La Didattica nella scherma


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La didattica nella ricerca, nell’intrattenimento e nella formazione tecnica dello schermitore

 

Per approfondire gli argomenti: La divulgazione della scherma tramite manifestazioni e corsi scolastici – La scherma a sette anni, studi che trovate nella rubrica “Libri e audiolibri da scaricare”

 

1 – La Didattica – Introduzione

L’insegnamento  è una delle attività più importanti per l’evoluzione umana:  la staffetta culturale tramite la quale il docente consegna il “testimone” all’allievo ha consentito alla nostra specie clamorosi passi in avanti e, soprattutto di questi tempi, non si riesce ad individuarne nemmeno il traguardo. Il bagaglio esperienziale dei nostri predecessori non perisce con loro, anzi, condensato in leggi scientifiche – saggi – codici – trattati e quant’altro, costituisce per ogni nuovo giovane un “blocco di partenza” dal quale muoversi in modo vantaggioso per la sua esistenza, nella speranza di poter aggiungere qualcosa di personale a ulteriore beneficio dei posteri.

La responsabilità di ogni docente è quindi grandissima: penso in prima battuta all’importanza che riveste  in ogni campo l’imprinting culturale, cioè al primo approccio ad una specifica materia, approccio che può condizionare non poco il più o meno felice prosieguo dell’apprendimento; penso alla passione che ciascun insegnante deve cercare di suscitare nell’allievo, vera scintilla esistenziale; penso ai “cattivi maestri” che, magari loro malgrado, possono portare messaggi completamente sbagliati o perlomeno fuorvianti.

La nostra disciplina non si sottrae a questi meccanismi psicologico – conoscitivi e, essendo in buona parte vera scienza, costituisce una lenta  ed empirica costruzione di norme applicative.

La figura del maestro, oggi validamente affiancata da quelle dell’istruttore e del preparatore atletico, rappresenta da sempre la figura epicentrica di tutto lo scibile schermistico.

Su questa “squadra” grava tutta la responsabilità del rapporto che l’allievo costruisce con la scherma: la prima fondamentale fase di accostamento con le conoscenze di base, la fase di fidelizzazione e di approfondimento, la fase agonistica vera e propria.

L’esordio in sala è ovviamente importantissimo: l’imprinting, cioè il primo contatto, è quello che vincola l’esordiente: la scoperta del concetto di “arma” – il gioco-scherma, cioè il divertimento – il valore aggiunto di far parte di un gruppo, appunto la Sala.

La seconda fase è altrettanto importante: la novità deve cedere il passo alla costanza, la curiosità alla conoscenza e alla specificazione ripetitiva delle posture e dei gesti tecnici.

Infine l’allenamento al competere con le relative copiose sudorazioni, la crescente padronanza di sé, fuori e dentro.

Temi sconfinati ed imi tutti questi, temi che devono essere affrontati con la dovuta preparazione senza lasciare nulla al caso.

Ed ecco l’arte e la scienza dell’insegnamento, cioè la didattica: non tanto regole e regoline auree da rispettare, ma soprattutto un ricco canovaccio che offra un ampio panorama dei temi e soprattutto dei metodi da non tralasciare, ma da approfondire, magari con un prudente contributo personale da sperimentare e vagliare criticamente volta per volta.

L’insegnamento è libero, sancisce anche opportunamente la nostra Carta Costituzionale; ma proprio per questo cresce la responsabilità di chi ha l’opportunità ed anche la fortuna di tramandare il sapere: non tutti coloro che mettono un piede in sala poi continuano a frequentarla per un congruo numero di anni, ciò è statisticamente impossibile; ma ogni mancata adesione o successivo abbandono è una piccola sconfitta contro la quale si devono battere tutti coloro che amano questa disciplina.

Tutte queste considerazioni mi hanno indotto, nel mio limite, a scrivere le note che seguiranno, fedelmente puntata su puntata; in effetti il Sito Passionescherma.it è il luogo ideale per tentare di trattare una materia così importante e al tempo stesso affascinante. Se volete dare un titolo a questa avventura, chiamiamolo “La didattica nella ricerca, nell’intrattenimento e nella formazione tecnica dello schermitore”.

La scherma, e non sia pura autoreferenzialità, allena al meglio il corpo e la mente, costruisce l’autostima, insegna a combattere con rispetto l’avversario e fa conoscere tante persone e luoghi; non ultimo, il praticarla dona felicità. In linea teorica appassionare alla scherma dovrebbe quindi essere una non difficile impresa.

Il piano dei lavori, almeno il suo abbozzo, è il seguente:  1 – Ricerca dei nuovi iscritti, 2 – Accoglienza, 3 – Primo periodo, 4 – Prosecuzione, 5 – Didattica sulla tecnica.

Come si vede, non ho voluto limitare il campo di indagine alla pura tecnica, ma ampliarlo a tutto campo, conglobando ogni istante che riguardi il complessivo rapporto tra schermitore e universo- scherma.

Ad esclusione della tecnica vera e propria, ho già trattato con precedenti miei scritti il tema della pubblicità e dell’insegnamento alle giovani leve: La divulgazione della scherma tramite manifestazioni e corsi scolastici – La scherma a sette anni, opere che trovate nella rubrica “Libri e audiolibri da scaricare”. Quindi per questi argomenti mi limiterò ai principali temi, richiamandomi sovente alle suddette opere.

 

Maestro Stefano Gardenti

a Montemignaio nell’agosto del 2019