I Fondamentali nella scherma


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Quando lo schermitore è ancora solo

 

 

 

 

 

 

 

 

I Fondamentali nella scherma

Nella formazione e nell’allenamento dello schermitore la teoria schermistica contempla due parti ben distinte: i fondamentali personali  e il rapporto con l’avversario.

Quest’ultimo ovviamente costituisce l’escatologia della scherma ovvero il suo fine ultimo, che è naturalmente quello di riuscire a prevaricare l’avversario che ci si trova di fronte sulla pedana.

Ma prima di poter affrontare l’antagonista in un libero assalto è necessario, anzi indispensabile, essere in possesso di tutta una serie di conoscenze e di abilità motorie relative alla gestione del proprio corpo; questi sono i cosiddetti fondamentali della tecnica schermistica.

Qui di seguito affronteremo mano a mano i singoli argomenti che riguardano questa specifica preparazione al combattimento.

Innanzitutto esordiremo con la trattazione in generale del concetto di sistema-schermitore.

Passeremo poi ad esaminare il rapporto che si deve instaurare tra schermitore ed attrezzo arma, fioretto-sciabola o spada che sia.

Parleremo quindi della guardia come postura di attesa per lo sviluppo dei colpi.

Dedicheremo un capitolo allo specifico problema della deambulazione sulla pedana.

Analizzeremo la problematica relativa alla misura, ovvero alla distanza intercorrente tra i rispettivi bersagli

Ci concentreremo poi sul problema del raggiungimento spaziale del bersaglio appartenente al nostro avversario.

Concluderemo la serie di argomenti esaminando alcuni siti spaziali presenti attorno allo schermitore in guardia.

            Il cammino, come si vede, non è breve; tra l’altro avverto che le problematiche relative ai vari punti indicati non saranno compiutamente approfondite, ma solo accennate o poco più. In effetti sul sito sono già presenti alcuni altri miei lavori che sono già entrati nei dettagli degli argomenti qui trattati e, laddove lo si ritenga opportuno, possono essere consultati per sviscerare i singoli argomenti: “LO SPAZIO E IL TEMPO NELL’ASSALTO DI SCHERMA” e “ELEMENTI DI GEOMETRIA E FISICA NELL’APPLICAZIONE DELLA TEORIA SCHERMISTICA” (entrambi nella rubrica LIBRI DA SCARICARE)    –    “MICROSCOPIO SU ASPETTI TECNICI”  –  “FISICA E GEOMETRIA NELLA SCHERMA” (entrambe rubriche specifiche presenti nel Sommario Articoli)

Quindi questa rubrica “I Fondamentali della scherma” avrà prevalentemente la funzione di canovaccio per la trattazione dei singoli argomenti.

 

 

1  –  Concetto di sistema-schermitore

Iniziando a parlare della formazione di uno schermitore, è importante se non proprio essenziale, aver presente innanzitutto il concetto di sistema, cioè di un qualcosa inteso come connessione di elementi in un tutto organico e funzionalmente unitario.

In questo senso ci può aiutare un esempio: quello di un autoveicolo, cioè di un mezzo progettato per il trasporto di persone e oggetti; mezzo al quale nel corso del tempo sono stati aggiunti specifici accessori per facilitare e rendere sempre più efficiente il mezzo: fari per vedere al buio, clacson per segnalare la presenza, sino all’aggiunta oggigiorno di airbag per la sicurezza e navigatore satellitare.

Parimenti allo schermitore si insegna ad impugnare e gestire un’arma bianca, si insegna a stare in guardia, a spostarsi sulla pedana e tante altre cose utili senza ancora la presenza ostile dell’avversario sulla pedana.

E questo è solo il supporto fisico a quella che è la sua attività mentale pregressa: osservare, cogitare ed elaborare il da farsi di fronte ad un antagonista  che si comporta esattamente come lui; tutto ciò ovviamente e meravigliosamente in competizione tra loro.

Cosa voglio dire con questo: che ogni insegnamento che si trasmette al neofita va inquadrato in una costruzione progressiva di un tutt’uno, cioè appunto di un funzionale sistema-schermitore, che sarà utilizzato nella sua globalità durante lo scontro di pedana; e questo aspetto, naturalmente in relazione all’età del neofita, va fatto recepire come metodo di apprendimento.

In altre parole: deve essere subito chiaro per il nuovo schermitore che ogni difettosa applicazione di un gesto tecnico non potrà non avere delle necessarie ricadute su aspetti concorrenti; ad esempio, per semplificare, una guardia troppo larga consentirà ovviamente un affondo minore rispetto a quello potenziale. Questo come una parata troppo distante dal proprio corpo ritarderà la relativa risposta, come una spalla non in linea rispetto all’altra andrà ad alterare la normale linea d’attacco o come un affondo eccessivo renderà progressivamente più difficoltoso il ritorno in guardia.

In conclusione nel sistema-schermitore numerosissime sono le interconnessioni tra le posture fisiche delle singole parti del corpo, per non citare poi anche quelle relative alla ricerca e all’elaborazione della contraria sia in attacco che in difesa.

Questo è, secondo il mio parere, l’aspetto più importante relativo ai cosiddetti Fondamentali” della scherma: in linea di principio tutto dovrebbe essere registrato al meglio, al fine di garantire la piena potenzialità di cui è possessore ogni schermitore e questo ad ogni livello della sua maturazione tecnica.

Non è da trascurare anche un importante fatto: mentre con l’avversario ci si contrappone e questo costituisce l’essenza dello scontro, nei Fondamentali non siamo in competizione con nessun’altro tranne che con noi stessi. In altre parole con il primo si combatte e basta, mentre con noi stessi dovremmo avere ampia facoltà di parola e di intervento.

Ecco perché, in relazione ai suoi Fondamentali, ogni schermitore dovrebbe essere con se stesso il più intransigente possibile: ogni errore, piccolo o grande, che si concede, poi lo paga in ciò che più conta, cioè in competitività con l’avversario di turno. Lo sappiamo bene che a noi umani la perfezione non è concessa, ma non è affatto vietato, anzi è auspicabile al massimo, che invece ci si sforzi sempre di protendersi verso essa: il ricordarselo, il sorvegliarsi di continuo e il cercare di migliorarsi costituisce già una forza di per se stessa; avere la coscienza a posto dà sicuramente una spinta in più.           Nei Fondamentali ogni schermitore dovrebbe continuamente osservarsi con occhi critici, più critici del maestro più severo.

In quest’ottica fondamentale è il messaggio, accanto alla nozione tecnica, che può dare l’insegnante: una buona didattica è quella consistente nel far sperimentare direttamente all’allievo gli effetti negativi di un’applicazione errata delle informazioni.

In effetti per l’acquisizione profonda e critica di un insegnamento il problema non è solo quello di riuscire ad applicarne correttamente gli estremi, ma anche e soprattutto quello che praticamente poi ne dimostra l’attendibilità e la veridicità.

A questo proposito di esempi, anche buffi, se ne possono fare a bizzeffe: chiedere all’allievo di aumentare a dismisura l’ampiezza della guardia e poi invitarlo a fare veloci successioni di passi avanti o indietro; oppure invitarlo ad inclinare esageratamente la linea delle sue spalle in avanti o all’indietro e poi vedere dove finisce il suo braccio armato.

Il problema è che durante il combattimento lo schermitore è completamente assorto nel confronto con l’avversario, per cui non ha soverchio tempo per tenere sotto controllo la qualità dei suoi fondamentali: la sua R.A.M. è interamente occupata altrove, contro il cosiddetto nemico. In effetti sui propri Fondamentali si può lavorare soprattutto quando si è soli su una pedana nel proprio club, aiutati magari dal maestro, ma soprattutto supportati dalla propria caparbietà e dalla propria forza di volontà.

Consapevoli, o resi tali, del fatto che il rispetto di un dettame tecnico non rappresenta un valore formale di una norma astratta, ma, proprio al contrario, un contenuto di natura assolutamente pragmatica, verificata nel tempo e sancita nei trattati di una certa epoca. Quindi non estetica, ma pura efficienza.

Un ultimo concetto: come accennato poco sopra, lo schermitore, come ben sappiamo, unisce prestazioni di carattere fisico a prestazioni di carattere mentale.

Il fatto di sentirsi efficiente nei Fondamentali, naturalmente nei vari gradi di evoluzione riguardanti ciascuno, è corroborante per lo spirito dello schermitore, che, non occorre ricordarlo, esiste solo perché è un combattente in perenne antitesi con l’avversario di turno.

Non solo: ma la piena conoscenza della potenzialità di alcuni propri  Fondamentali, penso ad esempio a quelli relativi alla mobilità sulla pedana,  è di importanza fondamentale per una corretta impostazione dell’assalto: ad esempio un raffronto con la velocità dell’antagonista deve assolutamente portare ad un’idonea registrazione dell’importante variabile costituita dalla misura.

Molto di ciò che lo schermitore pensa ed esegue durante l’assalto è interconnesso: come abbiamo visto talvolta fili nascosti collegano aspetti pur diversi della sua prestazione; suo interesse è quello di mantenerne il più attento controllo.

In ultima analisi l’assetto dello schermitore deve costituire un insieme armonico, dove ogni singola parte si rapporta in modo ottimale a quelle direttamente collegate e, tutte insieme, ad un unico principio di massima efficienza.            E, come vedremo nel proseguo della nostra indagine, in questa armonia talvolta si affermerà il principio della contemporaneità dei movimenti, talvolta invece quello della precedenza di una gestualità rispetto ad un’altra; ciò a testimonianza che i Fondamentali non rappresentano un qualcosa di statico, ma al contrario un insieme di valori che vanno continuamente tenuti sotto controllo e registrati al meglio.

Ecco cosa rappresenta a mio giudizio il sistema-schermitore.

M° Stefano Gardenti

a Firenze nel giugno del 2019