Almanacco


 

   …un nuovo modo per stare insieme:

    una proposta di argomenti vari

 

 

 

 

 

10

 

Iniziamo con qualche PERCHE’

(soluzioni a fondo giornata)

 

  • 1     Perché una parata di picco si differenzia da

               una parata di tasto?

 

  • 2      Perché nella sciabola e nella spada ci sono due tipi di misure ?

 

  • 3        Perché gli spadisti sono chiamati triangolari?

 

 

òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò

 

Strategia, grande strumemto dello schermitore sulla pedana

 

L’impugnatura

 

 

òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò

 

 

Un paio di CONSIGLI

 

          Tengo subito a specificare che questa accezione di consiglio viene profondamente influenzata anche e soprattutto da un invito alla riflessione e ponderazione di carattere personale.

          In altre parole lo scopo primario di questo mio lavoro non è quello di sciorinare un elenco di istruzioni da prendere a scatola chiusa; piuttosto è il tentativo di coinvolgere il lettore nello studio profondo della disciplina schermistica.

 

 

1     Fletti al grado giusto le gambe, né troppo, né troppo poco: immagazzinerai nei muscoli delle gambe la giusta energia potenziale da utilizzare sia nello

        spostamento, sia nella proiezione verso l’avversario in caso di attacco. 

        Non devi mantenere lo stesso grado di flessione delle gambe per tutto il match, ma devi variarlo in funzione delle singole contingenze. Se prepari un attacco o

        ne prevedi uno imminente dell’avversario, comprimi i tuoi arti in modo ottimale, ma se ci sono durante il combattimento fasi meno intense cerca di alzare un

        po’ la guardia per sciogliere  i tuoi muscoli.

 

 

2       Posizionati davanti all’avversario rispettando meticolosamente la linea direttrice: così facendo avrai a disposizione in modo equidistante i suoi bersagli

          interni e quelli esterni.

                    Altrimenti, divergendo dalla sua guardia, concorrerai ad allungare, sia per te stesso che per lui, le linee d’attacco con la conseguenza di alterare

          all’infuori anche i siti delle rispettive parate.

 

 

 

òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò

 

Fai tu il maestro …trova l’errore

 

Un gesto tecnico dello schermitore può essere mal eseguito: si può depotenziare il gesto stesso

e offrire all’avversario maggiori possibilità.

(risposte a fondo giornata)

 

1

 

2

 

 

òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò

 

Microscopio tecnico

la FINTA

 

Scherma e Finta

            Quando siamo piccoli ci dicono di non dire mai le bugie e i deterrenti sono i soliti: le bugie hanno le gambe corte …ti si allunga il naso come a Pinocchio e similari.

            Tu quindi ti adegui: cresci trasparente come un parabrezza ben pulito, hai pochissimi segreti comunque del tutto trascurabili, sei un libro aperto anche se ancora non sai leggere.

            Poi un giorno ci pensa lo sport a proiettarti nella realtà: tra gli altri, un coach di pallacanestro, un allenatore di pallavolo o un maestro di scherma ad un certo punto ti parlano della …finta.

            Finta?! Ma non avevano detto che le bugie non si dicono mai! E nello sport non si deve sempre essere corretti?!

            Comunque grandissima invenzione la finta! Le stoccate diventano come …un “giallo”: devi leggere l’ultima pagina (aspettare che il colpo arrivi sul bersaglio) per scoprire chi è il colpevole (la natura della stoccata). E la scherma di conseguenza diventa sempre più appassionante a praticarla, ad insegnarla o solo anche a scriverne.

            La finta è un vero e proprio salto di qualità esistenziale: in effetti, se la teoria schermistica contemplasse solo le azioni semplici di offesa (notoriamente la botta dritta,  la cavazione, la battuta           e colpo, il filo) lo sviluppo degli assalti sulla pedana alla ricerca della stoccata vincente sarebbe oltremodo monotono e la sfida si limiterebbe solo su alcuni aspetti della tecnica: la misura, la scelta di tempo, la velocità.

            Come ben sappiamo questi ultimi costituiscono gli elementi fondamentali della scherma, in altre parole l’ideale spartito sul quale vengono eseguite le varie azioni. Ma la finta dischiude nuove modalità e numerosi altri percorsi per la lama che vuole giungere a bersaglio.

            La necessità dell’utilizzo della finta è dovuta al fatto che il rapporto tra le velocità di esecuzione dei movimenti tra i due contendenti è paritario o addirittura è in rimarchevole vantaggio a favore di uno dei due: quindi si rende necessaria la ricerca di una metodologia di colpo che aggiri questa situazione di svantaggio.

            Ecco che la filosofia del colpo, aggirando il concetto di velocità, si racchiude nel principio che, mentre nelle azioni semplici appunto con la velocità si vuole sorprendere la difesa dell’avversario e precedere temporalmente la sua compiuta esecuzione, nelle azioni con finta invece l’avversario viene coinvolto compiutamente nello sviluppo geometrico della stoccata. In effetti la sua superiore velocità è indotta a svilupparsi e ad esaurirsi in una direzione fittizia: il ferro, ingannato dalla finta del colpo ad allontanarsi dall’ideale sito di presidio del sottostante bersaglio, va alla ricerca del nulla.

            Questo escamotage tecnico ha il pregio, sicuramente per l’attaccante e meno per l’attaccato, di moltiplicare a dismisura la tipologia di azioni: in effetti  ogni azione semplice di attacco può essere fintata.

            Dunque la finta null’altro è che la simulazione di un colpo; ma nulla produrrebbe la finta in se stessa, se non fosse inserita in un rigoroso meccanismo esecutivo. Esaminiamone i vari elementi e momenti.

            Il presupposto dell’utilizzo della finta, come già evidenziato, risiede soprattutto nella necessità di non scendere in un terreno favorevole all’avversario, appunto la sua temuta velocità esecutiva della parata; tuttavia la finta può essere anche scelta per variare la natura della successione delle stoccate e rispondere , tra l’altro, ad un’esigenza tattica o puramente edonistica dell’attaccante.

            La finta in sé consiste in uno spostamento del proprio ferro, magari unitamente a quello di tutto il corpo, al fine di conferire maggiore veridicità al gesto, ferro che va ad avvicinarsi e a minacciare una specifica superficie di bersaglio, paventandone il raggiungimento.

            La finta di attacco, come effetto desiderato indotto, produce una o più contromosse  anche in simultanea dell’avversario: – uno spostamento della sua lama per intercettare e deviare il colpo dell’attaccante tramite la cosiddetta “parata” – l’esecuzione di un arretramento unito ad una parata – l’attuazione di una cosiddetta “uscita in tempo” al fine di utilizzare le caratteristiche spazio-temporali dell’attaccante per non essere colpiti e simultaneamente colpirlo.

            E’ dallo studio della tipologia di reazione dell’avversario che prende corpo la meccanica dell’azione con finta, anzi direi più specificatamente dalla reazione spontanea e quindi automatica dell’avversario; in effetti nulla garantisce che a parità di tipo di finta l’avversario risponda notoriamente e meccanicamente sempre e comunque allo stesso modo. Quindi i concetti di misura e scelta del tempo nel caso della finta non servono a sorpassare direttamente la difesa dell’avversario, ma comunque si devono utilizzare al meglio per conferire il maggior tasso possibile di veridicità alla finta in modo da scatenare la sua automatica e prevista reazione difensiva.

            Quindi, verificato come si comporta l’avversario, si deve procedere al rinvenimento degli idonei strumenti della tecnica schermistica per controbattere alle sue mosse da noi indotte.

            Come appena sopra accennato: – se si difende con la parata, il nostro ferro deve eludere questo tentativo d’intercettazione – se oltre che parare arretra, oltre la predetta elusione dobbiamo anche avanzare per restare a misura – se esce in tempo, è necessario effettuare un controtempo.

            Questi gli schemi in generale, poi, ovviamente è necessario, scendere al particolare.

            Nel caso di una parata: siccome l’avversario può eseguire diverse tipologie di parata (semplice, di contro e di mezza contro) è necessario conoscere prima dell’esecuzione dell’attacco con finta l’esatta configurazione di questa parata; esatta, perché notoriamente una parata semplice o di mezza contro si elude solo con una cavazione, invece una di contro solo con una circolata; in caso contrario la parata intercetta spazialmente il colpo.

            Nel caso di un’uscita in tempo: siccome l’avversario può scegliere tra diverse tipologie di uscita in tempo, è necessario conoscerne la natura per essere pronti a controbattere a nostra volta o con una presa di ferro o addirittura con una nostra uscita in tempo.

            La meccanica della finta semplice può poi estendersi alla doppia finta, ovvero ad una rapida successione di due parate consecutive; e siccome le parate possono essere sia semplici che di contro, di conseguenza si possono configurare quattro diverse tipologie di successioni: due parate semplici, due parate di contro, la prima semplice e la seconda di contro, la prima di contro e la seconda semplice. Ne consegue che, in caso di azioni di doppia finta, l’attaccante anche in questo caso debba necessariamente conoscere la natura delle due parate in successione, pena l’intercettazione del suo colpo. A questo proposito, anche se in teoria le finte e le parate potrebbero proseguire sino all’infinito,  i trattati di scherma sono soliti spingersi solo alla doppia finta; ciò per il semplice motivo che un attacco troppo prolungato con tante finte nel tempo suggerirebbe di per sé l’ovvia contraria del colpo d’arresto.

            Tutto quanto detto concerne la meccanica del o dei colpi fintati; resta ora da affrontare l’argomento della tempistica.

            Riassumendo in schema lo svolgimento di un colpo con finta: esecuzione della finta, attesa della reazione difensiva, sua elusione, raggiungimento finale del bersaglio.

            Pur soggetto ai giusti presupposti di misura e scelta del tempo, l’inizio dell’attacco con finta è assolutamente a discrezione dell’attaccante; invece le successive fasi, per la felice conclusione della stoccata, si devono necessariamente dipanare secondo una precisa tempistica esecutiva legata a differenti fattori.

            In effetti dopo l’esecuzione della finta l’attaccante deve ovviamente attendere i tempi di reazione ad essa e sintonizzare temporalmente i movimenti tecnici della sua elusione a quelli della parata dell’avversario (in questa fase dunque la velocità dell’azione di finta sarà relativa); solo dopo la mancata intercettazione del suo ferro, quando cioè la parata dell’avversario non avrà prodotto lo sperato effetto difensivo, l’attaccante potrà andare finalmente a bersaglio secondo le sua massime possibilità (in questa fase la velocità dell’azione sarà quindi assoluta).

            In sintesi, per tutto quanto espresso, l’azione con finta conferma la sua grande importanza nella capacità di gestite tecnicamente lo svolgimento di un match; tuttavia non sono da nascondere le insidie alle quali deve statisticamente sottostare soprattutto colui che ne abusa: l’avversario può avvedersene e reagire opportunamente.           

           

           

òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò           

           

 Per gli amanti dei REBUS          

 

       

        (6)

 

 

    

 

 

 

     (7 – 1 – 7)

 

     RI                                                              

                                  D’

 

 

òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò

 

Uno spezzone di film per ricordarci di chi siamo gli eredi

 

 

Discorso di Alessandro il macedone sul fiume Ifasi

 

 

òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò

 

Ecco un mio ANEDDOTO 

 

 

 

òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò

 

Un’azione schermistica al giorno vi toglie il maestro di torno!

(ovviamente scherzo)

 

 

 

òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò

 

INTRATTENIMENTO SCHERMISTICO

Scherma e logica

 

 

òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò

 

Risposte ai PERCHE’

 

1          Tutto dipende dal tempo di contatto tra le due lame: se si risolve solo in un brevissimo urto la parata è definita di picco, se invece si prolunga

             maggiormente   è definita di tasto. Ovviamente la prima tipologia di parata esclude per chi la effettua la possibilità di rispondere di filo

 

2      Poiché coesistono bersagli avanzati (polso, avambraccio, piede e coscia) e bersagli arretrati (quelli del tronco), lo sciabolatore e lo spadista devono

         preventivamente e alternativamente decidere su quale distanza posizionarsi.

         Se la misura, è quella del fioretto, quella cosiddetta giusta, i bersagli del tronco si raggiungono tramite l’affondo, per cui per quelli avanzati è sufficiente la

         distensione del braccio.armato; diversamente, essendo la misura giusta parametrata rispetto ai bersagli avanzati, per raggiungere il tronco sarà necessario

          effettuare un passo avanti affondo

   

3       Il soprannome deriva dalla sezione della loro lama, appunto triangolare

 

 

Risposte a Trova l’errore

 

1       Lo spadista di sinistra effettua un colpo d’arresto, ma scompone notevolmente la sua postura guardia;

         perde quindi conseguentemente la precisione di punta

 

2     Lo schermitore a sinistra produce un affondo errato:

a   il busto non è profilato e quindi si alterano gli equilibri   fisici sia del meccanismo dell’allungo, sia della postura finale dell’allungo, sia del ritorno in guardia

b   la gamba dietro è flessa ed il piede sottostante non è completamente a terra quindi non può aver dato all’allungo la forza propulsiva migliore

c   il busto non è profilato quindi offre una maggiore superficie di bersaglio

 

Risposte ai rebus

1   Saluto

 

2   Ripresa d’affondo

 

òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò

òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò

 

 

 

9

 

Cominciamo con un articolo

 

Scherma e Finta

            Quando siamo piccoli ci dicono di non dire mai le bugie e i deterrenti sono i soliti: le bugie hanno le gambe corte …ti si allunga il naso come a Pinocchio e similari.

            Tu quindi ti adegui: cresci trasparente come un parabrezza ben pulito, hai pochissimi segreti comunque del tutto trascurabili, sei un libro aperto anche se ancora non sai leggere.

            Poi un giorno ci pensa lo sport a proiettarti nella realtà: tra gli altri, un coach di pallacanestro, un allenatore di pallavolo o un maestro di scherma ad un certo punto ti parlano della …finta.

            Finta?! Ma non avevano detto che le bugie non si dicono mai! E nello sport non si deve sempre essere corretti?!

            Comunque grandissima invenzione la finta! Le stoccate diventano come …un “giallo”: devi leggere l’ultima pagina (aspettare che il colpo arrivi sul bersaglio) per scoprire chi è il colpevole (la natura della stoccata). E la scherma di conseguenza diventa sempre più appassionante a praticarla, ad insegnarla o solo anche a scriverne.

            La finta è un vero e proprio salto di qualità esistenziale: in effetti, se la teoria schermistica contemplasse solo le azioni semplici di offesa (notoriamente la botta dritta,  la cavazione, la battuta           e colpo, il filo) lo sviluppo degli assalti sulla pedana alla ricerca della stoccata vincente sarebbe oltremodo monotono e la sfida si limiterebbe solo su alcuni aspetti della tecnica: la misura, la scelta di tempo, la velocità.

            Come ben sappiamo questi ultimi costituiscono gli elementi fondamentali della scherma, in altre parole l’ideale spartito sul quale vengono eseguite le varie azioni. Ma la finta dischiude nuove modalità e numerosi altri percorsi per la lama che vuole giungere a bersaglio.

            La necessità dell’utilizzo della finta è dovuta al fatto che il rapporto tra le velocità di esecuzione dei movimenti tra i due contendenti è paritario o addirittura è in rimarchevole vantaggio a favore di uno dei due: quindi si rende necessaria la ricerca di una metodologia di colpo che aggiri questa situazione di svantaggio.

            Ecco che la filosofia del colpo, aggirando il concetto di velocità, si racchiude nel principio che, mentre nelle azioni semplici appunto con la velocità si vuole sorprendere la difesa dell’avversario e precedere temporalmente la sua compiuta esecuzione, nelle azioni con finta invece l’avversario viene coinvolto compiutamente nello sviluppo geometrico della stoccata. In effetti la sua superiore velocità è indotta a svilupparsi e ad esaurirsi in una direzione fittizia: il ferro, ingannato dalla finta del colpo ad allontanarsi dall’ideale sito di presidio del sottostante bersaglio, va alla ricerca del nulla.

            Questo escamotage tecnico ha il pregio, sicuramente per l’attaccante e meno per l’attaccato, di moltiplicare a dismisura la tipologia di azioni: in effetti  ogni azione semplice di attacco può essere fintata.

            Dunque la finta null’altro è che la simulazione di un colpo; ma nulla produrrebbe la finta in se stessa, se non fosse inserita in un rigoroso meccanismo esecutivo. Esaminiamone i vari elementi e momenti.

            Il presupposto dell’utilizzo della finta, come già evidenziato, risiede soprattutto nella necessità di non scendere in un terreno favorevole all’avversario, appunto la sua temuta velocità esecutiva della parata; tuttavia la finta può essere anche scelta per variare la natura della successione delle stoccate e rispondere , tra l’altro, ad un’esigenza tattica o puramente edonistica dell’attaccante.

            La finta in sé consiste in uno spostamento del proprio ferro, magari unitamente a quello di tutto il corpo, al fine di conferire maggiore veridicità al gesto, ferro che va ad avvicinarsi e a minacciare una specifica superficie di bersaglio, paventandone il raggiungimento.

            La finta di attacco, come effetto desiderato indotto, produce una o più contromosse  anche in simultanea dell’avversario: – uno spostamento della sua lama per intercettare e deviare il colpo dell’attaccante tramite la cosiddetta “parata” – l’esecuzione di un arretramento unito ad una parata – l’attuazione di una cosiddetta “uscita in tempo” al fine di utilizzare le caratteristiche spazio-temporali dell’attaccante per non essere colpiti e simultaneamente colpirlo.

            E’ dallo studio della tipologia di reazione dell’avversario che prende corpo la meccanica dell’azione con finta, anzi direi più specificatamente dalla reazione spontanea e quindi automatica dell’avversario; in effetti nulla garantisce che a parità di tipo di finta l’avversario risponda notoriamente e meccanicamente sempre e comunque allo stesso modo. Quindi i concetti di misura e scelta del tempo nel caso della finta non servono a sorpassare direttamente la difesa dell’avversario, ma comunque si devono utilizzare al meglio per conferire il maggior tasso possibile di veridicità alla finta in modo da scatenare la sua automatica e prevista reazione difensiva.

            Quindi, verificato come si comporta l’avversario, si deve procedere al rinvenimento degli idonei strumenti della tecnica schermistica per controbattere alle sue mosse da noi indotte.

            Come appena sopra accennato: – se si difende con la parata, il nostro ferro deve eludere questo tentativo d’intercettazione – se oltre che parare arretra, oltre la predetta elusione dobbiamo anche avanzare per restare a misura – se esce in tempo, è necessario effettuare un controtempo.

            Questi gli schemi in generale, poi, ovviamente è necessario, scendere al particolare.

            Nel caso di una parata: siccome l’avversario può eseguire diverse tipologie di parata (semplice, di contro e di mezza contro) è necessario conoscere prima dell’esecuzione dell’attacco con finta l’esatta configurazione di questa parata; esatta, perché notoriamente una parata semplice o di mezza contro si elude solo con una cavazione, invece una di contro solo con una circolata; in caso contrario la parata intercetta spazialmente il colpo.

            Nel caso di un’uscita in tempo: siccome l’avversario può scegliere tra diverse tipologie di uscita in tempo, è necessario conoscerne la natura per essere pronti a controbattere a nostra volta o con una presa di ferro o addirittura con una nostra uscita in tempo.

            La meccanica della finta semplice può poi estendersi alla doppia finta, ovvero ad una rapida successione di due parate consecutive; e siccome le parate possono essere sia semplici che di contro, di conseguenza si possono configurare quattro diverse tipologie di successioni: due parate semplici, due parate di contro, la prima semplice e la seconda di contro, la prima di contro e la seconda semplice. Ne consegue che, in caso di azioni di doppia finta, l’attaccante anche in questo caso debba necessariamente conoscere la natura delle due parate in successione, pena l’intercettazione del suo colpo. A questo proposito, anche se in teoria le finte e le parate potrebbero proseguire sino all’infinito,  i trattati di scherma sono soliti spingersi solo alla doppia finta; ciò per il semplice motivo che un attacco troppo prolungato con tante finte nel tempo suggerirebbe di per sé l’ovvia contraria del colpo d’arresto.

            Tutto quanto detto concerne la meccanica del o dei colpi fintati; resta ora da affrontare l’argomento della tempistica.

            Riassumendo in schema lo svolgimento di un colpo con finta: esecuzione della finta, attesa della reazione difensiva, sua elusione, raggiungimento finale del bersaglio.

            Pur soggetto ai giusti presupposti di misura e scelta del tempo, l’inizio dell’attacco con finta è assolutamente a discrezione dell’attaccante; invece le successive fasi, per la felice conclusione della stoccata, si devono necessariamente dipanare secondo una precisa tempistica esecutiva legata a differenti fattori.

            In effetti dopo l’esecuzione della finta l’attaccante deve ovviamente attendere i tempi di reazione ad essa e sintonizzare temporalmente i movimenti tecnici della sua elusione a quelli della parata dell’avversario (in questa fase dunque la velocità dell’azione di finta sarà relativa); solo dopo la mancata intercettazione del suo ferro, quando cioè la parata dell’avversario non avrà prodotto lo sperato effetto difensivo, l’attaccante potrà andare finalmente a bersaglio secondo le sua massime possibilità (in questa fase la velocità dell’azione sarà quindi assoluta).

            In sintesi, per tutto quanto espresso, l’azione con finta conferma la sua grande importanza nella capacità di gestite tecnicamente lo svolgimento di un match; tuttavia non sono da nascondere le insidie alle quali deve statisticamente sottostare soprattutto colui che ne abusa: l’avversario può avvedersene e reagire opportunamente.

            Innanzitutto quest’ultimo può variare la tipologia di parata, facendo quindi saltare lo schema che l’attaccante si era prefigurato tramite un buon scandaglio; in secondo luogo, tutti i tempi tecnici devoluti alla finta di un colpo costituiscono altrettante golose opportunità per chi subisce l’attacco per uscire in tempo tramite il colpo d’arresto.

            Comunque il grande valore tecnico della finta risiede soprattutto nel dubbio amletico che assale colui che subisce un attacco: sarà semplice o con finta?

                                                                                                  M° Stefano Gardenti

 


 

 

Un po’ di strategia

 

Alternanza Attacco / Difesa

 

 

 

—————————————-

 

Ecco un’altra azione schermistica composta

 

 

 

———————————————-

 

Geometria e Fisica nella scherma

 

I siti tecnici attorno al corpo

 

     I trattati fanno stazionare in genere il braccio armato nella postura di guardia in attesa di sviluppare la sua attività, offensiva o difensiva (oggi invece nel fioretto è invalso molto l’uso di assumere una costante posizione d’invito).

     A questo proposito la porzione di spazio prospiciente i propri bersagli è suddivisa in vari quadranti, rispetto ai quali si vengono a determinare posizioni standardizzate della mano armata.

     Ciò avviene non tanto e solo ai fini della tutela delle singole parti corporee cioè della difesa, ma anche in relazione alle ipotetiche linee d’attacco che, entrando in relazione con le geometrie della lama avversaria, portano al bersaglio antagonista.

     Questi siti sono variamente distribuiti nello spazio circostante lo schermitore e tengono conto, in conseguenza della postura di guardia, della maggior esposizione della parte interna del tronco: i siti esterni sono molto più prossimi al corpo di quanto non lo siano quelli interni

 

 

 

Come si vede nella figura sono riportati anche siti spaziali diversi da quelli canonizzati dai trattati italiani: sono del parere infatti che una vera e consapevole conoscenza nasca anche e soprattutto dal confronto con tutte le idee espresse su un certo tema.

     A proposito della linea esterna bassa, come sappiamo, la diversificazione tra seconda ed ottava è incentrata sulla posizione del pugno armato: nel primo caso esso è di terza (cioè con il dorso della mano a destra), mentre nell’altro è di seconda (cioè con il dorso della mano in alto l’alto).

     L’importanza della standardizzazione dei siti in discussione risiede non tanto e solo nella loro ubicazione equidistante dai bersagli sottostanti da tutelare in tempi ottimali, quanto anche nella migliore ed economica deambulazione tra un sito e l’altro causata da un’azione fintata dell’avversario.

 

 

Passando alla sciabola: 

 

 

 

 

 

—————————————-

 

Ora parliamo di accezione del Tempo nella scherma

 

Il tempo schermistico

 

 

————————————————

 

Ecco la presentazione di un mio lavoro che potete

scaricare gratuitamente sul mio sito:

https://www.passionescherma.it/libri-e-audiolibri-da-scaricare/

 

 

Specificità nel fioretto, nella sciabola e nella spada

 

Nei miei scritti precedenti, più di una volta, mi sono posto la questione del massimo comun divisore tra le tre specialità della scherma: indubbiamente sono più i punti di contatto tra le tre armi di quelli che invece le differenziano e quindi le caratterizzano. In effetti un robusto fil rouge collega il fioretto, la sciabola e la spada.

Ebbene stavolta mi sono messo dalla prospettiva completamente opposta; mi sono cioè posto la questione di offrire al lettore una sintetica ma esaustiva elencazione delle differenze tra le tre diverse armi ovvero uno studio sulle loro specificità.

Troppo spesso lo schermitore si considera soltanto fiorettista, sciabolatore o spadista: la categoria aristotelica più omnicomprensiva cui essi appartengono è invece, spesso a loro insaputa, quella di schermitore.

In effetti quasi sempre ci si specializza in una determinata specialità perché il Circolo che frequentiamo si dedica soprattutto ad essa o perché il maestro che ci guida ha fatto lui le scelte per noi.

Indubbiamente le caratteristiche fisiche e caratteriali del neofita che si affaccia in una sala inducono i tecnici ad indirizzarlo verso l’una o l’altra arma; comunque io ritengo che ogni maestro dovrebbe offrire, come un buon gelataio, tutti e tre gusti della scherma.

E’ altrettanto vero che difficilmente un tecnico, pur avendo conseguito il titolo magistrale alle tre armi, possa insegnare allo stesso livello in tutte e tre le specialità; ed è altrettanto vero che soprattutto nelle Società piccole si è costretti ad assemblare i tiratori in una stessa attività.

Ma il discorso che io faccio è diverso, è di tipo prevalentemente culturale.

Ogni insegnante dovrebbe, al momento opportuno, far conoscere con qualche lezione e magari con qualche assalto controllato e seguito, anche le specialità che l’allievo non conosce ancora.

Quest’attività, pur limitata e circoscritta nel tempo, non può far altro che produrre fruttuosi benefit per lo schermitore: completa le sue conoscenze, può stimolare qualche aspetto tecnico a beneficio dell’arma in cui sta competendo (ad esempio la sciabola stimola la velocità e la determinazione più di ogni altra arma, come la spada induce maggiormente alla riflessione e all’attesa), lo può incuriosire, perché no, lo può ulteriormente divertire.

I miei lavori in questo settore, lungi dall’essere mere ed astratte speculazioni esoteriche, sono invece di natura essoterica, cioè rivolte a tutti nell’ottica della divulgazione della conoscenza.

Lo scritto prende in considerazione con grandangolo tutte le specificità: dalle norme regolamentari della conformazione delle armi, alla teoria, dalla tattica schermistica alla diatriba tra armi convenzionali (fioretto e sciabola) ed arma da terreno (la spada).

 

———————————————–

 

 

Guardiamo un po’ se è capitato anche a voi:

Le ultime parole famose del maestro

 

 

Maestro: Dobbiamo riparlare dell’affondo

 

 

Maestro: Ragazzi, non scherzate mai con le armi

 

 

Maestro: Aspettala in parata

 

 

 

————————————————–

 

 

L’angolo di Marcel Proust …per non dimenticare

 

Amici -Nemici

 

 

——————————————

 

Vero o falso ?

(le risposte in fondo alla giornata)

 

 

1   Scandaglio e traccheggio sono la stessa cosa

 

2    Le posizioni del pugno sono 7

 

3     L’arma si deve impugnare applicando sul manico una forza costante

 

 

——————————————————–

 

 

Proviamo a dirlo in musica

 

Comincia il match

 

Abbiamo messo la prima stoccata

 

Abbiamo vinto

 

 

 

 

———————————————

 

Risposte

 

Vero o falso

 

1   Falso: lo scandaglio si riferisce all’attività finalizzata per verificare in che modo l’avversario si difende;

      mentre il traccheggio si riferisce all’attività finalizzata a nascondere l’inizio del proprio attacco

 

2    Vero: sono – di prima, di seconda, di terza, di quarta, di prima in seconda, di seconda in terza, di terza in quarta

 

3     Falso: la presa sul manico deve variare a seconda delle situazioni; in genere si deve informare alla leggerezza,

        ma in presenza di battute proprie e/o dell’avversario o in presenza del raggiungimento del bersaglio, è necessario

        incrementare anche se di poco la forza muscolare (la cosiddetta stretta in tempo)

 

 

———————————————

———————————————

 

 

 

 

8

 

Cominciamo con qualche PERCHE’, magica parola

(le risposte in fondo all’almanacco del giorno)

 

  • 1   Perché da un legamento dell’avversario la cavazione a toccare non deve far descrivere alla punta un semicerchio nello spazio?

 

  •  2  Perché l’esecuzione della difesa col ferro, cioè la parata, va ritardata il piu’ possibile?  

 

  • 3  Perché nella specialità della spada in caso di parata e risposta al distacco dell’avversario è più conveniente la rimessa, anziché la controparata e        risposta?

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

 

Ecco un audio sulla VELOCITA’ con qualche doverosa precisazione da fare

 

 

 

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

Dai brani della vita veramente vissuta di uno schermitore = ANEDDOTO

 

La spada smarrita

            Ho cominciato a tirare di spada al CAS Milano perché i miei amici sciabolatori erano così pochi che spesso ero l’unico bitagliente in sala.

            Fatta la mia buona lezione di sciabola con il grande maestro Kewey, andavo dal custode e mi facevo prestare una spada e il relativo passante: il manico era francese, cioè liscio, e questo mi procurava non pochi problemi per l’impugnatura. In effetti la scuola milanese dei Mangiarotti era basata su questo manico in quanto il padre Giuseppe aveva importato la spada agonistica in Italia proprio dalla vicina Francia agli inizi del ‘900.

            Comunque a me questo tipo di manico non andava proprio: mi sembrava di avere in mano una specie di scopa ingovernabile. Mi lamentavo proprio di questo con i miei compagni spadisti, che, giustamente insensibili a questo mio handicap, continuavano a bastonarmi solennemente. Poi un giorno, tornando da una gara, Guerini (ricordo purtroppo solo il cognome) mi disse: Guarda cosa ho trovato nella sacca; e mi regalò la prima spada con comodo manico anatomico che avessi visto.

            Un altro amico che era stato alla stessa gara mi raccontò poi di aver sentito lo speaker della gara dire più volte: Chi avesse per errore messo una spada non sua nella sacca, per favore, la restituisca.

 

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

Questa volta invece di andare alla ricerca degli errori dei nostri amici sulla pedana,

cerchiamo invece il pregio delle loro azioni

(le risposte in fondo all’almanacco del giorno)

 

1

 

2

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

 

Dacci oggi la nostra AZIONE COMPLESSA  quotidiana !

 

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

Un pizzico di strategia schermistica non fa mai male

 

 

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

Qualche immagine che parla da sé

 

 

Darwin e la Scherma

 

 

Peggio della superficie della Luna !

 

 

 

I pixels dello schermitore

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

Ecco un articolo su un tema un po’ scottante !

 

 

Scherma e sconfitta

            Un esempio molto calzante che si potrebbe fare per  illustrare la cosiddetta concezione manichea della vita potrebbe essere questa: a tutti piace vincere, a nessuno perdere. Bella scoperta! (a meno di non essere dei masochisti).

            Eppure perdere fa parte dei giochi: tranne la “patta” degli scacchisti, il “pareggio” sui campi di calcio e pochi altri esempi da poter fare, in tutti gli altri casi c’è chi vince e, conseguentemente, c’è chi perde.

La sfida è un nostro modello ancestrale per rapportarci con il mondo esterno e lo scontro, di qualsivoglia natura sia, fa parte del nostro DNA: confrontarsi, misurarsi, combattere per avere il sopravvento su qualcuno è un atteggiamento che ci riporta alle nostre origini e, purtroppo, anche ai nostri tempi, dove tutto nella Società è presentato oggi sotto forma di sfrenata e deregolata competizione con l’altro.

Comunque chi accetta un “duello” lo sa da prima che si può perdere; d’altra parte chi per viltà o similari non accetta “sfide” non perderà certo mai, ma la vita lo bollerà come un totale perdente ante litteram.

Ai  “combattimenti” quindi è impossibile sottrarsi; tanto vale prepararsi adeguatamente e tirar fuori unghie – denti e quant’altro a disposizione.

Qui, ora, ci siamo riproposti di parlare di quell’incresciosa situazione che è la sconfitta.

Che dire?! Partirei da una canzonetta (non poi così canzonetta!) degli anni ’60: i Rokes cantavano “Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere”.

Frase molto razionale, molto pragmatica e soprattutto reale se si pensa che su tutto un numeroso lotto di concorrenti alla fine della gara uno solo è il vincitore e tutti gli altri sono gli sconfitti.

Ma ecco che già il concetto di “relativo” può soccorrere i soccombenti: ad esempio uno schermitore con una posizione molto bassa nel ranking entra in finale e poi perde; uno molto giovane di età che riesce a piazzarsi bene in una gara assoluta e poi perde magari nei quarti di finale; un tiratore specializzato in un’arma che prende parte ad un torneo di un’altra specialità e che riesce ad arrivare ai piedi del podio; uno può uscire sempre al primo turno (questo è un ricordo personale di uno dei miei numerosi compagni di sala), finché finalmente riesce un giorno a passare al secondo, dove poi regolarmente esce. In questi casi e in altri si risulta sconfitti, ma si può anche essere molto soddisfatti della propria prestazione. Quindi c’è sconfitta e sconfitta.

Poi diamo a Cesare quel che è di Cesare! Essere medaglia d’argento, di bronzo, ma anche finalista ad una gara importante, diciamo un campionato nazionale, un trofeo valido per la Coppa del mondo per non dire un’Olimpiade, non è poi cosa assolutamente da buttare via: i più ci metterebbero una firma grossa così e, a richiesta, farebbero anche salti mortali! Forse ai tempi d’oggi spesso si perde il senso della misura: il martellamento della Società contemporanea (anche non nelle competizioni sportive), è quello di vincere, vincere, solo vincere; chi segue il vincitore quasi è nulla, invece è gloriosamente 2° – 3° e così via sino al penultimo (l’ultimo invece non ha proprio scuse, anche se può appellarsi al principio “l’importante è partecipare” . La classifica di una gara da il suo responso finale: “A ciascuno il suo”, dicevano i nostri antenati romani, che erano persone molto quadrate e pragmatiche.

Ma veniamo ora alle conseguenze della sconfitta ed analizziamo le varie situazioni che possono venire a crearsi.

Diciamo innanzitutto che come insegna una sconfitta, mai nessuna vittoria potrà farlo: colui che si è affermato è alquanto distratto emotivamente dalla sua prestazione e può avere solo una conferma indiretta che la sua generale condotta di gara, risultando vincitore, è stata appunto quella  più idonea. Il più delle volte non potrà aggiungere nulla di nuovo al suo bagaglio tecnico – tattico – strategico.

Al contrario, chi subisce la sconfitta, se è persona intelligente o comunque se è allenato da persona intelligente, non potrà esimersi dall’esaminare il o i perché del proprio insuccesso; e da questo esame con probabilità emergeranno lacune e/o correzioni da cercare di apportare al modo di combattere sulla pedana in modo tale da poter progredire nel proprio rendimento. Quindi la vittoria appaga, ma la sconfitta stimola.

Perdere è comunque un richiamo alla realtà; perdere offre una misura di se stesso; perdere può quindi rappresentare un ottimo corroborante di crescita.

Un altro aspetto non trascurabile di un insuccesso sulla pedana è costituito dalla sua entità: in effetti si può perdere in diversi modi. Si può essere sconfitti in modo netto e allora con il maestro si deve ripartire dal famoso detto del ciclista Bartali: “L’è tutto sbagliato l’è tutto da rifare”. Si può perdere anche all’ultima stoccata: dal punto di vista dell’esito finale non è che cambi molto, ma perdere sul celebre filo di lana, anche se la sconfitta risulta nell’immediato più cocente delle altre, almeno comporta una certa equivalenza di valori espressi nel match e fa ben sperare per il futuro.

Fondamentale poi è il lato caratteriale dello schermitore: è ammissibile che una sconfitta comporti sul momento una forte delusione e un abbattimento psicologico, ma, e qui si vede appunto la forza interiore di un soggetto, subito dopo devono subentrare nuove energie mentali che possano supportare un desiderio di rivincita, di rivalsa e di riscatto. Anzi la sconfitta, se gestita caratterialmente al meglio, può rappresentare un vero e proprio trampolino psicologico, esortando il soggetto ad incrementare la propria preparazione fisica e tecnica al fine di ottenere da se stessi una prestazione migliore. Il che, ovviamente, non vuol dire che per diventare più forte uno schermitore deve perdere; il significato invece è quello di cercare di convertire in energia positiva anche gli accadimenti avversi.

Se lo schermitore non ha questa capacità di recupero mentale, è bene che si dedichi ad altre attività che non comportino alcun tipo di competizione. Infatti il vero schermitore deve amare il confronto per il confronto; questo è il suo essenziale terreno di coltura fisico – tecnico – tattico – strategico e psicologico: il responso della pedana è ovviamente importante, ma sotto certi aspetti diventa quasi secondario.

In ultima analisi poi, di gare ce ne sono tante e si può sempre confidare nel futuro, magari cambiando un po’ il testo della canzonetta ricordata in precedenza: “Non sempre si può perdere, speriamo qualche volta di poter vincere”.

                                                                                                                                                                                                                          M° Stefano Gardenti

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

La Settimana Enigmistica a tema !

 

 

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

Infine ecco qualche brano di PENSIERI E PAROLE  nella scherma

 

Tirare di scherma con un avversario è come discutere con lui: proponi un argomento e poi verifichi le sue risposte (ecco lo “scandaglio”); con certe parole provochi l’interlocutore (ecco un “invito”); trovi la giusta confutazione ad una sua argomentazione (ecco che “pari e rispondi”); lo confondi con tante parole per spiazzarlo (ecco il “traccheggio”); il tuo interlocutore perde un po’ la sua vis oratoria e tu intervieni prontamente (ecco un arresto); porti artatamente il discorso su certi argomenti che conosci bene per poi controbatterli (ecco un “controtempo”) …e così via.

             Ecco perche nei trattati di scherma si parla di fraseggio schermistico.

 

 

Fammi vedere come tiri e ti dirò chi sei: la pedana è una specie di specchio dell’animo dello schermitore.

               Il suo carattere e la sua personalità si traducono, almeno statisticamente, nella scelta ricorrente di tattiche e di specifiche azioni. Per di più, approfittando della maschera che ne nasconde il volto e crea di conseguenza una frattura col mondo esterno, lo schermitore rivela i suoi genuini tratti psicologici: ecco che un timido diventa aggressivo con un’arma in mano, ecco che un gradasso nella stessa situazione smarrisce la sua spavalderia.

 

 

Lo schermitore è un paziente costruttore di piccole vittorie (le singole stoccate) e di piccole battaglie (gli assalti); tutto questo al fine di vincere una specie di guerra (la vittoria in una determinata gara).

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

RISPOSTE

ai perché:

 

1          Perché la strada geometricamente più breve risulta quella di una spirale avanzata: la traiettoria deve contemporaneamente coniugare lo

            svincolarsi e il dirigersi subito verso il bersaglio

 

2          Per il semplice fatto che l’attacco potrebbe essere solo fintato e condotto quindi solo per indurre la lama che difende ad un inutile spostamento,

             atto solo a scoprire il bersaglio opposto. Più si riesce a ritardare la parata (almeno sino all’ultimo tempo utile), più si hanno probabilità di

             scoprire il possibile inganno

 

3          Per una questione geometrica: se idealmente facciamo un fermo immagine nell’istante in cui la parata si perfeziona, possiamo constatare che la

             punta deviata dell’attaccante è comunque più prossima all’originario bersaglio di quanto non lo sia la punta di colui che ha parato rispetto al

             bersaglio sui cui si appresta ad indirizzare la risposta. Ricordiamoci che siamo in una specialità in cui non c’è alcuna convenzione, bensì solo il

             concetto di pura precedenza temporale del colpo: a parità di velocità una distanza più breve si percorre in minor tempo

      

 

    

RISPOSTE

al pregio delle azioni

1       Lo spadista di destra ha ben eseguito una frecciata: –  il piede dietro è stato la rampa di lancio – il corpo è ben defilato anche con il braccio dietro –

         la proiezione in avanti dell’intero corpo è ben equilibrata – il braccio armato è  allungato – il bersaglio è raggiunto prima che il piede dietro tocchi

         terra

 

2      Lo spadista di destra attacca e quello di sinistra reagisce effettuando un colpo d’arresto al braccio con leggera opposizione che quindi devia verso

        l’alto la lama avversario.

 

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

 

 

 

7

 

Oggi cominciamo con un breve excursus sulle varie

CATEGORIE DI AZIONI SCHERMISTICHE

 

 

 

==========================================

 

 

Dalla tecnica passiamo ora alla TATTICA

 

 

======================================

 

 

Ancora un balzo e siamo alla STRATEGIA

 

 

 

==========================================

 

 

 

Minipausa con qualche vignetta

 

 

 

 

 

 

============================================

 

 

 

Un articolo che coinvolge un importante sentimento umano

Scherma e desiderio

 

            I sogni son desideri chiusi in fondo al cuor; di notte diventan veri… così canta con leggerezza e speranza l’indimenticabile Cenerentola di Walt Disney.

            In effetti il desiderio esercita una grandissima spinta per gli esseri umani: è una molla che caricata con pazienza, costanza e buona cura può portare a traguardi in partenza assolutamente insperati. Così magari un ragazzino corona il sogno che ha avuto sin da piccolo di diventare ingegnere, dottore, ballerino, cantante o quant’altro; così un innamorato dopo una serrata corte sposa la sua bella; oppure qualcuno riesce finalmente a fare il giro del mondo; se volete partecipare alla lista dei desideri, accomodatevi pure!

            Desiderare e sognare di concerto è una magnifica possibilità: è un’utilissima stella polare con cui muoversi nella vita quotidiana.

            L’importante poi, stabilità una meta ideale, è profondere tutte le proprie energie o almeno gran parte di esse per avere la probabilità prima o poi di raggiungerla: in effetti per arrivare al fantastico si deve percorrere la dura erta del reale.

            Questo è molto positivo per l’essere umano in quanto, capito che la celebre manna cadeva solo nei racconti della Bibbia, potenzia la sua volontà, che rappresenta senza alcun dubbio una moltiplica fondamentale per i suoi eventuali carismi personali.

            La scherma non è diversa da tutte le altre attività sportive, anzi non è affatto diversa dalle vicende della vita quotidiana in genere: tutto ciò che abbiamo espresso nelle precedenti righe di esordio vale ovviamente anche per la nostra disciplina.

            Si entra da neofiti in sala per provare la scherma e soprattutto per giocare assieme a nuovi amici; se ci piace ci iscriviamo anche per il secondo anno e così comincia la nostra avventura sportiva.

            In genere oggi si inizia così in tenera età che è difficile avere in testa dei precisi obiettivi che non siano il divertimento e la curiosità; poi comincia l’attività agonistica e, se qualcuno ha particolari doti, emerge dalla massa alle prime gare a cui partecipa e comincia a desiderare di vincere o comunque di far bella figura alle competizioni.

            Più passano gli anni e più entra in funzione quello che chiamerei l’imbuto del merito: mi spiego, si parte in tanti dalla parte larga e si esce in pochi da quella stretta; i desideri si affinano sempre di più e il futuro comincia ad essere disseminato da traguardi che ci spingono sempre più in avanti: campionato sociale, campionato regionale, quello nazionale, convocazione in Nazionale giovanile e poi quella assoluta …e i gradini aumentano.

            Il desiderio di arrivare si fa però sempre più esigente in quanto per continuare a progredire è necessario impegnarsi sempre di più: si rosicchia un po’ di tempo alle amicizie, agli altri hobby e ad altri interessi, si torna a casa la sera tardi, vai in trasferta per le gare e poi ti tocca far da solo il compito in classe; magari la ragazzina o il ragazzino del cuore si lamentano perché si sentono trascurati; talvolta diventa un mestiere. E’ proprio dura; ma lo spirito di sacrificio è il miglior investimento per i desideri da esaudire; i maestri raccontano sempre l’eterna  favola dell’agricoltore: Chi semina, può sperare di raccogliere.

            Poi il desiderio, la bella favola, diventa realtà: si veste la maglia azzurra, si vincono i Giochi Olimpici o, un gradino sotto, i campionati del mondo; scendendo ulteriormente i campionati nazionali, regionali, i trofei e così via. Ma questo compete a pochi, i migliori; mentre tutti gli altri si devono accontentare di minori conquiste, giù giù sino a chi non ha mai vinto nulla o quasi.

            C’est la vie è filosofia consolatoria del poi, ma questa non è nemmeno la vera realtà; ci ha pensato Dante Alighieri ad inventare la teoria del vasel per spiegarci la beatitudine delle anime nel suo Paradiso: come fanno quelle appartenenti ad un cielo più esterno e quindi più distante da Dio ad esser beate tanto quanto quelle che si sono conquistate in vita il merito di essergli più prossime? Ognuna di esse è come un contenitore e quando questo risulta ricolmo è al suo massimo e poco importa se la quantità che riesce a contenere non è uguale. …e se lo dice Dante!

            Del resto la felicità, a cui ognuno di noi aspira tramite i suoi desideri e sogni, non può essere volta a traguardi irragionevoli e deve invece sempre poggiare intelligentemente su basi almeno di possibile probabilità; altrimenti il mancato raggiungimento di un certo tipo di traguardo cagionerebbe più delusione e dolori che gioie. Noi che, ahimè siamo adulti, lasciamo le belle favole ai bambini o a chi ci vuole credere per forza e vive con la testa tra le nuvole.

            Unicuique suum, dicevano gli antichi: in effetti chi riconosce i propri limiti senz’altro riesce di conseguenza ad accontentarsi dei propri risultati e quindi ha tutte le carte in regola per essere felice; a una condizione, però: come ben dice Pierre de Frédy, più noto come barone di Coubertin, nella competizione deve aver messo tutto se stesso e tutte le proprie energie.

            Il detto L’importante è partecipare, in cui con colpa viene spesso buonisticamente contratto il suo pensiero, sicuramente non porta ad alcun tipo di felicità, solo ad un inganno che si concretizza in un’illusione inesistente: la felicità, quella vera, può sussistere solo se l’uomo si è confrontato, nello sport come in un altro qualsiasi campo della vita, con lo sprone del suoi desideri.

                                                                                                          Maestro Stefano Gardenti

 

 

================================================

 

 

 

L’irrazionale nella scherma !!!!!

 

 

 

 

========================================

 

 

 

L’angolo di Marcel Proust

 

Il coccodrillo

            Ci sono quelli del Nilo e quelli del Rio delle Amazzoni, ma il coccodrillo di cui vogliamo ora parlare non è certo cattivo, addirittura è uno dei migliori amici dello schermitore.

            In effetti chi collega i passanti di fioretto e sciabola ai corpetti e alle maschere, rendendo quindi possibile la segnalazione dei colpi portati al bersaglio valido? Il coccodrillo, naturalmente.

            Che nome strano, potrebbe pensare qualcuno; e invece no, è proprio il nome che gli si addice; basta guardarlo, è come, se si può dire, un’onomatopeia visiva: uno che non ha mai frequentato una sala di scherma lo sfiora con lo sguardo e dice: ma questo sembra proprio il muso feroce di un coccodrillo.

            D’altra parte lo schermitore si muove tra nomi che trasudano belligeranza, forza, stupore, grandezza: per esempio lama, battuta e colpo, disarmo, punta, frecciata, corazzetta, parata di picco; come si fa a denominare una parte dell’equipaggiamento morsetto, attacco o presa! Con questi termini non c’è poesia, potenza, classe; ecco perché qualcuno, molto saggio, molto amante della scherma e sicuramente molto spiritoso ha tirato fuori questa denominazione.

            Metti il coccodrillo a posto sotto il braccio armato, ti senti dire magari dall’arbitro  e quasi ti si gonfia il petto di orgoglio. Se invece si riferissero alla presa, ti sembrerebbe di seguire una lezione della famosa Scuola Radio Elettra di Torino; non andrebbe meglio con l’attacco che ti farebbe pensare ad un circuito che sta riparando un elettricista oppure con il morsetto che serve quando hai la batteria a terra e devi collegarla a quella di un’altra macchina.

            E’ fortunatamente coccodrillo; e che coccodrillo sia e resti.

            E maneggiatelo con cura; perché, se sbagliate ad attaccarlo o se qualcuno vi fa uno scherzo stupido, potete anche urlare dal dolore; beh, non proprio come se fosse un vero coccodrillo, ma poco ci manca: i dentini sono piccoli, ma entrano benissimo nella vostra ciccia. Quindi, mi raccomando, occhio e rispetto per il coccodrillo.

            Vedo con immenso piacere che siamo nella propinquità della fine pagina; non so nemmeno io come abbia potuto così a lungo, come si suol dire, menare il can per l’aia; che invero, in questo caso specifico, potrebbe altrettanto ben dirsi: menar il coccodrillo per la pedana.

            Avendo abusato oltremodo della vostra pazienza, concludo proteggendo la mia reputazione con la salvifica frase degli avvocati scafati: Absit iniuria verbis.

a Firenze nel dicembre del 2019                                                 Stefano Gardenti 

 

 

 

==============================================

 

 

 

Ecco la costante razione di AZIONI COMPOSTE

 

 

 

===============================================

 

 

 

Ci salutiamo con un gioco: RICOSTRUISCI L’AZIONE

(sul computer)

 

ricostruisciazione

 

 

=======================================================

=======================================================

 

 

 

 

6

 

Trova l’errore o quanto meno le controindicazioni dello spadista in primo piano

(risposta a fine almanacco)

 

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Ed ora una lezione molto particolare:

quella di ZORRO

 

…tutti i maestri sono uguali, vero?!?!?!

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Tanti anni addietro Edoardo Mangiarotti e Aldo Cerchiai composero

il DECALOGO DELLO SCHERMITORE

 

 

Lo ritenete ancora valido ?

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Un mio articolo per voi

 

 

Scherma e logica

               Ci perdonerà Cartesio e ci perdoneranno i latinisti più puri, ma “Tiro di scherma, ergo sum”.

            Non è uno stucchevole autoreferenzialismo, non è un profumato autoincensamento e non siamo nemmeno al “bar scherma”, ma è la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.

            Non escludo, anzi posso anche ammetterlo pubblicamente, che altre discipline sportive utilizzino le facoltà mentali come strumento nella competizione agonistica, ma, quando si parla di scherma, si parla del tempio della logica.

            Puoi essere fisicamente un Carneade, puoi essere veloce come Flashman, puoi conoscere la tecnica schermistica come D’Artagnan, ma se non possiedi una buona RAM mentale sulla pedana non sei nessuno.

            Ed è questo l’aspetto affascinante della nostra disciplina: tutte le altre facoltà che abbiamo descritto in modo forse un po’ colorito sono equalizzate dalle nostre capacità intellettive.

            Non ci credete? Allora state a sentire.

            Io  non sono alto, diciamolo pure in forma diretta sono proprio basso rispetto alla media dei miei compagni, ma non devo giocare a pallacanestro e la scherma mi dà alcune chances tecniche: proprio per la mia conformazione sono veloce come una saetta e nel corpo a corpo sono il principe delle rimesse o del secondo colpo; per i casi più complicati ho ben meccanizzato con l’aiuto del maestro il controtempo e i cosiddetti lungagnoni cascano quasi sempre in questa vera e propria trappola tecnica; non ho poi spalle da paura o torace erculeo, ma in compenso presento tanto meno bersaglio per il mio avversario, soprattutto se tiro di fioretto.

            Io sono un lungagnone e sopravanzo di almeno una testa i miei compagni di sala, però sono lento, molto lento nei movimenti e vi confesso che non mi hanno nemmeno voluto nella squadra di pallavolo della mia scuola perché dicono che non basta essere alti. Ma il maestro mi ha parlato della spada, dove chi colpisce prima ha sempre ragione, e mi ha insegnato il colpo d’arresto e le azioni di svincolo: finalmente ho trovato la giusta applicazione per le mie lunghe braccia e per giunta utilizzo il manico francese che impugno a mano allungata …molti avversari non arrivano mai a toccarmi.

            Io sono un po’ grassoccio perché mi piacciono troppo le merendine e di conseguenza sono abbastanza lento a portare a spasso il mio corpo; ma il maestro mi tiene sempre allenato nelle parate, in tutte le parate, e il mio braccio armato gira come un frullino e sono molto poche le stoccate dell’avversario che riescono a passare da questa barriera.

            Io sono timido e scontroso, quindi, purtroppo, ho dei limiti nel rapporto con i miei amici, con i professori a scuola, per non parlare poi degli estranei; mi sento un po’bloccato. Per fortuna un mio amico un giorno mi ha trascinato in sala di scherma e, dopo alcune iniziali difficoltà dovute al mio carattere, un giorno mi hanno fatto mettere la maschera e, con il viso riparato, all’improvviso mi sono sentito più tranquillo e mi è sembrato di non temere più nulla, infatti il maestro mi ha detto di essere soddisfatto.

            Io mi sono sempre sentito dire sin da piccolo di stare un po’ tranquillo, di non agitarmi e di stare un po’ fermo. Quando il maestro mi ha messo in guardia ho dovuto fare solo quello che mi diceva lui e piano piano sono cambiato, dicono che ora sono più calmo.

            Detto tutto questo, intendiamoci bene, la sala di scherma non è una corsia di ospedale pediatrico, una panacea a tutti gli eccessi, veri o presunti. Ma sicuramente è un luogo ideale per esercitarsi a far prevalere le facoltà mentali su tutto il resto; posture ed azioni diventano dei contenitori psichici dove si impara a muoversi sempre meglio e al meglio; di contenitori tecnici, poi, ce ne sono tanti e diversi e ognuno può scegliere secondo le proprie caratteristiche fisiche e psicologiche.

            Ma esaminiamo ora in dettaglio tutte le prestazioni a livello mentale di cui si deve far carico lo schermitore quando affronta l’avversario sulla pedana.

            Deve padroneggiare, sia in modo sincrono che asincrono, il corpo nel suo complesso e in specifico molte distinte sue parti come il braccio armato e gli arti inferiori.

            Deve mantenere sempre attiva la vigilanza sulle iniziative dell’avversario come il suo avanzamento o lo scatenarsi del suo attacco.

            Deve osservare e catalogare le caratteristiche dell’avversario: che prestanza fisica ha, che velocità possiede, quali azioni predilige e, tramite lo scandaglio, che reazioni spontanee produce. E questi dati li deve parametrare ai suoi in modo corrispettivo.

            Deve elaborare, frugando nel suo bagaglio tecnico, una o più contrarie in attacco e una o più tipologie di difesa; e in questa attività, quasi si trattasse di un disco rigido di un computer, deve ripartire la sua mente operativa in due distinte zone. Deve poi ovviamente tener ben presente le modalità tecniche operative delle azioni prescelte, siano esse relative all’attacco o alla difesa.

            Deve sempre analizzare i pro ed i contro di una sua decisione e tenersi sempre pronto all’evenienza: a continuare il fraseggio schermistico o a realizzare improvvisamente un piano B.

            Deve verificare in modo critico tutto quello che succede sulla pedana così da poter confermare un certo tipo di comportamento oppure passare ad un altro: modalità di stoccate andate a segno, modalità di stoccate ricevute, modalità di stoccate non andate a segno con i relativi perché.

            Deve costantemente monitorare la precisa posizione occupata sulla pedana, il tempo regolamentare residuo, lo stato del punteggio.

            Deve infine mantenere sempre la piena lucida ed evitare di essere preda di decisioni avventate, precipitose o emotive.

            Tutte queste attività hanno un fil rouge ben definito: la logica. Più razionale sarà il comportamento tenuto sulla pedana dallo schermitore, maggiori saranno le sue probabilità di affermazione. In effetti nelle molteplici situazioni in cui si può venire a trovare durante lo scontro c’è sempre una soluzione (talvolta anche due, raramente tre) da poter adottare per uscirne vittoriosi: la possibilità di imboccare questi stretti vicoli è affidata al 98% alla capacità di ragionamento, lasciando all’imponderabile la restante ben misera percentuale di possibilità.

            Considerazione aggiunta: abituare la propria mente a ragionare e a cercare d’informare quanto più è possibile il proprio comportamento, tra l’altro, non è solo una virtù utile su una pedana di scherma, ma credo proprio possa essere vantaggiosa anche sul palcoscenico della vita. Per cui, mi raccomando, fate e fate fare scherma.

            Tra l’altro ho la sensazione, forse più di un sospetto, che se Cartesio avesse fatto scherma (e magari l’ha fatta veramente!) avrebbe vinto la maggior parte dei suoi incontri.

                                                                                                                                                                                                                           M° Stefano Gardenti

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

 

Vi piacciono le USCITE IN TEMPO ? Le utilizzate sulla pedana?

…allora ascoltate un po’

 

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

 

 

 

Scimmiottiamo un po’ Mogol – Battisti:

ecco PENSIERI E PAROLE nella scherma

 

 

   I risultati che si ottengono sulle pedane dipendono in grandissima parte dall’allenamento a cui lo schermitore si sottopone. La preparazione atletica aumenta in generale la resistenza alla fatica e nello specifico la risposta motoria oltre che le modalità della stessa; la preparazione tecnica ottimizza il gesto specifico alla teoria schermistica, inquadrandolo nell’ambito di una tattica e, per ultimo, in una strategia d’assalto. La Scherma ci fa capire che per raggiungere un risultato ci vuole costante applicazione e sacrificio.

 

  La teoria schermistica si basa su concetti di Fisica, di Geometria e di Statistica: in effetti forze, stati di equilibrio, traiettorie, direzioni, caratteristiche dell’avversario sono i pilastri mentali dello schermitore. L’eterno duello tra colpo e contraria, protraibile in teoria sino all’infinito, costituisce un perfetto gioco ad incastro per le menti dei due combattenti sulla pedana. La Scherma ci abitua alla razionalità.

 

   Il ludo, il cosiddetto gioco, ha sempre rappresentato un istante magico per l’uomo: il ludo appassiona, costituisce comunque un’occasione di crescita, ti consente di scaricare le tensioni quotidiane, talvolta serve addirittura ad apprendere. E lo schermitore sulla pedana si diverte.

 

   Quanti avversari lo schermitore può trovare sulla pedana! Caratteristiche fisiche, tendenze tecniche, istintualità difensive e quant’altro danno luogo a un ricco campionario di antagonisti. Tener presenti tutti questi dati aiuta non poco sulla pedana: maggiori sono le informazioni sull’avversario, più oculato può essere il rinvenimento della contraria migliore da applicare al singolo caso. Lo schermitore si abitua quindi ad essere un paziente catalogatore ed archiviatore.

 

   La scherma, invero come molte altre attività sportive, può essere praticata sino a tarda età; addirittura anche sotto forma di agonismo tramite i master. Un buon motivo quindi per tenersi in forma fisica e mentale anche quando la gioventù è passata. Per di più tiriamo di scherma sotto il tetto di una palestra in inverno e d’estate siamo quindi liberi di andare al mare a fare qualche altra cosa. Lo schermitore è quindi anche un fortunato!

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

 

Azione da supereroi

 

 

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Avreste paura ???

 

 

…speriamo di provarlo anche noi !!!

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Ti reputi un logico?!

Se sì, bene; altrimenti …allenati !!!

 

 

 

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Volete saper qual’è il giusto spirito con cui affrontare le gare ?

…state a sentire…

 

 

 

…beh, quasi !!!

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Risposte

Trova l’errore:

Lo schermitore ha una guardia molto aperta le conseguenze quindi sono due: – rallentamento nello spostamento sulla pedana – ampiezza dell’affondo minore di quella potenziale

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

 

 

 

 

5

 

 

Iniziamo con un’azione composta

 

 

..ed il frullato l’abbiamo fatto !!!

 

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

 

 

Un po’ di tecnica, ma proprio poca: I GRADI DELLA LAMA

 

 

 

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

 

 

Ma guardate che bei disegni fa l’A.I.

 

 

 

 

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

 

 

 

Per fare qualche assalto in sala un po’ diverso dalle solite cinque botte

 

 

 

 

 

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

 

 

Montiamo ora sulla macchina del tempo e andiamo ai tempi

in cui ancora non c’era la tecnologia a garantire la 

materialità delle stoccate

 

C’era una giuria che teneva sott’occhio i due tiratori: un Presidente appunto di giuria e quattro giurati;

le espressioni erano:  tocca  –  non tocca  –  tocca, ma in bersaglio non valido  –  mi astengo

 

anche le foto erano rigorosamente in bianco e nero !!!

 

 

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

 

 

Dedichiamoci ora ad un argomento molto particolare: LA SCELTA DEL TEMPO

I trattati sorvolano abbastanza su questo concetto …io ve ne parlo per più di 10 minuti !!!

 

 

 

 

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

 

 

 

Giochino  (sperando che funzioni non solo sul computer)

 

 

L’OGGETTOMISTERIOSO1

 

 

 

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

 

 

Sembra di sentire la voce del maestro un po’ irritato !!!

 

 

Maestro:  Ma la passata sotto non è così !

 

 

Maestro: va bene che ti avevo detto di sparare l’affondo, ma non così !

 

 

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

 

 

 

Consentitemi un po’ di Amarcord personale  (dalla rubrica, Ricordi di scherma)

 

 

 

 Non Freccia Rossa

           

Tutto è cambiato così rapidamente: oggi si sale sul treno con il proprio posto già assegnato, solo ieri l’altro c’era il famoso assalto alla diligenza.

            Eravamo stati ad Ancona a disputare i Campionati Italiani di terza categoria (all’epoca non c’era ancora  il ranking) ed ora dovevamo far ritorno nella città di Meneghino.

            Già nel corso del viaggio di andata da Milano al capoluogo della Marche c’era stato un episodio abbastanza ilare: il treno era talmente zeppo che due nostri compagni di spedizione avevano dovuto viaggiare nella toilette, naturalmente a porta spalancata; ma non basta, aprendo anche il cestino da viaggio acquistato a Bologna, avevano dovuto consumare il pasto con tanto di lasagne in un habitat così poco adatto alla situazione. Questa era l’Italia degli inizi anni ’70; prendere o lasciare.

            E nel ritorno? Situazione, se possibile, peggiore a causa delle vicinanze delle festività natalizie. Dall’attacco alla diligenza dell’andata passammo all’attacco a Fort Alamo da parte delle truppe del generalissimo Antonio Lopez de Santa Anna.       Treno che sopraggiunge lentamente e un paio di noi, i più veloci, saltano pericolosamente sul predellino del treno che ancora non si è fermato; è vietato e pericoloso, ma notoriamente gli schermitori spesso non hanno tutte le rotelle a posto. Comunque niente da fare in quanto tutti gli scompartimenti sono già occupati e quindi il tentativo di anticipo ci regala solo la possibilità di stare nel corridoio, noi e le nostre voluminose sacche delle armi. Dopo due giorni di gare siamo tutti molto stanchi e quindi ci sdraiamo a sedere per terra, tanto poi non siamo al cinema dove notoriamente, sempre a quei tempi, c’era la segnalazione “Solo posti in piedi”.

            Il nostro amico Marco è alto e grosso, quasi una montagna; ci giriamo verso di lui e vediamo l’altro nostro amico Maurizio mingherlino e quasi anoressico sdraiato letteralmente sopra di lui a mo’ di materasso. Scoppiamo a ridere, ma per poco perché sentiamo il campanellino del carrello bar che sta per incedere nell’angusto corridoio; non resta altro che alzarci, schiacciarci contro i finestrini tenendo a braccia alzate le nostre sacche delle armi …e il carrello passò.            Lo spiritoso del gruppo disse: “La prossima volta merita venire a piedi, così intanto facciamo il riscaldamento!”

 

    Tutto autenticamente vero

 

 

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

 

 

 

Perché,

magica parola che per lo schermitore racchiude in sé numerose valenze: i meccanismi di un’azione schermistica, dalla più semplice alla più complessa – i principi di utilità pragmatica della tattica – la ratio delle norme del Regolamento.

 

 

1

  • Perché nella guardia il piede avanti deve essere indirizzato con precisione verso l’avversario?

 

           

 2   

 .     Perché nella guardia la distanza tra i piedi non deve essere né troppo esigua, né troppo ampia?

 

      

3

  • Perché nella guardia il busto deve stare eretto?

                   

4

  • Perché nella guardia le gambe devono essere flesse opportunamente?

         

5

  • Perché nella guardia le spalle non devono stare esattamente profilate rispetto alla linea direttrice, ma essere invece leggermente angolate rispetto ad essa?

 

 

 

Risposte ai perché

 

1        Per ottimizzare lo spostamento in avanti  sia tramite l’esecuzione del passo, sia e  soprattutto per la migliore effettuazione  dell’affondo (partendo da errati

           presupposti   posturali nella guardia non si può altro che   peggiorarli nel passaggio all’allungo)

 

2        Innanzitutto per dare la migliore stabilità ed equilibrio alla posizione di attesa (rappresentata appunto dalla guardia), in  secondo luogo per

           conferire all’affondo la maggiore possibilità di espressione in avanti (espressione mano a mano inficiata da una guardia eccessivamente aperta)

 

3        Per garantire la migliore distribuzione del peso su entrambe le gambe e, tenendo le spalle ad una eguale altezza, garantire un’ottimale posizione

           del braccio armato

 

4        Per immagazzinare la giusta dose di energia muscolare da far esplodere soprattutto in occasione dell’affondo

 

5        Per conferire alla muscolatura delle spalle e del dorso una postura più naturale e consentire quindi, soprattutto al braccio armato, movimenti più

           precisi e veloci. L’allineamento delle spalle è doveroso, per questioni di equilibrio, solo nella estrema postura di     allungo, quando il corpo è tutto proteso in avanti

 

 

                                       ALLA PROSSIMA, AMICI MIEI

 

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

 

 

 

 

 

4

 

Cominciamo con qualche parola

 

 

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Ecco il parametro di tutti gli schermitori

 

La misura

            Lo ripetiamo: ancora l’avversario non è davanti a noi sulla pedana, ma, proseguendo nei nostri ragionamenti tecnici, la sua presenza diventa sempre più incombente.

            Nei Fondamentali precedenti abbiamo cercato di mettere a punto tutto ciò che lo schermitore di per sé deve saper fare sempre al meglio per poter competere contro l’avversario con crescenti probabilità di vittoria.

            Ora si tratta di prendere in esame un parametro di fondamentale importanza, una specie di metrica tecnica: la cosiddetta misura.

            Se Pitagora diceva che tutto è numero, nella tecnica schermistica si può affermare con altrettanta tranquillità che tutto è misura: in effetti il fine escatologico dello schermitore, cioè il suo fine ultimo, è quello di riuscire a colpire un bersaglio valido dell’avversario che gli si para contro sulla pedana; in altre parole l’imperativo categorico è quello di riuscire a coprire la distanza che separa la propria punta o lama dall’antagonista, appunto la misura.

            La teoria schermistica inizia appunto la trattazione dell’attacco con le cosiddette azioni semplici, dove la difesa non deve avere nemmeno il tempo di attivarsi, almeno compiutamente: la misura, ovviamente con la velocità e la scelta del tempo, è tutto.

            Questo, comunque, è solo l’aspetto macroscopico del problema: la misura, appunto come metrica tecnica come abbiamo accennato poco sopra, è fondamentale anche per lo svolgimento ideale delle azioni di attacco composto ed anche quelle relative alle uscite in tempo.

            In effetti nelle prime la finta (o le finte), che notoriamente costituisce l’elemento di esordio del colpo, deve essere realizzato ad una distanza tale da poter far sembrare reale il pericolo, quindi, come nelle cosiddette azioni di attacco semplice, deve essere portata in genere a giusta misura; diversamente la o le finte non innestano la reazione di parata dell’avversario.

            Anche nelle uscite in tempo la giusta valutazione della misura è fondamentale, altrimenti, ad esempio, non si potrebbe tirare con successo un’inquartata o una passata sotto.

            Lo schermitore deve ovviamente collegare la misura agli altri Fondamentali di cui abbiamo disquisito in precedenza: con una buona  deambulazione ci si può avvicinare all’avversario per poi scatenare l’attacco oppure, se possibile, ci si può allontanare all’indietro per smorzare l’impeto dell’iniziativa antagonista e facilitare quindi la propria difesa; la valenza del proprio affondo o della propria frecciata può assicurare il successo al proprio attacco.

            E’ fondamentale, e non sia un gioco di parole, che lo schermitore percepisca in tutta la sua portata l’importanza della distanza che lo separa dall’avversario e lo deve fare in due ottiche contrapposte: come zona franca necessaria per poter organizzare la propria difesa e preparare la risposta adeguata e come zona filtro da oltrepassare per riuscire a raggiungere un bersaglio dell’antagonista. Non una semplice e arida quantità metrica, ma qualcosa di composito e variabile da utilizzare per il fine ultimo della stoccata vincente. In effetti per uno schermitore abbastanza evoluto la misura non è un valore costante durante uno stesso match: possono in effetti  intervenire situazioni che possono indurlo a cambiare atteggiamento come una marcata differenza di punteggio, una situazione di svantaggio in prossimità dello scadere del tempo regolamentare oppure un cambiamento più generale di tattica.

            Ora, per cercare di approfondire la materia, è necessario fare alcune considerazioni sulla natura intima della misura.

            Ogni schermitore ha delle precise caratteristiche fisiche che concorrono a condizionare in modo diretto la sua misura: un longilineo, essendo tendenzialmente più lento degli altri, tende ad allungare la sua misura; un brevilineo al contrario, essendo molto reattivo, tende ad accorciarla; un normotipo è in grado di optare tra le due soluzioni.

            Un altro fattore che influisce grandemente sulla scelta della misura è il tipo di specialità in cui si compete: regole di combattimento e tipologia di bersagli, con tutti i risvolti tecnici che comportano, non possono non concorrere a determinare stereotipi di misura; così di spada e soprattutto di sciabola, dove sono presenti i cosiddetti, si tende a tenere lontano l’avversario, mentre nel fioretto si compete da molto più vicino.

            Ma il vero problema della misura è che essa non è decisa da un solo schermitore, ma è il risultato di un vero e proprio scontro preliminare alla ricerca del tentativo del colpo vincente; questa contesa può essere in genere poco appariscente, ma quando i due concorrenti presentano marcate differenze di ordine fisico, ecco che la cosa diventa molto evidente; se poi la specialità in cui si compete è la spada, la battaglia sulla misura diventa uno dei maggiori protagonisti dello scontro. Ovviamente chi riesce a sparare il proprio attacco dalla posizione a lui più favorevole ha più possibilità statistiche di successo.

            Concludo l’argomento con una frase di un mio maestro: “Chi riesce ad imporre la propria misura all’avversario sicuramente pone una discreta ipoteca sulla vittoria finale”. Come si può non dargli ragione!

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Mini lezione di storia

 

I GRANDI MAESTRI DEL PASSATO

  

           Masaniello Parise

 

       Masaniello Parise è nato nella città settentrionale di Torino nel 1850, mentre la sua famiglia napoletana era in esilio temporaneo a causa di disordini politici nella loro città natale (condanna a morte per i disordini del ’48). Il padre e gli zii venivano infatti perseguitati dai Borboni di Napoli per le loro simpatie patriottiche italiane. 

       I Parise erano una famiglia di schermidori: oltre al nonno anche il padre Achille e gli zii Annibale, Raffaele, Augusto e Luigi erano tutti i maestri napoletani conosciuti.

       A 15 anni Masaniello si arruolò con Giuseppe Garibaldi con il quale fece la campagna del 1866, nella quale, dopo il primo fatto d’armi, ottenne i galloni da caporale. Nel 1867 prese parte alla battaglia Mentana.

         Come molti giovani idealisti dell’epoca, aveva seguito il generale Garibaldi nel tentativo di aiutare l’Italia a scrollarsi di dosso il giogo straniero.

       Tornata la famiglia a Napoli, il padre Achille e suo fratello Annibale fondarono nel 1861 l’Accademia Nazionale di Scherma, dove Masaniello stesso insegnò durante la composizione del suo trattato. L’Ente, riconosciuto con regio decreto, è ancora oggi preposto al rilascio dei diplomi per l’insegnamento della Scherma.

             Masaniello Parise mori nel 1910 all’età di sessant’anni; fu sepolto a Napoli nel cimitero del Verano.

 

 

Il Trattato

 

       Terminata l’unificazione politica dell’Italia, al Ministero della Guerra apparve indifferibile l’individuazione di un univoco indirizzo didattico per l’insegnamento della scherma nei reparti dell’esercito e a tale fine fu bandito un concorso nazionale per la presentazione di trattati per “l’esercizio ed il maneggio” di spada e sciabola.

       Sulla Gazzetta Ufficiale del Regno in data sabato 6 novembre 1883, n. 258, il segretario dell’Accademia nazionale di scherma di Napoli viene nominato componente della “Commissione giudicante i trattati di scherma di punta e sciabola, indicati nel manifesto inserto nella Gazzetta Ufficiale del Regno del 6 ottobre 1883, n. 235“.

       Risultò vincitore il giovane Maestro dell’Accademia di Napoli, Masaniello Parise, che avvalendosi della collaborazione dei due vicedirettori provenienti dalle Scuole Magistrali settentrionali, Salvatore Pecoraro e Carlo Pessina, seppe fondere nella sua Scuola Magistrale Militare il meglio delle due Scuole. 

       Il trattato di Masaniello Parise è intitolato Trattato della Scherma – o, nella sua forma più estesa, Trattato teorico-Pratico della Scherma di Spada e Sciabola.

       Il libro inizia con una breve introduzione storica sull’arte della scherma e duello in Europa, con una forte enfasi sull’Italia; segue poi un trattato completo sulla tecnica della spada, seguito poi da quello sulla tecnica della sciabola.

       Il trattato viene riconosciuto come il programma ufficiale della scherma italiana e nel 1884 viene aperta a Roma una scuola magistrale, di cui viene eletto presidente lo stesso Masaniello Parise.

       Esso è diventato il simbolo della tradizione classica italiana, grazie soprattutto alla chiarezza della sua esposizione, permanendo come testo ufficiale per la preparazione al diploma sino agl’inizi degli anni settanta.

        Le parole di Masaniello Parise sono profondamente radicate nella tradizione scherma italiana che risale ai grandi maestri del 17°  secolo, come Bondi ‘di Mazo, Francesco Antonio Marcelli, Francesco Ferdinando Alfieri, Ridolfo Capoferro e Salvator Fabris. 

       Tuttavia innegabilmente ci sono influenze transalpine: paragonando il trattato con i dettami della Scuola Napoletana, esposti nei precedenti trattati del Rosaroll e del Florio, appaiono evidenti suggestioni della Scuola francese, assorbite probabilmente dal padre Achille (come abbiamo già ricordato in esilio a Torino) a contatto con la scuola transalpina.

       Il sistema del Parise ha per base questo assioma: la fretta e la forza sono nemici capitali della scherma (Parise, pag. 32) e su questo principio sviluppa le sue teorie.
       Pare, però, che storicamente i principi i quali informano la scuola del Parise, non abbiano corrisposto completamente al desiderio e all’aspettativa generale; poiché, da ogni parte si sono sollevati oppositori fierissimi, e la stampa italiana e anche quella estera spesse volte ha criticato il sistema Parise.

       D’altro canto viene generalmente riconosciuto che tanto gli elogi sperticati tributati al sistema Parise, come gli attacchi spesso veementi e non giustificati, di cui Scuola magistrale è stata passiva, siano stati esagerati.

       Soprattutto fu nella teoria della sciabola, praticata quasi esclusivamente nelle sale d’armi militari, che lo stesso Ministero della Guerra trovò che il sistema non corrispondeva ai bisogni dell’esercito e incaricò il Parise di compilare un nuovo trattato, appunto sulla scherma di sciabola.

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

A grande richiesta un paio di rebus   (le soluzioni in fondo alla giornata)

 

                                   

 

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Un po’ di strategia non fa certo male 

 

 

 

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Un estratto dal mio lavoro

Pensieri e parole

 

 

Fammi vedere come tiri e ti dirò chi sei: la pedana è una specie di specchio dell’animo dello schermitore.

               Il suo carattere e la sua personalità si traducono, almeno statisticamente, nella scelta ricorrente di tattiche e di specifiche azioni. Per di più, approfittando della maschera che ne nasconde il volto e crea di conseguenza una frattura col mondo esterno, lo schermitore rivela i suoi genuini tratti psicologici: ecco che un timido diventa aggressivo con un’arma in mano, ecco che un gradasso nella stessa situazione smarrisce la sua spavalderia.

 

                Tirare di scherma con un avversario è come discutere con lui: proponi un argomento e poi verifichi le sue risposte (ecco lo “scandaglio”); con certe parole provochi l’interlocutore (ecco un “invito”); trovi la giusta confutazione ad una sua argomentazione (ecco che “pari e rispondi”); lo confondi con tante parole per spiazzarlo (ecco il “traccheggio”); il tuo interlocutore perde un po’ la sua vis oratoria e tu intervieni prontamente (ecco un arresto); porti artatamente il discorso su certi argomenti che conosci bene per poi controbatterli (ecco un “controtempo”) …e così via.

 

 

                  La teoria schermistica si basa su concetti di Fisica, di Geometria e di Statistica: in effetti forze, stati di equilibrio, traiettorie, direzioni, caratteristiche dell’avversario sono i pilastri mentali dello schermitore. L’eterno duello tra colpo e contraria, protraibile in teoria sino all’infinito, costituisce un perfetto gioco ad incastro per le menti dei due combattenti sulla pedana. La Scherma ci abitua alla razionalità.

 

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Ora facciamo parlare le immagini !

 

Ma cosa é ?!

But what is it?!

 

 

Ma si può fare ?!

But can it be done?!

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

In nostro imprescindibile amico-nemico !

 

 

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Appuntamento con le azioni composte

 

 

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

 Ci salutiamo con il giochino 

indovina gli inni

 

 

 

 

Soluzioni: …troppo facili !!!

 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Soluzioni rebus schermistici

 

Molinello alla testa

 

Tempo velocità misura

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Ciao a tutti, alla prossima

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

 

 

 

 

 

3

 

 

Cominciamo per scaldarci con qualche domanda

 

 

Nell’immagine vedi qualche posizione sbagliata ?

(le risposte sono in fondo all’almanacco di marzo)

 

 

 

***********************************************************************************

 

 

Vero o falso?

 

  • 1  Quando il presidente di giuria pronuncia il “pronti” è obbligatorio per Regolamento rispondere sia affermativamente che negativamente

 

  • 2  La presenza del nastro isolante sulla parte terminale della lama del fioretto è facoltativa

 

  • 3  Controcavazione e finta di cavazione circolata indicano la stessa tipologia di azione

 

  • 4  Se dopo un colpo di “disarmo”, chi l’ha subito perde l’arma, il presidente di giuria deve dare l’alt

 

  • 5  Quando il presidente di giuria dà, l’alt valgono solo le stoccate giunte temporalmente prima di esso

 

(le risposte sono in fondo all’almanacco di marzo)

 

 

***********************************************************

 

 

Ecco un estratto del mio lavoro  l’Esprit della scherma

(potete scaricarlo dal sito)

 

– Concetto: Sulla pedana la velocità non dipende solo dalla potenzialità muscolare dello schermitore, ma è dovuta anche dalla posizione di partenza rispetto al bersaglio destinatario del colpo e dal tipo di tragitto percorso per raggiungerlo.

Riflessione: Lo schermitore esprime la sua massima velocità solo se osserva tutti questi fattori.

 

 – Concetto: Lo schermitore combatte a due velocità, una assoluta quando sceglie di sorprendere con un’azione semplice di attacco la difesa avversaria e una relativa quando nelle sue iniziative provoca una preventivata reazione antagonista per costruirci sopra il suo vero attacco, vale a dire un’azione composta o un controtempo.

Riflessione: Sono due velocità di natura completamente diversa.

 

 – Concetto: Il successo di un colpo d’attacco è legato alla scelta del momento più opportuno per dargli inizio.

Riflessione: Ne consegue che tra l’ideazione di un colpo e la sua realizzazione deve intercorrere un certo periodo di attesa.

 

 

********************************************************

 

 

Quando le foto suggeriscono un’dea !!!

 

 

Primo del ranking

First in the ranking

 

 

 

Schermitrici parallele

Parallel fencers

 

 

*******************************************************************

 

 

Un po’ polvere di stelle

La vittoria di Aldo Montano alle olimpiadi di Atene del 2004

 

 

 

 

 

 

***********************************************************

 

 

 

dolcissimascherma

 

 

un po’ di materiale per gli schermitori golosi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

**************************************************************

 

 

Per voi un estratto del mio lavoro Elementi di geometria e di fisica 

nell’applicazione della teoria schermistica

(potete scaricarlo dal sito)

 

 

 

Attacco in contropiede

 

     La relazione esistente tra spostamento in avanti dell’attaccante, spostamento indietro dell’attaccato e ritorno in guardia del primo, c’induce a trattare dell’attacco in contropiede.

     I trattati citano la scelta del tempo come uno degli elementi fondamentali per l’attacco: in effetti più la determinazione si scatena al momento opportuno, più essa ha ovviamente possibilità di successo.

     L’attacco in contropiede rappresenta appunto uno di questi casi, diciamo uno dei più classici.

     In effetti l’istante appena successivo ad un attacco dell’avversario andato a vuoto appare molto propizio: dopo la frustrazione della sua determinazione andata a vuoto, in genere egli impegna gran parte delle sue risorse muscolari per effettuare un precipitoso ritorno in guardia, il ché comporta sia una diminuita funzionalità del braccio armato, sia un impegno non indifferente di risorse muscolari; il tutto caratterizzato tra l’altro da una delicata fase di transizione tra due sistemi diversi di equilibrio fisico.

     Quindi attaccare in contropiede significa portare azioni in controffesa, siano esse risposte o semplici iniziative offensive, sul finire di un’azione d’attacco dell’avversario o immediatamente sul suo ritorno in guardia.

     A questo punto è d’uopo descrivere un eccellente meccanismo che è in grado di valorizzare al massimo tale tipologia di determinazione.

     Sull’attacco dell’avversario si effettua un balzo all’indietro per rompere oculatamente misura e, anziché compensare l’equilibrio corporeo alterato (il corpo si è leggermente sbilanciato in avanti, si deve effettuare un significativo caricamento sulle gambe, da utilizzare per partire in frecciata in concomitanza con il problematico ritorno in guardia antagonista; in tal modo si può o lanciare la risposta dopo aver effettuato una parata o si può effettuare un attacco a ferro libero.

    

 

                                                           

                                                                                                      da sinistra verso destra

                                                                                        

 

*****************************************************************************

 

 

Pensate alle vostre lezioni

e intanto godetevi questa di Zorro

 

    

 

 

****************************************************************************

 

 

Ripassino veloce veloce sulle tipologie 

delle AZIONI COMPOSTE

 

 

 

 

 

 

*******************************************************************

  

Per i nostri amici BITAGLIENTI

Una sconfitta può essere bruciante due volte

 

 

488921165_1072424378252876_8580908927058182160_n

 

449086707_870061041822545_977354488014246924_n

 

489888330_1074025231426124_8617488237071766009_n

 

 

******************************************************************************

    

 

 

Risposte ai quesiti

 

Trova l’errore

Lo schermitore a sinistra produce un affondo errato:

1  il busto non è profilato e quindi si alterano gli equilibri   fisici sia del meccanismo dell’allungo, sia della postura finale dell’allungo, sia del ritorno in guardia

2 la gamba dietro è flessa ed il piede sottostante non è completamente a terra quindi non può aver dato all’allungo la forza propulsiva migliore

3 il busto non è profilato quindi offre una maggiore superficie di bersaglio

 

 

Vero o falso

  • 1  Falso: se non si è pronti si deve rispondere “no”, altrimenti vige il principio del silenzio assenso

 

  • 2  Falso: la presenza è obbligatoria in quanto la messa a massa della lama, entrando in contatto con il giubbetto elettrificato, inficerebbe la segnalazione della stoccata

 

  • 3  Vero: entrambe   le   denominazioni   descrivono   una  finta  di cavazione eseguita da un legamento dell’avversario, seguita da una circolata per evitare una sua successiva parata di                          contro

 

  • 4  Vero: il Regolamento specifica che quando l’impugnatura perde il contatto con la mano dello schermitore, il presidente di giuria deve interrompere il match

 

  • 5  Falso: valgono non solo anche le stoccate che vengono segnalate in contemporanea all’alt, ma anche le parate e risposte velocemente lanciate dopo l’alt

 

 

 

********************************************************************************************

********************************************************************************************

 

 

 

2

 

Un po’ di antiquariato

Ti ho cercato in soffitta e ti ho trovato, FIORETTO ITALIANO mio! Quanti ricordi: sei stato il mio primo fioretto …mi fa ancora male il dito medio che si doveva sobbarcare l’ancoraggio all’interno della guardia. La maggiore componente atletica nello scontro sulla pedana ed i movimenti sempre più larghi ti hanno mandato in pensione, ma come eri bello, anzi bellissimo: con il ricasso avevi le dita proprio sulla lama, gli archetti serrati dal gavigliano ed infine il pomolo.

Io non ti scorderò mai !

 

92817114_10213110940367837_8335589377509949440_n

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

Ti ricordi di tutti i gesti dell’arbitro?

Vediamo …

 

https://www.passionescherma.it/wp-content/uploads/2018/01/gesti-del-presidente-di-giuria.pdf

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

Accetta qualche buon consiglio nell’ambito di COME SI IMPUGNA L’ARMA

Il termine consiglio ha svariati significati; tra gli altri quello di avvertimento o suggerimento
frutto di una personale esperienza che si vuole mettere a disposizione degli altri.

E in questo senso ho voluto condividere con il lettore ciò che ho appreso in cinquant’anni e
più di pedana, cimentandomi tra l’altro in tutte e tre le specialità della scherma.
Tuttavia tengo subito a specificare che questa accezione di consiglio viene in queste pagine
che seguono profondamente influenzata anche e soprattutto da un invito alla riflessione e
ponderazione di carattere personale

 

29 – Nell’impugnare la tua arma privilegia l’uso differenziato delle dita: l’indice deve
sostenere dal basso, il pollice deve serrare dall’alto, il medio supporta lateralmente,
l’anulare ed il mignolo danno solo ausilio complementare.
In caso contrario saresti portato ad utilizzare troppa forza con conseguente perdita
di velocità e precisione.

30 – Durante l’assalto varia la forza con cui impugni il manico in funzione della situazione:
informalo di principio alla leggerezza e solo in presenza di azioni sul tuo ferro o su quello
dell’avversario aumenta la presa (stretta in tempo).
Ciò per essere sempre in grado di ottenere la maggior resa possibile nel rapporto
con il tuo attrezzo-arma

31 – Se utilizzi il manico anatomico, cerca sempre il miglior rapporto tra la tua mano e le
dimensioni dell’impugnatura; presta molta attenzione soprattutto se sei giovane e in fase
di sviluppo. Impugnare adeguatamente un’arma è il miglior presupposto per usarla al
meglio

 

32 – Se utilizzi il manico francese, cerca di equilibrare al meglio la tua arma, dosando secondo
le tue esigenze il contrappeso del pomolo.
Un’arma sbilanciata inficia il suo miglior uso.

33 – Se tiri di spada ed usi il manico francese, vigila se in funzione delle esigenze di pedana ti
conviene alternare il modo d’impugnarlo (a mano piena o con mano allungata).Se non lo fai e mantieni

quindi solo un tipo di rapporto con il manico, devi sapere che
rinunci in partenza alle grosse opportunità tecniche che l’impugnatura francese ti
concede

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

Un pensierino per i veri spadisti: COLPO AL PIEDE

La soddisfazione di mettere questo colpo non si può descrivere in alcun modo …provare per credere !!!

 

 

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

Un paio di REBUS SCHERMISTICI per chi li ama

 

 

       

Le soluzioni sono in fondo all’almanacco

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

Un viaggetto tra chi ci ha preceduto nell’impugnare un’arma bianca

 

achille

 

Achille è un eroe della mitologia greca, eroe leggendario della guerra di Troia e protagonista del celebre poema omerico Iliade.

Achille è definito come un semidio, essendo figlio del mortale Peleo, re dei Mirmidoni di Ftia nella regione nel sud-est della Tessaglia e della ninfa del mare Teti; quindi viene anche denominato col patronimico Pelìde o col matronimico Tetide.

Zeus e Poseidone si erano contesi la mano di Teti fino a quando Prometeo, il Titano che rubò il fuoco agli dei e lo fece conoscere agli uomini, profetizzò che la ninfa avrebbe generato un figlio più potente del padre. Per questo motivo essi rinunciarono alle loro pretese e costrinsero Teti a sposare Peleo, giustamente convinti che il figlio di un mortale non avrebbe costituito una minaccia per gli dei.

Peleo affidò Achille al centauro Chirone affinché provvedesse alla sua crescita ed educazione sul Monte Pelio; in verità fu Chirone a cambiare il nome del fanciullo in Achille, infatti prima era chiamato Ligirone, che significa “piangente”. Tra i significati del nome Achille pare il più calzante quello di “privo di labbra” in quanto si diceva che non aveva mai succhiato il latte materno.

Diventato più grande, Achille cominciò a esercitarsi nella caccia e nell’addestramento dei cavalli come pure nell’arte medica. Mentre imparava a cantare e a suonare la lira, Chirone lo addestrava alle antiche virtù: il disprezzo dei beni di questo mondo, l’orrore della menzogna, la resistenza alle cattive passioni.

Le doti del giovane eroe si rivelarono già all’età di sei anni quando, grazie ai consigli del suo maestro, uccise il primo cinghiale. La sua bionda capigliatura splendeva al sole durante le corse e, quando si dava alla caccia, raggiungeva ed abbatteva i cervi senza l’aiuto dei cani. Le sue doti stupivano persino le divinità Atena e Artemide, sbalordite dalla grazia e dalle capacità di quel fanciullo così piccolo.

Durante questo periodo di educazione alla vita guerriera, Achille ebbe come inseparabile compagno Patroclo, il quale, benché fosse più grande di lui, non gli era superiore nella forza né poteva vantare la stessa nobile origine.

Quando Achille aveva nove anni, l’indovino Calcante annunciò che Troia non avrebbe potuto essere conquistata senza l’aiuto del giovane tra le sue file. Teti, venuta a sapere di questa profezia, temendo la morte del figlio sotto le mura della città, sottrasse il giovane alle cure di Chirone e lo portò presso il re Licomede a Sciro, presentandolo come una donna: lo vestì con abiti femminili e lo fece vivere insieme alle figlie del re.

Qui l’eroe rimase nove anni, venendo soprannominato Pirra (cioè la Fulva) a causa dei capelli di colore biondo ardente. Durante questo periodo, l’eroe si innamorò di Deidamia, la sposò e da lei ebbe un figlio, Pirro, che più tardi avrebbe preso il nome di Neottolemo.

Intanto Ulisse, avendo anch’egli saputo dall’indovino Calcante che Troia non avrebbe potuto essere conquistata senza la partecipazione di Achille, fu incaricato insieme a Nestore e Aiace Telamonio di andare alla ricerca del giovane. Scoperto il suo nascondiglio, i tre si presentarono al cospetto di Licomede travestiti da mercanti, portando stoffe e oggetti preziosi, adatti ai gusti femminili; tuttavia, dentro una cesta lo scaltro Odisseo aveva messo anche alcune splendide armi, che Achille immediatamente scelse, rivelando la sua identità..

Dopo questa sortita di Ulisse, Achille si convinse a prendere parte alla spedizione di Troia, mettendosi a capo di una flotta di cinquanta navi con a bordo un contingente di Mirmidoni,]accompagnato dall’amico Patroclo, dall’auriga Automedonte e dal precettore Fenice.

Al momento della sua partenza per la guerra la madre Teti ripeté ad Achille il futuro che lo attendeva, cioè la morte; tuttavia. Achille, senza esitare, confermò la decisione di molti anni prima quando scelse la vita breve ma gloriosa.

Da Argo la flotta achea si portò ad Aulide, dove però le navi rimasero bloccate a causa di una persistente bonaccia. Interpellato a tale riguardo, Calcante rispose che essa era dovuta all’ira della dea della caccia Artemide (la Diana romana), che si sarebbe placata solo se Agamennone le avesse sacrificato la figlia Ifigenia. Agamennone acconsentì e per attirare la figlia ad Aulide senza destare sospetti né in lei né nella madre Clitennestra, pensò di addurre come pretesto la sua volontà di darla in sposa ad Achille.

Quest’ultimo non era al corrente dell’inganno e quando ne venne a conoscenza decise di intervenire per salvare la giovane; Ifigenia però era già stata portata ad Aulide e Achille cercò di opporsi, ma i soldati gli si sollevarono contro, minacciando di lapidarlo. Quando arrivò l’ora del sacrificio con Ifigenia rassegnata al suo destino per il bene del paese, la lama calò su di lei ma al suo posto colpì un cervo mentre la fanciulla fu portata via, in salvo, da Artemide; così narra Euripide nella sua Ifigenia in Aulide.

Per nove anni gli Achei stazionarono davanti a Troia; l’Iliade però inizia il suo racconto a partire dal decimo anno di assedio, quando Crise, padre di Criseide e sacerdote di Apollo, dopo essersi recato da Agamennone per riscattare la figlia, venne insultato e cacciato in malo modo; ciò scatenò l’ira di Apollo che, per punirlo, provocò una grande pestilenza tra gli Achei, colpendo prima gli animali e poi gli uomini.

L’indovino Calcante rivelò ad Agamennone che la pestilenza avrebbe avuto termine solo con la restituzione di Criseide; controvoglia Agamennone accettò, ma volle in cambio Briseide, schiava di Achille. Quest’ultimo, furibondo, dapprima minacciò di tornare in patria, a Ftia, con i suoi Mirmidoni. Successivamente decise di rimanere nell’accampamento e di non partecipare, con i suoi, alla battaglia; fece ciò per recuperare la “timè”, vale a dire l’onore, quantificato con il bottino ottenuto in guerra; egli non poteva tollerare l’offesa compiuta da Agamennone nei suoi confronti.

Senza Achille e il suo esercito di Mirmidoni tra le file achee i Troiani sembrarono prevalere: nel corso di una grande battaglia essi giunsero ad attaccare il campo acheo e a minacciare di dare fuoco alle navi. La situazione per gli Achei rischiò di precipitare ma Achille fu irremovibile: Patroclo, suo compagno riuscì a convincerlo a lasciare che i Mirmidoni continuassero a combattere e ottenne di potere indossare le sue armi e la sua corazza. Achille acconsentì, avvertendolo di non avvicinarsi alle mura di Troia. Ma Patroclo, dopo avere respinto l’assalto all’accampamento, tentò più volte di scalare le mura, dove venne ferito da Euforbo e infine ucciso dall’eroe troiano Ettore.

La morte del compagno indusse Achille a tornare nuovamente sul campo di battaglia: Teti fece preparare una nuova armatura da Efesto (il fabbro degli dei), poiché la sua, indossata da Patroclo, era finita nelle mani di Ettore. Achille riprese a combattere, cercando tra le schiere nemiche il principe troiano, deciso ad ucciderlo. Quando lo vide lo sfidò a duello: solo l’intervento di Apollo salvò Ettore da morte sicura. Questo aumentò ancora di più la sua collera: Achille, non sapendo dove cercarlo, iniziò rabbiosamente ad uccidere qualunque nemico gli capitasse a tiro, compiendo una strage.

Finalmente Achille affrontò Ettore in duello e lo uccise con un colpo di lancia tra il collo e le spalle, nonostante la madre gli avesse predetto che alla morte dell’eroe troiano sarebbe ben presto seguita la sua. Per vendicare Patroclo, forò i tendini del tallone al corpo di Ettore e lo trascinò dietro al suo carro facendone scempio. Priamo, padre di Ettore e re di Troia, si recò nel campo acheo per implorare la restituzione del corpo del figlio, cosa che Achille, mosso a pietà, concesse.

Achille fu successivamente ucciso da Paride, fratello di Ettore, con una freccia avvelenata diretta nel tallone destro il suo unico punto mortale.

La nota invulnerabilità di Achille risale al poema incompleto Achilleide di Publio Papinio Stazio del I secolo: Teti, quando Achille nacque, tenendolo per un tallone lo immerse nel fiume Stige uno dei cinque fiumi dell’inferno; il bambino divenne così invulnerabile, però ad eccezione di quel punto, che non era stato immerso.

Tuttavia nessuna delle fonti antecedenti Stazio fa riferimento alla sua invulnerabilità. Al contrario, nell’Iliade, Omero narra di un Achille ferito: in effetti nel libro XXI, l’eroe Asteropeo sfida Achille nei pressi del fiume Scamandro ed essendo ambidestro scaglia due lance alla volta e la seconda colpisce Achille al gomito, facendogli sgorgare del sangue: «sfiora coll’altro il destro braccio dell’eroe, di nero sangue lo sprizza»

L’armatura di Achille fu oggetto di disputa tra Odisseo, più noto come Ulisse e Aiace Telamonio, che se la contesero tenendo dei discorsi sul perché ognuno di essi dovesse essere considerato il più coraggioso dei soldati achei dopo Achille e quindi meritevole della sua armatura. Alla fine, fu assegnata ad Ulisse, ritenuto più utile ai fini della vittoria grazie alla sua astuzia. Furibondo per l’ingiustizia Aiace maledisse Ulisse, scatenando l’ira della dea protettrice di quest’ultimo, Atena, la quale fece diventare Aiace temporaneamente pazzo: egli cominciò ad uccidere delle pecore, scambiandole per i compagni che lo avevano deriso. Quando ritornò in sé Aiace per la vergogna si uccise. Successivamente Ulisse diede l’armatura a Neottolemo, figlio di Achille.

Una reliquia, ritenuta la lancia di Achille è stata conservata per secoli in un tempio di Atena sull’acropoli della città di Faselide, nella Licia. La città fu visitata nel 333 a.C. da Alessandro Magno che si identificò come il nuovo Achille, portando sempre con sé l’Iliade, tuttavia i suoi biografi di corte non menzionano la lancia che il re macedone non avrebbe potuto fare a meno di toccare in preda all’emozione.

 

Un paio di video per caricarci un po’ !!!

 

 

 

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

Un mio articolo, un po’ lunghino, ma SEMISERIO !!!

 

 

Scherma e bersagli

 

            Salve, ragazzi, io sono il fine ultimo di tutto il vostro gran daffare in sala, sono la sperata meta finale delle vostre stoccate, se volete la gloria dovete riuscire a toccarmi: mi presento, sono il vostro bersaglio.

            Nell’estenuante gioco d’acchiappino che le vostre lame conducono su ogni pedana dovete raggiungermi per forza e, tranne nella sciabola dove basta una semplice carezza, nel fioretto e nella spada dovete anche riuscire a farmi sentire la vostra forza, 501 grammi o 751 minimo, a seconda dei casi; lo pretende il Regolamento.

            Mi corre l’obbligo di comunicarvi che ho formale delega di parlare a nome di tutti i miei colleghi: in effetti rappresento quelli avanzati, come ad esempio la mano e la prima parte dell’avambraccio; rappresento quelli un po’ nascosti tipo il fianco e la stessa schiena, anche se al giorno d’oggi con le stoccate che corrono nessuno è al riparo da nulla; rappresento anche il piede e in genere la gamba avanti e questo, visto che sono validi solo nella specialità della spada, per il principio della tutela delle minoranze; sempre nella spada mi è stato chiesto di far sentire la voce del materiale, tipo il passante ed i suoi attacchi, che a tutti gli effetti assurgono al ruolo di bersaglio valido; parlo, soprattutto, per i bersagli interni e nella sciabola la testa assieme alle sue due figure, che sono quelli più tartassati ed esposti di sempre.

            Sono qui per ribaltare la vostra ottica: voi vi affaccendate dalla vostra parte, ma provate a considerare la nostra.

            Noi siamo lì, inermi, completamente affidati alle buone cure dello schermitore cui apparteniamo e da dietro si vede benissimo l’inizio dell’azione dell’avversario e con un po’ di attenzione si intuisce quasi sempre quali sono le sue intenzioni.

            Ciccio vai indietro, stai lontano (Ciccio è il nome confidenziale con cui chiamiamo affettuosamente il nostro schermitore); Ciccio preparati anche a parare perché la stoccata sta arrivando …e per noi son botte! Ciccio non ci ha preso per un pelo, stai attento che tra un po’ ci riprova.

            Bravo Ciccio, lo abbiamo colpito noi; forza. E’ no, Ciccio, se fai così perdiamo.

            Inutile dire che il nostro rapporto preferenziale lo abbiamo con il braccio armato: è lui il nostro paladino diretto, il nostro difensore.

            Il dialogo con lui è costante.

            Ehi! Stiamo tirando di spada, non lo scordare: la coccia è la più ampia tra le varie armi proprio perché deve aiutare a proteggere la mano; attento, non vedi che sta tirando un’angolazione sotto?! Proteggimi meglio, coprimi.

            Non alzare troppo l’avambraccio per tirare la sciabolata, altrimenti proprio qui mi becco il tempo al braccio del tuo avversario.

            D’accordo io cerco di spostare il piede perché ci siamo accorti che ci sta tirando sopra, ma mi raccomando, tu allineati e cerca di beccarlo con un colpo d’arresto, così impara a prenderci in giro.

            No, no; non ti spostare in parata da quella parte; non vedi che il movimento non sembra essere conclusivo e quasi sicuramente si tratta di una finta; aspetta ancora una frazione di secondo e sapremo la verità.

            Nel precedente attacco mi ha beccato perché tu hai parato semplice; ora, se lo rifà, stai attento a parare di contro così gli rompiamo le famose uova nel paniere.

            Ma non vedi che il tuo avversario attacca con un sacco di finte e per di più lo fa con la punta per aria; senti, tanto sono io quello che si espone, vagli addosso e bloccalo con un’uscita in tempo e stiamo a vedere cosa succede.

            E si potrebbe continuare a lungo, coprendo tutto lo spettro delle azioni contemplate dai trattati di scherma: chi meglio di me, che sono il bersaglio, credete che le conosca meglio; sapete, è puro istinto di conservazione!

            D’altra parte capisco che è necessario che ci sia qualcuno che rischia, che si sacrifichi nella speranza di raccogliere un po’ di gloria, diciamo, letteralmente, uno che si esponga: e quello sono io.

            Talvolta, anche se raramente, penso al mio corrispondente che è al di là delle due lame e che condivide il mio stesso status; con questo mio fratello lontano faccio un gioco strano: vince chi non risulta toccato, in una specie di ciapa no da tressette.

            Pensate alla tensione a cui siamo sottoposti nelle armi convenzionali: spesso, anzi spessissimo, c’è la registrazione di entrambe le stoccate giunte a segno e quindi con il fiato sospeso osserviamo la gestualità dell’arbitro e ascoltiamo la sua ricostruzione dell’azione schermistica, in attesa del verdetto finale. E non siamo stupidi e il più delle volte sappiamo benissimo all’istante se abbiamo ragione o torto; ma poi il nostro Ciccio si fa trasportare e recita la sua parte nel tentativo di influenzare a suo vantaggio il giudizio, come se una maggiore quantità di decibel o una postura particolare del corpo fossero sufficienti a ribaltare la realtà. Non vi dico poi quando si ricorre alla moviola: allora sì che il tempo non passa mai e lo stato emozionale sale alle stelle, tutti poi superconcentrati sulla gestualità dell’arbitro a cui spetta dirimere la questione.

            E in tutto questo trambusto trepitativo, sin dall’inizio delle ostilità sportive sulla pedana, a noi bersagli è richiesto il massimo rispetto della forma e dobbiamo essere, come si dice, di tutto punto: le dimensioni dei giubbetti metallizzati che ci ricoprono devono essere perfette, cioè non troppo ristrette, ma neanche troppo abbondanti; inoltre la superficie deve essere anch’essa perfetta, cioè senza sporco e ossidazioni per essere conducente al massimo. E, come ben sapete, negli ultimi anni accanto alle giubbe ricoprenti il tronco del corpo, ora ci dobbiamo occupare anche di sezioni di gorgiera e del dorso dei guanti; insomma passanti da tutte le parti, che spesso si staccano ed quindi vanno tenuti sotto controllo.

            Che invidia dei nostri cugini della spada: essi sfidano, come dire, a bersaglio nudo la punta avversaria e non hanno orpelli elettrici di sorte e, coraggiosamente, si offrono in maniera diretta alle stoccate.

            E sono anche molto democratici, nel senso che ogni singola parte di loro è uguale a tutte le altre: colpisci qui o lì è sempre valido; e sono anche talmente arditi che, come anche sopra ricordato, ampliano la loro superficie finanche al materiale dello schermitore, tipo passante e prese di coccia; sono proprio coraggiosi, non c’è che dire.

            Noi invece, nel fioretto e nella sciabola, siamo un po’ classisti: ci distinguiamo in bersagli validi e non validi; dove i primi sono naturalmente i migliori, quelli più puri e degni della massima considerazione, mentre gli altri sono dei minus, tollerati a mala pena e con i quali preferiamo non mescolarci.

            Nel fioretto concediamo a questi ultimi solo un minimo di dignità e di valore come agli iloti, che pur da greci, erano considerati schiavi per natura: in effetti, se la stoccata dell’avversario li raggiunge, non può produrre effetti positivi proprio per la riconosciuta scadente loro qualità; tutt’al più, e comunque a ben pensarci non è cosa di poco conto, produce l’effetto di estinguere l’azione portata a termine contro di essi, una specie di stop tecnico alla belligeranza della controparte; l’arbitro dà l’alt e si ricomincia dal preciso punto dove c’era stata l’interruzione.

            Nella sciabola la condizione dei nostri cugini bersagli non validi è peggiore, assimilabile solo a quella dei paria, i celebri intoccabili della società indiana. In effetti, se l’attacco dell’avversario approda su di essi, tiratori e arbitro tutti fanno finta di nulla e il colpo, pur se nella realtà arriva, non produce nessun risultato; e questa situazione, indubbiamente legata agli attuali limiti della tecnologia, grava non poco e dannosamente sulla presunta natura pragmatica della nostra disciplina.

            Tornare al vecchio metodo, quello della sciabola non elettrificata con gli assessori al posto dei sensori, capiamo benissimo che non è più possibile: la materialità della stoccata, se pur limitata al bersaglio valido, è troppo importante per la regolare e attendibile conduzione del match nella specialità super veloce della scherma. Eppure le sceneggiate dei nostri Cicci erano impagabili rappresentazioni sceniche di alta qualità, roba da Actors studio di New York; per non parlare poi delle talvolta cervellotiche ricostruzione delle azioni da parte del presidente di giuria, il cui pomposo nome derivava anche dal tipo del suo impegno professionale: i tocca, non tocca, tocca ma in bersaglio non valido, mi astengo, mi astengo sul bersaglio, degli assessori avevano una difficoltà di comprensione molto prossime alla Teoria della Relatività, naturalmente quella Semplice.

            Ma la storia ha sentenziato, è giusto così: in pedana i marziani invece degli attori tragici.

            Infine, una confessione: anche noi, come tutti altri, abbiamo le cose di cui vergognarsi e non poco; parlo delle sostituzioni di bersaglio, sacrosantamente sanzionate dal Regolamento, di cui i nostri Cicci si macchiano. E’ una vergogna, una cosa che scredita sino alla radice la figura nobile dello schermitore: diecimila volte meglio perdere con dignità che vincere una volta slealmente.

            Ecco, ora sono felice: avevo tutte queste cose da farvi presente e sono riuscito a raccontarvele tutte; noi non siamo solo passive zone del vostro corpo, ma abbiamo anche un’anima e soprattutto una dignità.

            Onore a tutti i bersagli del mondo.

                                                                                 m° Stefano Gardenti

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

Eh no, non la passate liscia nemmeno questa volta !

Eccovi un’altra azione composta con due parate dell’avversario

 

 

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

Ecco cosa penso della famosa SCELTA DEL TEMPO

 

 

 

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

Un esperimento musicale tutto per voi: 

 

Siamo saliti sulla pedana, ci caliamo la maschera sul volto e siamo prossimi allo scontro: concentrazione e consapevolezza di sé

 

Siamo nello scontro

 

E’ necessario metterci tutto il nostro cuore

 

Forza, forza, forza

 

Sono sul podio

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

Soluzioni REBUS SCHERMISTICI

 

A   Affondo che tocca

 

B   Sciabola

 

 

 

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

#################################################################################

 

 

 

 

 

1

 

Cominciamo con una bella foto

 

Immaginiamo un po’:  ha vinto il match oppure ha appena messo una bella stoccata   …comunque ha vinto anche su se stessa!

 

 

########################################################################

 

 

Ora vi presento il più grande paratore di tutti i tempi!!!

…che invidia 

 

 

 

 

###################################################################

 

 

Diversi paesi  …diversi modi di sfidarsi

 

 

########################################################################

 

 

Ora un po’ di tecnica schermistica:

torniamo indietro per ripassare quello che sappiamo già, magari per meglio introiettarlo

 

Come impugnare l’arma

 

 

##################################################################

 

 

Qualche riga per fare un po’ di storia della scherma

…io sono il testimone

 

L’attacco parte da destra

            Il movimento schermistico in questi circa 60 anni che lo frequento si è evoluto non poco: è cambiato completamente il mondo ed è cambiata ovviamente anche la scherma.

            In specie si è sviluppato non poco il G.S.A. ovvero il Gruppo Schermistico Arbitrale: pochi erano gli schermitori e quindi di concerto pochi in proporzione erano i presidenti di giuria, definiti così pomposamente in quanto erano a capo di una vera pletora di aiutanti, come    i cartellonisti, i cronometristi e all’arma bianca i giurati; poche in effetti erano le gare. Negli anni ’60 il livello tecnico poi non era eccelso e in effetti molto pochi erano gli italiani che prendevano l’abilitazione per arbitrare le gare internazionali all’estero. Uno dei motivi di questa situazione era la non più verde età media degli arbitri, ciò anche in ossequio al fatto che tutti gli organismi della Schema erano fortemente conservatori.

            Accadde così un giorno che tal presidente di giuria, arbitrando un incontro di spada, in occasione di un colpo doppio abbia assegnato la stoccata allo schermitore alla sua destra in quanto gli riconosceva la priorità d’attacco. Fu convinto per le vie brevi…; già sbagliavano in condizioni normali, ma questo fu veramente eccessivo!

 

 

#################################################################

 

 

Addentriamo ora nella strategia schermistica

…ci sono sempre io !!!

 

 

 

 

###############################################################

 

…ricreazione !!!

Se hai un computer sotto mano

gioca con la scherma

 

clicca qui

SMASCHERAILCAMPIONE

 

 

 

#########################################################################

 

Ora a me i vostri timpani:

…state un po’ a sentire

 

 

 

 

################################################

 

 

Forza utilizziamo il nostro braccio armato come frullatore schermistico

…forse sulla pedana non si usano più queste lunghe azioni, ma …..E’ TEORIA SCHERMISTICA

e come schermitori completi siete tenuti a conoscerla

 

 

 

 

########################################################

 

Oggi finiamo con qualche nozione del Regolamento:

occhio !  dopo vi faccio fare una verifica in sala !!!

 

 

Elementi comuni a tutte le tre armi

 

 Caratteristiche comuni a tutte le ARMI

Esistono tre tipi di armi: il fioretto, la spada e la sciabola.

Tutte le armi sono ammesse a condizione di essere conformi al presente regolamento e alle norme di sicurezza in esso inserite.
L’arma è costruita in modo da non poter normalmente ferire il tiratore o il suo avversario. Eventuali interventi correttivi di rettifica, di limatura o altre modifiche in una lama, alla coccia e alla punta sono vietati.

È vietato affilare il bordo o i bordi della punta.
Descrizione generale
Ogni arma è composta dalle seguenti parti:

una lama di acciaio flessibile, che termina in cima con un bottone e alla base con un codolo (quest’ultimo incluso nel manico, quando l‘arma è montata).

Un’impugnatura in cui il codolo è fissato da un dado di fissaggio o in altro modo che consenta alla mano del tiratore di reggere l’arma. Essa può essere costituita da uno o più parti; in quest’ultimo caso, si compone in manico (che normalmente contiene la mano) e pomolo (parte posteriore del manico che serra il manico al codolo).

Una coccia metallica fissata – il lato convesso verso la parte anteriore – tra la lama e l’impugnatura che serve a proteggere la mano che regge l’arma. Nel fioretto e nella spada, la coccia deve obbligatoriamente contenere un’imbottitura o un cuscinetto per ammortizzare i colpi; conterrà inoltre una presa elettrica di coccia per la connessione con il passante.
Dimensioni
Ogni arma ha la sua forma e le misure specifiche

La lunghezza della lama include il bottone e ogni altro pezzo davanti alla convessità della coccia, anche se non collegato ad essa.
La lunghezza totale dell’arma e quella delle sue diverse parti, corrisponde alle distanze che separano i piani paralleli tra loro e perpendicolari all’asse della lama; questi piani si trovano: a) all’estremità anteriore dell’arma;

b) al punto in cui la lama esce dalla superficie convessa anteriore della coccia;

c) nella parte posteriore della coccia;

d) tra il manico e il pomolo;

e) alla fine del’impugnatura.

La lunghezza totale dell’arma è la distanza tra i piani a) ed e); la lunghezza della lama quella tra a) e b); la lunghezza del manico quella tra b) ed e) e la profondità della coccia tra b) e c).

La lunghezza massima totale dell’arma è inferiore alla lunghezza massima ammissibile della lama e del manico addizionati tra loro; queste due lunghezze devono, in conseguenza, compensarsi per formare la lunghezza totale dell’arma.

Per misurare la lunghezza totale sia dell’arma che della lama, è necessario che quest’ultima non presenti alcuna curvatura; durante la misurazione essa sarà quindi mantenuta piatta su una superficie piana.

Tra i piani d) ed e) si possono trovare solo il pomolo o il dado di fissaggio.
Impugnatura
Nel fioretto e nella spada la lunghezza massima del manico è di 20 cm tra i piani b) ed e) e 18 cm tra i piani b) e d). Nella sciabola, la lunghezza massima del manico è di 17 cm.

L’impugnatura deve passare attraverso la sagoma (gabarit) in cui passa la coccia. Essa è costruita in modo tale da non poter, normalmente, ferire il tiratore o il suo avversario.

E’ consentito ogni sistema di impugnatura a condizione che soddisfi il regolamento che ha per obiettivo di mettere in condizioni di parità i vari tipi di arma. Tuttavia, nella spada, le impugnature metalliche ortopediche o di altro tipo non possono essere ricoperte con pelle o con qualsiasi altro materiale che permettano di nascondere fili o pulsanti.

L’impugnatura non può includere nessun dispositivo che favorisca l’uso dell’arma come arma da lancio.

Il manico non può includere alcun dispositivo in grado di aumentare in alcun modo la protezione che la coccia fornisce alla mano o al polso del tiratore e il codolo o l’attacco elettrico che oltrepassino la coccia sono severamente proibiti.

Se l’impugnatura (o il guanto) include un dispositivo o un attacco o una forma speciale (ortopedica) che fissa la mano sull’impugnatura, l’impugnatura deve soddisfare le due condizioni seguenti:

a) determinare e garantire un’unica posizione della mano sull’impugnatura;

b) quando la mano occupa sull’impugnatura questa posizione, la punta del pollice, completamente allungato, non può essere ad una distanza superiore a 2 cm dalla superficie interna della coccia.
Coccia
La faccia convessa della coccia, con superficie liscia e poco lucida, ha una forma tale da non poter arrestare o trattenere la punta dell’arma avversaria. I bordi non possono essere in rilievo.

Nel fioretto e nella spada, la coccia deve obbligatoriamente contenere un cuscinetto (imbottitura) largo abbastanza da proteggere i fili elettrici dalle dita del tiratore. L’imbottitura della faccia interna della coccia deve avere uno spessore inferiore a 2 cm e essere disposta in modo da non aumentare la protezione che la coccia dà alla mano.

b) La disposizione degli organi di connessione elettrica deve essere tale da rendere impossibile per il tiratore provocare rotture o contatti durante il combattimento.

c) Nel fioretto, il filo sarà protetto da una guaina isolante.

d) Nella spada, i due fili saranno protetti da due guaine isolanti, una per ciascun filo.

e) Il filo e la guaina isolante arriveranno nelle immediate vicinanze della borchia fissa.

f) In nessun caso, i fili non isolati debbono sporgere dalle borchie.

All’interno della coccia, il sistema di connessione è libero, a condizione che soddisfi le seguenti condizioni:

a) deve essere facile da attaccare e staccare;

b) deve consentire le ispezioni con l’uso di dispositivi semplici, come un temperino o una moneta;

c) deve permettere di applicare facilmente la punta avversaria contro la parte messa a terra; d) deve essere dotato di un dispositivo di sicurezza per evitare la disconnessione durante il combattimento; se il dispositivo di sicurezza non è attaccato all’arma, tale dispositivo dev’essere attaccato alla presa del passante.

e) deve assicurare il contatto dei conduttori elettrici in modo assoluto: un’interruzione, anche temporanea, durante il funzionamento delle apparecchiature, non deve essere possibile; f) non deve includere pezzi che permettano di stabilire un passaggio di corrente tra i terminali.

a) La resistenza ohmica da rispettare per il fioretto e la spada è di 2 ohm max.

b) Coloro che vogliono montare armi elettrificate, senza possedere mezzi per effettuare controlli elettrici, sono avvisati che i limiti di resistenza dei circuiti indicati per ciascuna arma sono scelti in modo che ogni montatore che applichi un minimo di attenzione al suo lavoro possa ottenerli.

c) Si raccomanda loro di:

i) di ben disossidare la superficie esterna della coccia e le superfici di contatto all’interno di questa;

ii) di non danneggiare l’isolamento dei fili, soprattutto quando essi passano nella scanalatura della lama in corrispondenza del bottone o della coccia;

iii) di evitare accumuli di colla nelle scanalature della lama.

a)  In fioretto e spada saranno accettate solo le punte d’arresto tradizionali o omologate. Nessun altro tipo di punta d’arresto, soprattutto le nuove punte non omologate, sarà accettato durante il controllo.

Per una facile identificazione, ricordate che una punta tradizionale dispone di due viti per fissare il bottone della punta d’arresto alla base, tutto è in metallo e non sono presenti parti in plastica alla base.

Per facilitare le operazioni di controllo delle armi e consentire l’osservazione completa della punta e della sua base, i fiorettisti sono invitati a presentare al loro controllo delle armi i loro fioretti con le punte nude non rivestite di nastro per i 15 cm di lunghezza.

b) per far sì che i segnali attivati dal contatto della punta con l’avversario siano correttamente trasmessi all’apparecchio di segnalazione, le punte d’arresto devono essere pulite. La resistenza elettrica misurata con un ohmetro non deve superare il limite di due ohm.

L.e lame, le cocce di spada e fioretto, e la guardia della sciabola sono interamente metalliche, salvo che nella sciabola dove la parte della coccia dal lato del pomolo è isolata (guaina isolante), le cocce non possono essere coperte nella parte esterna da nessun materiale (plastica o altro).

Le cocce e la guardia della sciabola (il cappuccio) non possono portare alcuna pubblicità.

Questo è valido anche per la parte isolata della guardia della sciabola.

d) Il tiratore o la persona che cerca di segnare stoccate in modo non regolare sia con l’arma sia con la manipolazione del dispositivo di segnalazione saranno esclusi dalla competizione o dal campo di gara e, dopo l’identificazione, saranno passibili di sanzioni complementari.

La lunghezza della lama include il bottone e ogni altro pezzo davanti alla convessità della coccia, anche se non collegato ad essa.

m.3.2 La lunghezza totale dell’arma e quella delle sue diverse parti, corrisponde alle distanze che separano i piani paralleli tra loro e perpendicolari all’asse della lama; questi piani si trovano: a) all’estremità anteriore dell’arma;

b) al punto in cui la lama esce dalla superficie convessa anteriore della coccia;

c) nella parte posteriore della coccia;

d) tra il manico e il pomolo;

e) alla fine del’impugnatura.

m.3.3 La lunghezza totale dell’arma è la distanza tra i piani a) ed e); la lunghezza della lama quella tra a) e b); la lunghezza del manico quella tra b) ed e) e la profondità della coccia tra b) e c).

m.3.4 La lunghezza massima totale dell’arma è inferiore alla lunghezza massima ammissibile della lama e del manico addizionati tra loro; queste due lunghezze devono, in conseguenza, compensarsi per formare la lunghezza totale dell’arma.

m.3.5 Per misurare la lunghezza totale sia dell’arma che della lama, è necessario che quest’ultima non presenti alcuna curvatura; durante la misurazione essa sarà quindi mantenuta piatta su una superficie piana.

m.3.6 Tra i piani d) ed e) si possono trovare solo il pomolo o il dado di fissaggio.
Impugnatura
m.4

m.4.1 Nel fioretto e nella spada la lunghezza massima del manico è di 20 cm tra i piani b) ed e) e 18 cm tra i piani b) e d). Nella sciabola, la lunghezza massima del manico è di 17 cm (vedi disegni).

m.4.2 L’impugnatura deve passare attraverso la sagoma (gabarit) in cui passa la coccia. Essa è costruita in modo tale da non poter, normalmente, ferire il tiratore o il suo avversario.

m.4.3 E’ consentito ogni sistema di impugnatura a condizione che soddisfi il regolamento che ha per obiettivo di mettere in condizioni di parità i vari tipi di arma. Tuttavia, nella spada, le impugnature metalliche ortopediche o di altro tipo non possono essere ricoperte con pelle o con qualsiasi altro materiale che permettano di nascondere fili o pulsanti.

m.4.4 L’impugnatura non può includere nessun dispositivo che favorisca l’uso dell’arma come arma da lancio.

m.4.5 Il manico non può includere alcun dispositi

 

 

BUONA SETTIMANA DI SCHERMA A TUTTI