o lama dall’antagonista, appunto la misura.

            La teoria schermistica inizia appunto la trattazione dell’attacco con le cosiddette azioni semplici, dove la difesa non deve avere nemmeno il tempo di attivarsi, almeno compiutamente: la misura, ovviamente con la velocità e la scelta del tempo, è tutto.

            Questo, comunque, è solo l’aspetto macroscopico del problema: la misura, appunto come metrica tecnica come abbiamo accennato poco sopra, è fondamentale anche per lo svolgimento ideale delle azioni di attacco composto ed anche quelle relative alle uscite in tempo.

            In effetti nelle prime la finta (o le finte), che notoriamente costituisce l’elemento di esordio del colpo, deve essere realizzato ad una distanza tale da poter far sembrare reale il pericolo, quindi, come nelle cosiddette azioni di attacco semplice, deve essere portata in genere a giusta misura; diversamente la o le finte non innestano la reazione di parata dell’avversario.

            Anche nelle uscite in tempo la giusta valutazione della misura è fondamentale, altrimenti, ad esempio, non si potrebbe tirare con successo un’inquartata o una passata sotto.

            Lo schermitore deve ovviamente collegare la misura agli altri Fondamentali di cui abbiamo disquisito in precedenza: con una buona  deambulazione ci si può avvicinare all’avversario per poi scatenare l’attacco oppure, se possibile, ci si può allontanare all’indietro per smorzare l’impeto dell’iniziativa antagonista e facilitare quindi la propria difesa; la valenza del proprio affondo o della propria frecciata può assicurare il successo al proprio attacco.

            E’ fondamentale, e non sia un gioco di parole, che lo schermitore percepisca in tutta la sua portata l’importanza della distanza che lo separa dall’avversario e lo deve fare in due ottiche contrapposte: come zona franca necessaria per poter organizzare la propria difesa e preparare la risposta adeguata e come zona filtro da oltrepassare per riuscire a raggiungere un bersaglio dell’antagonista. Non una semplice e arida quantità metrica, ma qualcosa di composito e variabile da utilizzare per il fine ultimo della stoccata vincente. In effetti per uno schermitore abbastanza evoluto la misura non è un valore costante durante uno stesso match: possono in effetti  intervenire situazioni che possono indurlo a cambiare atteggiamento come una marcata differenza di punteggio, una situazione di svantaggio in prossimità dello scadere del tempo regolamentare oppure un cambiamento più generale di tattica.

            Ora, per cercare di approfondire la materia, è necessario fare alcune considerazioni sulla natura intima della misura.

            Ogni schermitore ha delle precise caratteristiche fisiche che concorrono a condizionare in modo diretto la sua misura: un longilineo, essendo tendenzialmente più lento degli altri, tende ad allungare la sua misura; un brevilineo al contrario, essendo molto reattivo, tende ad accorciarla; un normotipo è in grado di optare tra le due soluzioni.

            Un altro fattore che influisce grandemente sulla scelta della misura è il tipo di specialità in cui si compete: regole di combattimento e tipologia di bersagli, con tutti i risvolti tecnici che comportano, non possono non concorrere a determinare stereotipi di misura; così di spada e soprattutto di sciabola, dove sono presenti i cosiddetti, si tende a tenere lontano l’avversario, mentre nel fioretto si compete da molto più vicino.

            Ma il vero problema della misura è che essa non è decisa da un solo schermitore, ma è il risultato di un vero e proprio scontro preliminare alla ricerca del tentativo del colpo vincente; questa contesa può essere in genere poco appariscente, ma quando i due concorrenti presentano marcate differenze di ordine fisico, ecco che la cosa diventa molto evidente; se poi la specialità in cui si compete è la spada, la battaglia sulla misura diventa uno dei maggiori protagonisti dello scontro. Ovviamente chi riesce a sparare il proprio attacco dalla posizione a lui più favorevole ha più possibilità statistiche di successo.

            Concludo l’argomento con una frase di un mio maestro: “Chi riesce ad imporre la propria misura all’avversario sicuramente pone una discreta ipoteca sulla vittoria finale”. Come si può non dargli ragione!

 

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Mini lezione di storia

 

I GRANDI MAESTRI DEL PASSATO

  

           Masaniello Parise

 

       Masaniello Parise è nato nella città settentrionale di Torino nel 1850, mentre la sua famiglia napoletana era in esilio temporaneo a causa di disordini politici nella loro città natale (condanna a morte per i disordini del ’48). Il padre e gli zii venivano infatti perseguitati dai Borboni di Napoli per le loro simpatie patriottiche italiane. 

       I Parise erano una famiglia di schermidori: oltre al nonno anche il padre Achille e gli zii Annibale, Raffaele, Augusto e Luigi erano tutti i maestri napoletani conosciuti.

       A 15 anni Masaniello si arruolò con Giuseppe Garibaldi con il quale fece la campagna del 1866, nella quale, dopo il primo fatto d’armi, ottenne i galloni da caporale. Nel 1867 prese parte alla battaglia Mentana.

         Come molti giovani idealisti dell’epoca, aveva seguito il generale Garibaldi nel tentativo di aiutare l’Italia a scrollarsi di dosso il giogo straniero.

       Tornata la famiglia a Napoli, il padre Achille e suo fratello Annibale fondarono nel 1861 l’Accademia Nazionale di Scherma, dove Masaniello stesso insegnò durante la composizione del suo trattato. L’Ente, riconosciuto con regio decreto, è ancora oggi preposto al rilascio dei diplomi per l’insegnamento della Scherma.

             Masaniello Parise mori nel 1910 all’età di sessant’anni; fu sepolto a Napoli nel cimitero del Verano.

 

 

Il Trattato

 

       Terminata l’unificazione politica dell’Italia, al Ministero della Guerra apparve indifferibile l’individuazione di un univoco indirizzo didattico per l’insegnamento della scherma nei reparti dell’esercito e a tale fine fu bandito un concorso nazionale per la presentazione di trattati per “l’esercizio ed il maneggio” di spada e sciabola.

       Sulla Gazzetta Ufficiale del Regno in data sabato 6 novembre 1883, n. 258, il segretario dell’Accademia nazionale di scherma di Napoli viene nominato componente della “Commissione giudicante i trattati di scherma di punta e sciabola, indicati nel manifesto inserto nella Gazzetta Ufficiale del Regno del 6 ottobre 1883, n. 235“.

       Risultò vincitore il giovane Maestro dell’Accademia di Napoli, Masaniello Parise, che avvalendosi della collaborazione dei due vicedirettori provenienti dalle Scuole Magistrali settentrionali, Salvatore Pecoraro e Carlo Pessina, seppe fondere nella sua Scuola Magistrale Militare il meglio delle due Scuole. 

       Il trattato di Masaniello Parise è intitolato Trattato della Scherma – o, nella sua forma più estesa, Trattato teorico-Pratico della Scherma di Spada e Sciabola.

       Il libro inizia con una breve introduzione storica sull’arte della scherma e duello in Europa, con una forte enfasi sull’Italia; segue poi un trattato completo sulla tecnica della spada, seguito poi da quello sulla tecnica della sciabola.

       Il trattato viene riconosciuto come il programma ufficiale della scherma italiana e nel 1884 viene aperta a Roma una scuola magistrale, di cui viene eletto presidente lo stesso Masaniello Parise.

       Esso è diventato il simbolo della tradizione classica italiana, grazie soprattutto alla chiarezza della sua esposizione, permanendo come testo ufficiale per la preparazione al diploma sino agl’inizi degli anni settanta.

        Le parole di Masaniello Parise sono profondamente radicate nella tradizione scherma italiana che risale ai grandi maestri del 17°  secolo, come Bondi ‘di Mazo, Francesco Antonio Marcelli, Francesco Ferdinando Alfieri, Ridolfo Capoferro e Salvator Fabris. 

       Tuttavia innegabilmente ci sono influenze transalpine: paragonando il trattato con i dettami della Scuola Napoletana, esposti nei precedenti trattati del Rosaroll e del Florio, appaiono evidenti suggestioni della Scuola francese, assorbite probabilmente dal padre Achille (come abbiamo già ricordato in esilio a Torino) a contatto con la scuola transalpina.

       Il sistema del Parise ha per base questo assioma: la fretta e la forza sono nemici capitali della scherma (Parise, pag. 32) e su questo principio sviluppa le sue teorie.
       Pare, però, che storicamente i principi i quali informano la scuola del Parise, non abbiano corrisposto completamente al desiderio e all’aspettativa generale; poiché, da ogni parte si sono sollevati oppositori fierissimi, e la stampa italiana e anche quella estera spesse volte ha criticato il sistema Parise.

       D’altro canto viene generalmente riconosciuto che tanto gli elogi sperticati tributati al sistema Parise, come gli attacchi spesso veementi e non giustificati, di cui Scuola magistrale è stata passiva, siano stati esagerati.

       Soprattutto fu nella teoria della sciabola, praticata quasi esclusivamente nelle sale d’armi militari, che lo stesso Ministero della Guerra trovò che il sistema non corrispondeva ai bisogni dell’esercito e incaricò il Parise di compilare un nuovo trattato, appunto sulla scherma di sciabola.

 

 

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A grande richiesta un paio di rebus   (le soluzioni in fondo alla giornata)

 

                                   

 

 

 

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Un po’ di strategia non fa certo male 

 

 

 

 

 

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Un estratto dal mio lavoro

Pensieri e parole

 

 

Fammi vedere come tiri e ti dirò chi sei: la pedana è una specie di specchio dell’animo dello schermitore.

               Il suo carattere e la sua personalità si traducono, almeno statisticamente, nella scelta ricorrente di tattiche e di specifiche azioni. Per di più, approfittando della maschera che ne nasconde il volto e crea di conseguenza una frattura col mondo esterno, lo schermitore rivela i suoi genuini tratti psicologici: ecco che un timido diventa aggressivo con un’arma in mano, ecco che un gradasso nella stessa situazione smarrisce la sua spavalderia.

 

                Tirare di scherma con un avversario è come discutere con lui: proponi un argomento e poi verifichi le sue risposte (ecco lo “scandaglio”); con certe parole provochi l’interlocutore (ecco un “invito”); trovi la giusta confutazione ad una sua argomentazione (ecco che “pari e rispondi”); lo confondi con tante parole per spiazzarlo (ecco il “traccheggio”); il tuo interlocutore perde un po’ la sua vis oratoria e tu intervieni prontamente (ecco un arresto); porti artatamente il discorso su certi argomenti che conosci bene per poi controbatterli (ecco un “controtempo”) …e così via.

 

 

                  La teoria schermistica si basa su concetti di Fisica, di Geometria e di Statistica: in effetti forze, stati di equilibrio, traiettorie, direzioni, caratteristiche dell’avversario sono i pilastri mentali dello schermitore. L’eterno duello tra colpo e contraria, protraibile in teoria sino all’infinito, costituisce un perfetto gioco ad incastro per le menti dei due combattenti sulla pedana. La Scherma ci abitua alla razionalità.

 

 

 

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Ora facciamo parlare le immagini !

 

Ma cosa é ?!

But what is it?!

 

 

Ma si può fare ?!

But can it be done?!

 

 

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In nostro imprescindibile amico-nemico !

 

 

 

 

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Appuntamento con le azioni composte

 

 

 

 

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 Ci salutiamo con il giochino 

indovina gli inni

 

 

 

 

Soluzioni: …troppo facili !!!

 

 

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Soluzioni rebus schermistici

 

Molinello alla testa

 

Tempo velocità misura

 

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Ciao a tutti, alla prossima

 

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Prima settimana di marzo 2026

 

 

Cominciamo per scaldarci con qualche domanda

 

 

Nell’immagine vedi qualche posizione sbagliata ?

(le risposte sono in fondo all’almanacco di marzo)

 

 

 

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Vero o falso?

 

  • 1  Quando il presidente di giuria pronuncia il “pronti” è obbligatorio per Regolamento rispondere sia affermativamente che negativamente

 

  • 2  La presenza del nastro isolante sulla parte terminale della lama del fioretto è facoltativa

 

  • 3  Controcavazione e finta di cavazione circolata indicano la stessa tipologia di azione

 

  • 4  Se dopo un colpo di “disarmo”, chi l’ha subito perde l’arma, il presidente di giuria deve dare l’alt

 

  • 5  Quando il presidente di giuria dà, l’alt valgono solo le stoccate giunte temporalmente prima di esso

 

(le risposte sono in fondo all’almanacco di marzo)

 

 

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Ecco un estratto del mio lavoro  l’Esprit della scherma

(potete scaricarlo dal sito)

 

– Concetto: Sulla pedana la velocità non dipende solo dalla potenzialità muscolare dello schermitore, ma è dovuta anche dalla posizione di partenza rispetto al bersaglio destinatario del colpo e dal tipo di tragitto percorso per raggiungerlo.

Riflessione: Lo schermitore esprime la sua massima velocità solo se osserva tutti questi fattori.

 

 – Concetto: Lo schermitore combatte a due velocità, una assoluta quando sceglie di sorprendere con un’azione semplice di attacco la difesa avversaria e una relativa quando nelle sue iniziative provoca una preventivata reazione antagonista per costruirci sopra il suo vero attacco, vale a dire un’azione composta o un controtempo.

Riflessione: Sono due velocità di natura completamente diversa.

 

 – Concetto: Il successo di un colpo d’attacco è legato alla scelta del momento più opportuno per dargli inizio.

Riflessione: Ne consegue che tra l’ideazione di un colpo e la sua realizzazione deve intercorrere un certo periodo di attesa.

 

 

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Quando le foto suggeriscono un’dea !!!

 

 

Primo del ranking

First in the ranking

 

 

 

Schermitrici parallele

Parallel fencers

 

 

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Un po’ polvere di stelle

La vittoria di Aldo Montano alle olimpiadi di Atene del 2004

 

 

 

 

 

 

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dolcissimascherma

 

 

un po’ di materiale per gli schermitori golosi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per voi un estratto del mio lavoro Elementi di geometria e di fisica 

nell’applicazione della teoria schermistica

(potete scaricarlo dal sito)

 

 

 

Attacco in contropiede

 

     La relazione esistente tra spostamento in avanti dell’attaccante, spostamento indietro dell’attaccato e ritorno in guardia del primo, c’induce a trattare dell’attacco in contropiede.

     I trattati citano la scelta del tempo come uno degli elementi fondamentali per l’attacco: in effetti più la determinazione si scatena al momento opportuno, più essa ha ovviamente possibilità di successo.

     L’attacco in contropiede rappresenta appunto uno di questi casi, diciamo uno dei più classici.

     In effetti l’istante appena successivo ad un attacco dell’avversario andato a vuoto appare molto propizio: dopo la frustrazione della sua determinazione andata a vuoto, in genere egli impegna gran parte delle sue risorse muscolari per effettuare un precipitoso ritorno in guardia, il ché comporta sia una diminuita funzionalità del braccio armato, sia un impegno non indifferente di risorse muscolari; il tutto caratterizzato tra l’altro da una delicata fase di transizione tra due sistemi diversi di equilibrio fisico.

     Quindi attaccare in contropiede significa portare azioni in controffesa, siano esse risposte o semplici iniziative offensive, sul finire di un’azione d’attacco dell’avversario o immediatamente sul suo ritorno in guardia.

     A questo punto è d’uopo descrivere un eccellente meccanismo che è in grado di valorizzare al massimo tale tipologia di determinazione.

     Sull’attacco dell’avversario si effettua un balzo all’indietro per rompere oculatamente misura e, anziché compensare l’equilibrio corporeo alterato (il corpo si è leggermente sbilanciato in avanti, si deve effettuare un significativo caricamento sulle gambe, da utilizzare per partire in frecciata in concomitanza con il problematico ritorno in guardia antagonista; in tal modo si può o lanciare la risposta dopo aver effettuato una parata o si può effettuare un attacco a ferro libero.

    

 

                                                           

                                                                                                                                                   da sinistra verso destra

                                                                                        

 

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Pensate alle vostre lezioni

e intanto godetevi questa di Zorro

 

    

 

 

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Ripassino veloce veloce sulle tipologie 

delle AZIONI COMPOSTE

 

 

 

 

 

 

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Per i nostri amici BITAGLIENTI

Una sconfitta può essere bruciante due volte

 

 

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Risposte ai quesiti

 

Trova l’errore

Lo schermitore a sinistra produce un affondo errato:

1  il busto non è profilato e quindi si alterano gli equilibri   fisici sia del meccanismo dell’allungo, sia della postura finale dell’allungo, sia del ritorno in guardia

2 la gamba dietro è flessa ed il piede sottostante non è completamente a terra quindi non può aver dato all’allungo la forza propulsiva migliore

3 il busto non è profilato quindi offre una maggiore superficie di bersaglio

 

 

Vero o falso

  • 1  Falso: se non si è pronti si deve rispondere “no”, altrimenti vige il principio del silenzio assenso

 

  • 2  Falso: la presenza è obbligatoria in quanto la messa a massa della lama, entrando in contatto con il giubbetto elettrificato, inficerebbe la segnalazione della stoccata

 

  • 3  Vero: entrambe   le   denominazioni   descrivono   una  finta  di cavazione eseguita da un legamento dell’avversario, seguita da una circolata per evitare una sua successiva parata di contro

 

  • 4  Vero: il Regolamento specifica che quando l’impugnatura perde il contatto con la mano dello schermitore, il presidente di giuria deve interrompere il match

 

  • 5  Falso: valgono non solo anche le stoccate che vengono segnalate in contemporanea all’alt, ma anche le parate e risposte velocemente lanciate dopo l’alt

 

 

 

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Quarta settimana di febbraio 2026

 

Un po’ di antiquariato

Ti ho cercato in soffitta e ti ho trovato, FIORETTO ITALIANO mio! Quanti ricordi: sei stato il mio primo fioretto …mi fa ancora male il dito medio che si doveva sobbarcare l’ancoraggio all’interno della guardia. La maggiore componente atletica nello scontro sulla pedana ed i movimenti sempre più larghi ti hanno mandato in pensione, ma come eri bello, anzi bellissimo: con il ricasso avevi le dita proprio sulla lama, gli archetti serrati dal gavigliano ed infine il pomolo.

Io non ti scorderò mai !

 

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Ti ricordi di tutti i gesti dell’arbitro?

Vediamo …

 

https://www.passionescherma.it/wp-content/uploads/2018/01/gesti-del-presidente-di-giuria.pdf

 

 

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Accetta qualche buon consiglio nell’ambito di COME SI IMPUGNA L’ARMA

Il termine consiglio ha svariati significati; tra gli altri quello di avvertimento o suggerimento
frutto di una personale esperienza che si vuole mettere a disposizione degli altri.

E in questo senso ho voluto condividere con il lettore ciò che ho appreso in cinquant’anni e
più di pedana, cimentandomi tra l’altro in tutte e tre le specialità della scherma.
Tuttavia tengo subito a specificare che questa accezione di consiglio viene in queste pagine
che seguono profondamente influenzata anche e soprattutto da un invito alla riflessione e
ponderazione di carattere personale

 

29 – Nell’impugnare la tua arma privilegia l’uso differenziato delle dita: l’indice deve
sostenere dal basso, il pollice deve serrare dall’alto, il medio supporta lateralmente,
l’anulare ed il mignolo danno solo ausilio complementare.
In caso contrario saresti portato ad utilizzare troppa forza con conseguente perdita
di velocità e precisione.

30 – Durante l’assalto varia la forza con cui impugni il manico in funzione della situazione:
informalo di principio alla leggerezza e solo in presenza di azioni sul tuo ferro o su quello
dell’avversario aumenta la presa (stretta in tempo).
Ciò per essere sempre in grado di ottenere la maggior resa possibile nel rapporto
con il tuo attrezzo-arma

31 – Se utilizzi il manico anatomico, cerca sempre il miglior rapporto tra la tua mano e le
dimensioni dell’impugnatura; presta molta attenzione soprattutto se sei giovane e in fase
di sviluppo. Impugnare adeguatamente un’arma è il miglior presupposto per usarla al
meglio

 

32 – Se utilizzi il manico francese, cerca di equilibrare al meglio la tua arma, dosando secondo
le tue esigenze il contrappeso del pomolo.
Un’arma sbilanciata inficia il suo miglior uso.

33 – Se tiri di spada ed usi il manico francese, vigila se in funzione delle esigenze di pedana ti
conviene alternare il modo d’impugnarlo (a mano piena o con mano allungata).Se non lo fai e mantieni

quindi solo un tipo di rapporto con il manico, devi sapere che
rinunci in partenza alle grosse opportunità tecniche che l’impugnatura francese ti
concede

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Un pensierino per i veri spadisti: COLPO AL PIEDE

La soddisfazione di mettere questo colpo non si può descrivere in alcun modo …provare per credere !!!

 

 

 

 

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Un paio di REBUS SCHERMISTICI per chi li ama

 

 

       

Le soluzioni sono in fondo all’almanacco

 

 

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Un viaggetto tra chi ci ha preceduto nell’impugnare un’arma bianca

 

achille

 

Achille è un eroe della mitologia greca, eroe leggendario della guerra di Troia e protagonista del celebre poema omerico Iliade.

Achille è definito come un semidio, essendo figlio del mortale Peleo, re dei Mirmidoni di Ftia nella regione nel sud-est della Tessaglia e della ninfa del mare Teti; quindi viene anche denominato col patronimico Pelìde o col matronimico Tetide.

Zeus e Poseidone si erano contesi la mano di Teti fino a quando Prometeo, il Titano che rubò il fuoco agli dei e lo fece conoscere agli uomini, profetizzò che la ninfa avrebbe generato un figlio più potente del padre. Per questo motivo essi rinunciarono alle loro pretese e costrinsero Teti a sposare Peleo, giustamente convinti che il figlio di un mortale non avrebbe costituito una minaccia per gli dei.

Peleo affidò Achille al centauro Chirone affinché provvedesse alla sua crescita ed educazione sul Monte Pelio; in verità fu Chirone a cambiare il nome del fanciullo in Achille, infatti prima era chiamato Ligirone, che significa “piangente”. Tra i significati del nome Achille pare il più calzante quello di “privo di labbra” in quanto si diceva che non aveva mai succhiato il latte materno.

Diventato più grande, Achille cominciò a esercitarsi nella caccia e nell’addestramento dei cavalli come pure nell’arte medica. Mentre imparava a cantare e a suonare la lira, Chirone lo addestrava alle antiche virtù: il disprezzo dei beni di questo mondo, l’orrore della menzogna, la resistenza alle cattive passioni.

Le doti del giovane eroe si rivelarono già all’età di sei anni quando, grazie ai consigli del suo maestro, uccise il primo cinghiale. La sua bionda capigliatura splendeva al sole durante le corse e, quando si dava alla caccia, raggiungeva ed abbatteva i cervi senza l’aiuto dei cani. Le sue doti stupivano persino le divinità Atena e Artemide, sbalordite dalla grazia e dalle capacità di quel fanciullo così piccolo.

Durante questo periodo di educazione alla vita guerriera, Achille ebbe come inseparabile compagno Patroclo, il quale, benché fosse più grande di lui, non gli era superiore nella forza né poteva vantare la stessa nobile origine.

Quando Achille aveva nove anni, l’indovino Calcante annunciò che Troia non avrebbe potuto essere conquistata senza l’aiuto del giovane tra le sue file. Teti, venuta a sapere di questa profezia, temendo la morte del figlio sotto le mura della città, sottrasse il giovane alle cure di Chirone e lo portò presso il re Licomede a Sciro, presentandolo come una donna: lo vestì con abiti femminili e lo fece vivere insieme alle figlie del re.

Qui l’eroe rimase nove anni, venendo soprannominato Pirra (cioè la Fulva) a causa dei capelli di colore biondo ardente. Durante questo periodo, l’eroe si innamorò di Deidamia, la sposò e da lei ebbe un figlio, Pirro, che più tardi avrebbe preso il nome di Neottolemo.

Intanto Ulisse, avendo anch’egli saputo dall’indovino Calcante che Troia non avrebbe potuto essere conquistata senza la partecipazione di Achille, fu incaricato insieme a Nestore e Aiace Telamonio di andare alla ricerca del giovane. Scoperto il suo nascondiglio, i tre si presentarono al cospetto di Licomede travestiti da mercanti, portando stoffe e oggetti preziosi, adatti ai gusti femminili; tuttavia, dentro una cesta lo scaltro Odisseo aveva messo anche alcune splendide armi, che Achille immediatamente scelse, rivelando la sua identità..

Dopo questa sortita di Ulisse, Achille si convinse a prendere parte alla spedizione di Troia, mettendosi a capo di una flotta di cinquanta navi con a bordo un contingente di Mirmidoni,]accompagnato dall’amico Patroclo, dall’auriga Automedonte e dal precettore Fenice.

Al momento della sua partenza per la guerra la madre Teti ripeté ad Achille il futuro che lo attendeva, cioè la morte; tuttavia. Achille, senza esitare, confermò la decisione di molti anni prima quando scelse la vita breve ma gloriosa.

Da Argo la flotta achea si portò ad Aulide, dove però le navi rimasero bloccate a causa di una persistente bonaccia. Interpellato a tale riguardo, Calcante rispose che essa era dovuta all’ira della dea della caccia Artemide (la Diana romana), che si sarebbe placata solo se Agamennone le avesse sacrificato la figlia Ifigenia. Agamennone acconsentì e per attirare la figlia ad Aulide senza destare sospetti né in lei né nella madre Clitennestra, pensò di addurre come pretesto la sua volontà di darla in sposa ad Achille.

Quest’ultimo non era al corrente dell’inganno e quando ne venne a conoscenza decise di intervenire per salvare la giovane; Ifigenia però era già stata portata ad Aulide e Achille cercò di opporsi, ma i soldati gli si sollevarono contro, minacciando di lapidarlo. Quando arrivò l’ora del sacrificio con Ifigenia rassegnata al suo destino per il bene del paese, la lama calò su di lei ma al suo posto colpì un cervo mentre la fanciulla fu portata via, in salvo, da Artemide; così narra Euripide nella sua Ifigenia in Aulide.

Per nove anni gli Achei stazionarono davanti a Troia; l’Iliade però inizia il suo racconto a partire dal decimo anno di assedio, quando Crise, padre di Criseide e sacerdote di Apollo, dopo essersi recato da Agamennone per riscattare la figlia, venne insultato e cacciato in malo modo; ciò scatenò l’ira di Apollo che, per punirlo, provocò una grande pestilenza tra gli Achei, colpendo prima gli animali e poi gli uomini.

L’indovino Calcante rivelò ad Agamennone che la pestilenza avrebbe avuto termine solo con la restituzione di Criseide; controvoglia Agamennone accettò, ma volle in cambio Briseide, schiava di Achille. Quest’ultimo, furibondo, dapprima minacciò di tornare in patria, a Ftia, con i suoi Mirmidoni. Successivamente decise di rimanere nell’accampamento e di non partecipare, con i suoi, alla battaglia; fece ciò per recuperare la “timè”, vale a dire l’onore, quantificato con il bottino ottenuto in guerra; egli non poteva tollerare l’offesa compiuta da Agamennone nei suoi confronti.

Senza Achille e il suo esercito di Mirmidoni tra le file achee i Troiani sembrarono prevalere: nel corso di una grande battaglia essi giunsero ad attaccare il campo acheo e a minacciare di dare fuoco alle navi. La situazione per gli Achei rischiò di precipitare ma Achille fu irremovibile: Patroclo, suo compagno riuscì a convincerlo a lasciare che i Mirmidoni continuassero a combattere e ottenne di potere indossare le sue armi e la sua corazza. Achille acconsentì, avvertendolo di non avvicinarsi alle mura di Troia. Ma Patroclo, dopo avere respinto l’assalto all’accampamento, tentò più volte di scalare le mura, dove venne ferito da Euforbo e infine ucciso dall’eroe troiano Ettore.

La morte del compagno indusse Achille a tornare nuovamente sul campo di battaglia: Teti fece preparare una nuova armatura da Efesto (il fabbro degli dei), poiché la sua, indossata da Patroclo, era finita nelle mani di Ettore. Achille riprese a combattere, cercando tra le schiere nemiche il principe troiano, deciso ad ucciderlo. Quando lo vide lo sfidò a duello: solo l’intervento di Apollo salvò Ettore da morte sicura. Questo aumentò ancora di più la sua collera: Achille, non sapendo dove cercarlo, iniziò rabbiosamente ad uccidere qualunque nemico gli capitasse a tiro, compiendo una strage.

Finalmente Achille affrontò Ettore in duello e lo uccise con un colpo di lancia tra il collo e le spalle, nonostante la madre gli avesse predetto che alla morte dell’eroe troiano sarebbe ben presto seguita la sua. Per vendicare Patroclo, forò i tendini del tallone al corpo di Ettore e lo trascinò dietro al suo carro facendone scempio. Priamo, padre di Ettore e re di Troia, si recò nel campo acheo per implorare la restituzione del corpo del figlio, cosa che Achille, mosso a pietà, concesse.

Achille fu successivamente ucciso da Paride, fratello di Ettore, con una freccia avvelenata diretta nel tallone destro il suo unico punto mortale.

La nota invulnerabilità di Achille risale al poema incompleto Achilleide di Publio Papinio Stazio del I secolo: Teti, quando Achille nacque, tenendolo per un tallone lo immerse nel fiume Stige uno dei cinque fiumi dell’inferno; il bambino divenne così invulnerabile, però ad eccezione di quel punto, che non era stato immerso.

Tuttavia nessuna delle fonti antecedenti Stazio fa riferimento alla sua invulnerabilità. Al contrario, nell’Iliade, Omero narra di un Achille ferito: in effetti nel libro XXI, l’eroe Asteropeo sfida Achille nei pressi del fiume Scamandro ed essendo ambidestro scaglia due lance alla volta e la seconda colpisce Achille al gomito, facendogli sgorgare del sangue: «sfiora coll’altro il destro braccio dell’eroe, di nero sangue lo sprizza»

L’armatura di Achille fu oggetto di disputa tra Odisseo, più noto come Ulisse e Aiace Telamonio, che se la contesero tenendo dei discorsi sul perché ognuno di essi dovesse essere considerato il più coraggioso dei soldati achei dopo Achille e quindi meritevole della sua armatura. Alla fine, fu assegnata ad Ulisse, ritenuto più utile ai fini della vittoria grazie alla sua astuzia. Furibondo per l’ingiustizia Aiace maledisse Ulisse, scatenando l’ira della dea protettrice di quest’ultimo, Atena, la quale fece diventare Aiace temporaneamente pazzo: egli cominciò ad uccidere delle pecore, scambiandole per i compagni che lo avevano deriso. Quando ritornò in sé Aiace per la vergogna si uccise. Successivamente Ulisse diede l’armatura a Neottolemo, figlio di Achille.

Una reliquia, ritenuta la lancia di Achille è stata conservata per secoli in un tempio di Atena sull’acropoli della città di Faselide, nella Licia. La città fu visitata nel 333 a.C. da Alessandro Magno che si identificò come il nuovo Achille, portando sempre con sé l’Iliade, tuttavia i suoi biografi di corte non menzionano la lancia che il re macedone non avrebbe potuto fare a meno di toccare in preda all’emozione.

 

Un paio di video per caricarci un po’ !!!

 

 

 

 

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Un mio articolo, un po’ lunghino, ma SEMISERIO !!!

 

Scherma e bersagli

 

            Salve, ragazzi, io sono il fine ultimo di tutto il vostro gran daffare in sala, sono la sperata meta finale delle vostre stoccate, se volete la gloria dovete riuscire a toccarmi: mi presento, sono il vostro bersaglio.

            Nell’estenuante gioco d’acchiappino che le vostre lame conducono su ogni pedana dovete raggiungermi per forza e, tranne nella sciabola dove basta una semplice carezza, nel fioretto e nella spada dovete anche riuscire a farmi sentire la vostra forza, 501 grammi o 751 minimo, a seconda dei casi; lo pretende il Regolamento.

            Mi corre l’obbligo di comunicarvi che ho formale delega di parlare a nome di tutti i miei colleghi: in effetti rappresento quelli avanzati, come ad esempio la mano e la prima parte dell’avambraccio; rappresento quelli un po’ nascosti tipo il fianco e la stessa schiena, anche se al giorno d’oggi con le stoccate che corrono nessuno è al riparo da nulla; rappresento anche il piede e in genere la gamba avanti e questo, visto che sono validi solo nella specialità della spada, per il principio della tutela delle minoranze; sempre nella spada mi è stato chiesto di far sentire la voce del materiale, tipo il passante ed i suoi attacchi, che a tutti gli effetti assurgono al ruolo di bersaglio valido; parlo, soprattutto, per i bersagli interni e nella sciabola la testa assieme alle sue due figure, che sono quelli più tartassati ed esposti di sempre.

            Sono qui per ribaltare la vostra ottica: voi vi affaccendate dalla vostra parte, ma provate a considerare la nostra.

            Noi siamo lì, inermi, completamente affidati alle buone cure dello schermitore cui apparteniamo e da dietro si vede benissimo l’inizio dell’azione dell’avversario e con un po’ di attenzione si intuisce quasi sempre quali sono le sue intenzioni.

            Ciccio vai indietro, stai lontano (Ciccio è il nome confidenziale con cui chiamiamo affettuosamente il nostro schermitore); Ciccio preparati anche a parare perché la stoccata sta arrivando …e per noi son botte! Ciccio non ci ha preso per un pelo, stai attento che tra un po’ ci riprova.

            Bravo Ciccio, lo abbiamo colpito noi; forza. E’ no, Ciccio, se fai così perdiamo.

            Inutile dire che il nostro rapporto preferenziale lo abbiamo con il braccio armato: è lui il nostro paladino diretto, il nostro difensore.

            Il dialogo con lui è costante.

            Ehi! Stiamo tirando di spada, non lo scordare: la coccia è la più ampia tra le varie armi proprio perché deve aiutare a proteggere la mano; attento, non vedi che sta tirando un’angolazione sotto?! Proteggimi meglio, coprimi.

            Non alzare troppo l’avambraccio per tirare la sciabolata, altrimenti proprio qui mi becco il tempo al braccio del tuo avversario.

            D’accordo io cerco di spostare il piede perché ci siamo accorti che ci sta tirando sopra, ma mi raccomando, tu allineati e cerca di beccarlo con un colpo d’arresto, così impara a prenderci in giro.

            No, no; non ti spostare in parata da quella parte; non vedi che il movimento non sembra essere conclusivo e quasi sicuramente si tratta di una finta; aspetta ancora una frazione di secondo e sapremo la verità.

            Nel precedente attacco mi ha beccato perché tu hai parato semplice; ora, se lo rifà, stai attento a parare di contro così gli rompiamo le famose uova nel paniere.

            Ma non vedi che il tuo avversario attacca con un sacco di finte e per di più lo fa con la punta per aria; senti, tanto sono io quello che si espone, vagli addosso e bloccalo con un’uscita in tempo e stiamo a vedere cosa succede.

            E si potrebbe continuare a lungo, coprendo tutto lo spettro delle azioni contemplate dai trattati di scherma: chi meglio di me, che sono il bersaglio, credete che le conosca meglio; sapete, è puro istinto di conservazione!

            D’altra parte capisco che è necessario che ci sia qualcuno che rischia, che si sacrifichi nella speranza di raccogliere un po’ di gloria, diciamo, letteralmente, uno che si esponga: e quello sono io.

            Talvolta, anche se raramente, penso al mio corrispondente che è al di là delle due lame e che condivide il mio stesso status; con questo mio fratello lontano faccio un gioco strano: vince chi non risulta toccato, in una specie di ciapa no da tressette.

            Pensate alla tensione a cui siamo sottoposti nelle armi convenzionali: spesso, anzi spessissimo, c’è la registrazione di entrambe le stoccate giunte a segno e quindi con il fiato sospeso osserviamo la gestualità dell’arbitro e ascoltiamo la sua ricostruzione dell’azione schermistica, in attesa del verdetto finale. E non siamo stupidi e il più delle volte sappiamo benissimo all’istante se abbiamo ragione o torto; ma poi il nostro Ciccio si fa trasportare e recita la sua parte nel tentativo di influenzare a suo vantaggio il giudizio, come se una maggiore quantità di decibel o una postura particolare del corpo fossero sufficienti a ribaltare la realtà. Non vi dico poi quando si ricorre alla moviola: allora sì che il tempo non passa mai e lo stato emozionale sale alle stelle, tutti poi superconcentrati sulla gestualità dell’arbitro a cui spetta dirimere la questione.

            E in tutto questo trambusto trepitativo, sin dall’inizio delle ostilità sportive sulla pedana, a noi bersagli è richiesto il massimo rispetto della forma e dobbiamo essere, come si dice, di tutto punto: le dimensioni dei giubbetti metallizzati che ci ricoprono devono essere perfette, cioè non troppo ristrette, ma neanche troppo abbondanti; inoltre la superficie deve essere anch’essa perfetta, cioè senza sporco e ossidazioni per essere conducente al massimo. E, come ben sapete, negli ultimi anni accanto alle giubbe ricoprenti il tronco del corpo, ora ci dobbiamo occupare anche di sezioni di gorgiera e del dorso dei guanti; insomma passanti da tutte le parti, che spesso si staccano ed quindi vanno tenuti sotto controllo.

            Che invidia dei nostri cugini della spada: essi sfidano, come dire, a bersaglio nudo la punta avversaria e non hanno orpelli elettrici di sorte e, coraggiosamente, si offrono in maniera diretta alle stoccate.

            E sono anche molto democratici, nel senso che ogni singola parte di loro è uguale a tutte le altre: colpisci qui o lì è sempre valido; e sono anche talmente arditi che, come anche sopra ricordato, ampliano la loro superficie finanche al materiale dello schermitore, tipo passante e prese di coccia; sono proprio coraggiosi, non c’è che dire.

            Noi invece, nel fioretto e nella sciabola, siamo un po’ classisti: ci distinguiamo in bersagli validi e non validi; dove i primi sono naturalmente i migliori, quelli più puri e degni della massima considerazione, mentre gli altri sono dei minus, tollerati a mala pena e con i quali preferiamo non mescolarci.

            Nel fioretto concediamo a questi ultimi solo un minimo di dignità e di valore come agli iloti, che pur da greci, erano considerati schiavi per natura: in effetti, se la stoccata dell’avversario li raggiunge, non può produrre effetti positivi proprio per la riconosciuta scadente loro qualità; tutt’al più, e comunque a ben pensarci non è cosa di poco conto, produce l’effetto di estinguere l’azione portata a termine contro di essi, una specie di stop tecnico alla belligeranza della controparte; l’arbitro dà l’alt e si ricomincia dal preciso punto dove c’era stata l’interruzione.

            Nella sciabola la condizione dei nostri cugini bersagli non validi è peggiore, assimilabile solo a quella dei paria, i celebri intoccabili della società indiana. In effetti, se l’attacco dell’avversario approda su di essi, tiratori e arbitro tutti fanno finta di nulla e il colpo, pur se nella realtà arriva, non produce nessun risultato; e questa situazione, indubbiamente legata agli attuali limiti della tecnologia, grava non poco e dannosamente sulla presunta natura pragmatica della nostra disciplina.

            Tornare al vecchio metodo, quello della sciabola non elettrificata con gli assessori al posto dei sensori, capiamo benissimo che non è più possibile: la materialità della stoccata, se pur limitata al bersaglio valido, è troppo importante per la regolare e attendibile conduzione del match nella specialità super veloce della scherma. Eppure le sceneggiate dei nostri Cicci erano impagabili rappresentazioni sceniche di alta qualità, roba da Actors studio di New York; per non parlare poi delle talvolta cervellotiche ricostruzione delle azioni da parte del presidente di giuria, il cui pomposo nome derivava anche dal tipo del suo impegno professionale: i tocca, non tocca, tocca ma in bersaglio non valido, mi astengo, mi astengo sul bersaglio, degli assessori avevano una difficoltà di comprensione molto prossime alla Teoria della Relatività, naturalmente quella Semplice.

            Ma la storia ha sentenziato, è giusto così: in pedana i marziani invece degli attori tragici.

            Infine, una confessione: anche noi, come tutti altri, abbiamo le cose di cui vergognarsi e non poco; parlo delle sostituzioni di bersaglio, sacrosantamente sanzionate dal Regolamento, di cui i nostri Cicci si macchiano. E’ una vergogna, una cosa che scredita sino alla radice la figura nobile dello schermitore: diecimila volte meglio perdere con dignità che vincere una volta slealmente.

            Ecco, ora sono felice: avevo tutte queste cose da farvi presente e sono riuscito a raccontarvele tutte; noi non siamo solo passive zone del vostro corpo, ma abbiamo anche un’anima e soprattutto una dignità.

            Onore a tutti i bersagli del mondo.

                                                                                                        m° Stefano Gardenti

 

 

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Eh no, non la passate liscia nemmeno questa volta !

Eccovi un’altra azione composta con due parate dell’avversario

 

 

 

 

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Ecco cosa penso della famosa SCELTA DEL TEMPO

 

 

 

 

 

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Un esperimento musicale tutto per voi: 

 

Siamo saliti sulla pedana, ci caliamo la maschera sul volto e siamo prossimi allo scontro: concentrazione e consapevolezza di sé

 

Siamo nello scontro

 

E’ necessario metterci tutto il nostro cuore

 

Forza, forza, forza

 

Sono sul podio

 

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Soluzioni REBUS SCHERMISTICI

A   Affondo che tocca

 

B   Sciabola

 

 

 

 

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Terza settimana di febbraio 2026

 

Cominciamo con una bella foto

 

Immaginiamo un po’:  ha vinto il match oppure ha appena messo una bella stoccata   …comunque ha vinto anche su se stessa!

 

 

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Ora vi presento il più grande paratore di tutti i tempi!!!

…che invidia 

 

 

 

 

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Diversi paesi  …diversi modi di sfidarsi

 

 

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Ora un po’ di tecnica schermistica:

torniamo indietro per ripassare quello che sappiamo già, magari per meglio introiettarlo

 

Come impugnare l’arma

 

 

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Qualche riga per fare un po’ di storia della scherma

…io sono il testimone

 

L’attacco parte da destra

            Il movimento schermistico in questi circa 60 anni che lo frequento si è evoluto non poco: è cambiato completamente il mondo ed è cambiata ovviamente anche la scherma.

            In specie si è sviluppato non poco il G.S.A. ovvero il Gruppo Schermistico Arbitrale: pochi erano gli schermitori e quindi di concerto pochi in proporzione erano i presidenti di giuria, definiti così pomposamente in quanto erano a capo di una vera pletora di aiutanti, come    i cartellonisti, i cronometristi e all’arma bianca i giurati; poche in effetti erano le gare. Negli anni ’60 il livello tecnico poi non era eccelso e in effetti molto pochi erano gli italiani che prendevano l’abilitazione per arbitrare le gare internazionali all’estero. Uno dei motivi di questa situazione era la non più verde età media degli arbitri, ciò anche in ossequio al fatto che tutti gli organismi della Schema erano fortemente conservatori.

            Accadde così un giorno che tal presidente di giuria, arbitrando un incontro di spada, in occasione di un colpo doppio abbia assegnato la stoccata allo schermitore alla sua destra in quanto gli riconosceva la priorità d’attacco. Fu convinto per le vie brevi…; già sbagliavano in condizioni normali, ma questo fu veramente eccessivo!

 

 

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Addentriamo ora nella strategia schermistica

…ci sono sempre io !!!

 

 

 

 

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…ricreazione !!!

Se hai un computer sotto mano

gioca con la scherma

 

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Ora a me i vostri timpani:

…state un po’ a sentire

 

 

 

 

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Forza utilizziamo il nostro braccio armato come frullatore schermistico

…forse sulla pedana non si usano più queste lunghe azioni, ma …..E’ TEORIA SCHERMISTICA

e come schermitori completi siete tenuti a conoscerla

 

 

 

 

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Oggi finiamo con qualche nozione del Regolamento:

occhio !  dopo vi faccio fare una verifica in sala !!!

 

 

Elementi comuni a tutte le tre armi

 

 Caratteristiche comuni a tutte le ARMI

Esistono tre tipi di armi: il fioretto, la spada e la sciabola.

Tutte le armi sono ammesse a condizione di essere conformi al presente regolamento e alle norme di sicurezza in esso inserite.
L’arma è costruita in modo da non poter normalmente ferire il tiratore o il suo avversario. Eventuali interventi correttivi di rettifica, di limatura o altre modifiche in una lama, alla coccia e alla punta sono vietati.

È vietato affilare il bordo o i bordi della punta.
Descrizione generale
Ogni arma è composta dalle seguenti parti:

una lama di acciaio flessibile, che termina in cima con un bottone e alla base con un codolo (quest’ultimo incluso nel manico, quando l‘arma è montata).

Un’impugnatura in cui il codolo è fissato da un dado di fissaggio o in altro modo che consenta alla mano del tiratore di reggere l’arma. Essa può essere costituita da uno o più parti; in quest’ultimo caso, si compone in manico (che normalmente contiene la mano) e pomolo (parte posteriore del manico che serra il manico al codolo).

Una coccia metallica fissata – il lato convesso verso la parte anteriore – tra la lama e l’impugnatura che serve a proteggere la mano che regge l’arma. Nel fioretto e nella spada, la coccia deve obbligatoriamente contenere un’imbottitura o un cuscinetto per ammortizzare i colpi; conterrà inoltre una presa elettrica di coccia per la connessione con il passante.
Dimensioni
Ogni arma ha la sua forma e le misure specifiche

La lunghezza della lama include il bottone e ogni altro pezzo davanti alla convessità della coccia, anche se non collegato ad essa.
La lunghezza totale dell’arma e quella delle sue diverse parti, corrisponde alle distanze che separano i piani paralleli tra loro e perpendicolari all’asse della lama; questi piani si trovano: a) all’estremità anteriore dell’arma;

b) al punto in cui la lama esce dalla superficie convessa anteriore della coccia;

c) nella parte posteriore della coccia;

d) tra il manico e il pomolo;

e) alla fine del’impugnatura.

La lunghezza totale dell’arma è la distanza tra i piani a) ed e); la lunghezza della lama quella tra a) e b); la lunghezza del manico quella tra b) ed e) e la profondità della coccia tra b) e c).

La lunghezza massima totale dell’arma è inferiore alla lunghezza massima ammissibile della lama e del manico addizionati tra loro; queste due lunghezze devono, in conseguenza, compensarsi per formare la lunghezza totale dell’arma.

Per misurare la lunghezza totale sia dell’arma che della lama, è necessario che quest’ultima non presenti alcuna curvatura; durante la misurazione essa sarà quindi mantenuta piatta su una superficie piana.

Tra i piani d) ed e) si possono trovare solo il pomolo o il dado di fissaggio.
Impugnatura
Nel fioretto e nella spada la lunghezza massima del manico è di 20 cm tra i piani b) ed e) e 18 cm tra i piani b) e d). Nella sciabola, la lunghezza massima del manico è di 17 cm.

L’impugnatura deve passare attraverso la sagoma (gabarit) in cui passa la coccia. Essa è costruita in modo tale da non poter, normalmente, ferire il tiratore o il suo avversario.

E’ consentito ogni sistema di impugnatura a condizione che soddisfi il regolamento che ha per obiettivo di mettere in condizioni di parità i vari tipi di arma. Tuttavia, nella spada, le impugnature metalliche ortopediche o di altro tipo non possono essere ricoperte con pelle o con qualsiasi altro materiale che permettano di nascondere fili o pulsanti.

L’impugnatura non può includere nessun dispositivo che favorisca l’uso dell’arma come arma da lancio.

Il manico non può includere alcun dispositivo in grado di aumentare in alcun modo la protezione che la coccia fornisce alla mano o al polso del tiratore e il codolo o l’attacco elettrico che oltrepassino la coccia sono severamente proibiti.

Se l’impugnatura (o il guanto) include un dispositivo o un attacco o una forma speciale (ortopedica) che fissa la mano sull’impugnatura, l’impugnatura deve soddisfare le due condizioni seguenti:

a) determinare e garantire un’unica posizione della mano sull’impugnatura;

b) quando la mano occupa sull’impugnatura questa posizione, la punta del pollice, completamente allungato, non può essere ad una distanza superiore a 2 cm dalla superficie interna della coccia.
Coccia
La faccia convessa della coccia, con superficie liscia e poco lucida, ha una forma tale da non poter arrestare o trattenere la punta dell’arma avversaria. I bordi non possono essere in rilievo.

Nel fioretto e nella spada, la coccia deve obbligatoriamente contenere un cuscinetto (imbottitura) largo abbastanza da proteggere i fili elettrici dalle dita del tiratore. L’imbottitura della faccia interna della coccia deve avere uno spessore inferiore a 2 cm e essere disposta in modo da non aumentare la protezione che la coccia dà alla mano.

b) La disposizione degli organi di connessione elettrica deve essere tale da rendere impossibile per il tiratore provocare rotture o contatti durante il combattimento.

c) Nel fioretto, il filo sarà protetto da una guaina isolante.

d) Nella spada, i due fili saranno protetti da due guaine isolanti, una per ciascun filo.

e) Il filo e la guaina isolante arriveranno nelle immediate vicinanze della borchia fissa.

f) In nessun caso, i fili non isolati debbono sporgere dalle borchie.

All’interno della coccia, il sistema di connessione è libero, a condizione che soddisfi le seguenti condizioni:

a) deve essere facile da attaccare e staccare;

b) deve consentire le ispezioni con l’uso di dispositivi semplici, come un temperino o una moneta;

c) deve permettere di applicare facilmente la punta avversaria contro la parte messa a terra; d) deve essere dotato di un dispositivo di sicurezza per evitare la disconnessione durante il combattimento; se il dispositivo di sicurezza non è attaccato all’arma, tale dispositivo dev’essere attaccato alla presa del passante.

e) deve assicurare il contatto dei conduttori elettrici in modo assoluto: un’interruzione, anche temporanea, durante il funzionamento delle apparecchiature, non deve essere possibile; f) non deve includere pezzi che permettano di stabilire un passaggio di corrente tra i terminali.

a) La resistenza ohmica da rispettare per il fioretto e la spada è di 2 ohm max.

b) Coloro che vogliono montare armi elettrificate, senza possedere mezzi per effettuare controlli elettrici, sono avvisati che i limiti di resistenza dei circuiti indicati per ciascuna arma sono scelti in modo che ogni montatore che applichi un minimo di attenzione al suo lavoro possa ottenerli.

c) Si raccomanda loro di:

i) di ben disossidare la superficie esterna della coccia e le superfici di contatto all’interno di questa;

ii) di non danneggiare l’isolamento dei fili, soprattutto quando essi passano nella scanalatura della lama in corrispondenza del bottone o della coccia;

iii) di evitare accumuli di colla nelle scanalature della lama.

a)  In fioretto e spada saranno accettate solo le punte d’arresto tradizionali o omologate. Nessun altro tipo di punta d’arresto, soprattutto le nuove punte non omologate, sarà accettato durante il controllo.

Per una facile identificazione, ricordate che una punta tradizionale dispone di due viti per fissare il bottone della punta d’arresto alla base, tutto è in metallo e non sono presenti parti in plastica alla base.

Per facilitare le operazioni di controllo delle armi e consentire l’osservazione completa della punta e della sua base, i fiorettisti sono invitati a presentare al loro controllo delle armi i loro fioretti con le punte nude non rivestite di nastro per i 15 cm di lunghezza.

b) per far sì che i segnali attivati dal contatto della punta con l’avversario siano correttamente trasmessi all’apparecchio di segnalazione, le punte d’arresto devono essere pulite. La resistenza elettrica misurata con un ohmetro non deve superare il limite di due ohm.

L.e lame, le cocce di spada e fioretto, e la guardia della sciabola sono interamente metalliche, salvo che nella sciabola dove la parte della coccia dal lato del pomolo è isolata (guaina isolante), le cocce non possono essere coperte nella parte esterna da nessun materiale (plastica o altro).

Le cocce e la guardia della sciabola (il cappuccio) non possono portare alcuna pubblicità.

Questo è valido anche per la parte isolata della guardia della sciabola.

d) Il tiratore o la persona che cerca di segnare stoccate in modo non regolare sia con l’arma sia con la manipolazione del dispositivo di segnalazione saranno esclusi dalla competizione o dal campo di gara e, dopo l’identificazione, saranno passibili di sanzioni complementari.

La lunghezza della lama include il bottone e ogni altro pezzo davanti alla convessità della coccia, anche se non collegato ad essa.

m.3.2 La lunghezza totale dell’arma e quella delle sue diverse parti, corrisponde alle distanze che separano i piani paralleli tra loro e perpendicolari all’asse della lama; questi piani si trovano: a) all’estremità anteriore dell’arma;

b) al punto in cui la lama esce dalla superficie convessa anteriore della coccia;

c) nella parte posteriore della coccia;

d) tra il manico e il pomolo;

e) alla fine del’impugnatura.

m.3.3 La lunghezza totale dell’arma è la distanza tra i piani a) ed e); la lunghezza della lama quella tra a) e b); la lunghezza del manico quella tra b) ed e) e la profondità della coccia tra b) e c).

m.3.4 La lunghezza massima totale dell’arma è inferiore alla lunghezza massima ammissibile della lama e del manico addizionati tra loro; queste due lunghezze devono, in conseguenza, compensarsi per formare la lunghezza totale dell’arma.

m.3.5 Per misurare la lunghezza totale sia dell’arma che della lama, è necessario che quest’ultima non presenti alcuna curvatura; durante la misurazione essa sarà quindi mantenuta piatta su una superficie piana.

m.3.6 Tra i piani d) ed e) si possono trovare solo il pomolo o il dado di fissaggio.
Impugnatura
m.4

m.4.1 Nel fioretto e nella spada la lunghezza massima del manico è di 20 cm tra i piani b) ed e) e 18 cm tra i piani b) e d). Nella sciabola, la lunghezza massima del manico è di 17 cm (vedi disegni).

m.4.2 L’impugnatura deve passare attraverso la sagoma (gabarit) in cui passa la coccia. Essa è costruita in modo tale da non poter, normalmente, ferire il tiratore o il suo avversario.

m.4.3 E’ consentito ogni sistema di impugnatura a condizione che soddisfi il regolamento che ha per obiettivo di mettere in condizioni di parità i vari tipi di arma. Tuttavia, nella spada, le impugnature metalliche ortopediche o di altro tipo non possono essere ricoperte con pelle o con qualsiasi altro materiale che permettano di nascondere fili o pulsanti.

m.4.4 L’impugnatura non può includere nessun dispositivo che favorisca l’uso dell’arma come arma da lancio.

m.4.5 Il manico non può includere alcun dispositi

 

 

BUONA SETTIMANA DI SCHERMA A TUTTI