Racconti di scherma


 

A cura di Anna Maria Moschetta Vannucci

 

                         

 

                                   moschettavannucci@gmail.com

 

 

 

 

 

 

Una spada

Per amare

 

Racconto di fantascherma di

Anna Maria Moschetta Vannucci

(Tutti i diritti riservati)

 

 

 

Capitolo Primo:

Una spada per andare

 

 

La bianca coltre ormai era distesa, morbida e fredda, sulle campagne, ad avvolgere ogni cosa;  ancora turbini di fiocchi aleggiavano, velando i  contorni severi dell’antico castello.

Da una feritoia del torrione ovest  un giovane sguardo scrutava l’orizzonte deserto, e dissetava il suo desiderio di vita nel contemplare quel silenzio,  vibrazione nella vibrazione di un interiore ascolto.

Amava molte cose.

Ma teneva i suoi pensieri per sè.

I tempi non erano di pace.

Così scese rapidamente le strette scale, prese il necessario per scrivere, si accoccolò accanto a Tasiah, al chiarore del  grande fuoco spumeggiante nell’immenso camino della Sala Grande.

‘Shhh, non abbaiare!’ Raccomandò. E  cominciò a tracciare sulla pergamena le sue impressioni. Non immaginava certo quali avvenimenti l’aspettassero,  ma qualcosa presagiva. Come un invisibile moto. Dormiente, ma presente.Sotto la coltre della neve.

Carezze ventose

Tessute nell’aria,

Fragranze incolori

Di nuovo silenzio;

E opaca, guardinga,

Annidiata custode

Fra i toni del cielo

Piegato nel grigio

Sta,

Odorosa di freddo,

Come un’attesa.

Gocce di tempo

Lambiscono i passi,

Cristalli placati

Al candore del moto.

Al lento azzurrarsi

Di un sogno racchiuso

E radioso

E infinito

Sta

Velato di neve

Il divenire della Luce.

 

 

21 Marzo 2018

Tasiah avvertì il pericolo e si eclissò:  il trapestìo dei  passi cadenzati delle guardie nobili di ronda si avvertiva nettamente e  Anchiod con un balzo si nascose prontamente dietro i pesanti drappi delle tende. Il Re  irruppe nel salone e ruggì con veemenza:

-Come hanno osato?-

Ma si ritrovò inaspettatamente addossato alla parete per un potente spostamento d’aria:

Milgoren, la Vegliarda, era lì, esplosiva apparizione comparsa  come dal nulla da una  magica favilla

Scaturita fra le  ombre danzanti del camino; e lo fissava con un terribile cipiglio.

-E’ guerra, Kohnar:-Annunciò.-

Le Anime Spente hanno lanciato la loro sfida!-

Seguì un silenzio teso e liscio come la lama di un coltello.

La voce del Re  lo infranse, assumendone il metallo, con  lo sguardo  fisso verso un punto lontano a lui solo noto.

-La profezia non è ancora compiuta, Milgoren, e tu lo sai bene. C’è ancora una possibilità!-

Le rughe si infittirono in un groviglio inestricabile su quello che un tempo   Era stato un volto, e dalla vizza fessura della bocca la Vegliarda sibilò:

-Nessuno, Kohnar, nessuno sa! Il Segreto è perduto.Nessuno andrà in cerca della Multiforme  Spada|!!! –

L’immagine si liquefece in un grumo d’argento e prese la forma del sigillo del Casato. Il Re lo raccolse. E tacque.

 

03/Aprile/ 2018

L’odore forte si sprigionava con calda veemenza dall’arrosto di daino e sicuro di sè veleggiava, stuzzicando le affamate narici, per la fumosa cucina; come una gagliarda bandiera incitante alla riscossa, reclamava , al centro dell’enorme vassoio di portata, tutta l’attenzione, adagiato, croccante e gustoso,  su di un dorato tappeto di patate  speziate. Gli sguatteri preparavano questa ed altre succulenti portate ad essere servite.

Ospiti, al castello.

Ma Anchiod non mostrava alcun interesse per loro, come per il cibo; spesso digiunava,  da diverso tempo. Meditava. Precisamente, sulle sue conoscenze  circa il  ‘Mistero di Milgoren’. Così, in cuor suo, aveva sintetizzato tutta la scena a cui aveva assistito, e che lo aveva profondamente sconvolto.  Sapeva degli orribili misfatti che, ogni certo periodo di tempo, durante la luna nuova, avvenivano,  ai danni di chiunque si trovasse all’aperto appena calato il sole. Ma certo non pensava fossero dovuti ad una rottura del patto che,  da millenni  ormai, legava  la Casa  Regnante, l’Olhihim degli Esseri fatati e l’Ordine Guerriero delle Anime Disciolte. Queste avevano per nascita, a seconda delle famiglie di appartenenza, ognuna il loro Ordine, grado, mansione, dimora, estensione di diversi poteri che intrecciavano la realtà sensibile con quella chiamata ‘doppiana’.

Ma non avevano una loro libertà d’azione.L’Olhihim, millenni or sono, aveva racchiuso nel Codex Magno sotto forma di stelle sonore i comportamenti, nei loro diritti e doveri,  delle Anime Disciolte, e a seconda della sapiente  disposizione di tali  fulgide  Luci Sonore  i loro desideri erano ricondotti a condivisione di pacifica armonia tra i  Regni.  il Male era stata compresso  in una stolida forma:l’Ufiah.

 

21 Maggio 2018

Occorre ritrovare le fuggitive, Sherim.- La scrutò pensosamente, e poi esclamò:-Mettiamolo alla prova!-

Miresh, alla quale Sherim si era rivolta, era la sua sorella gemella, ma decisamente non le assomigliava. L’una alta, bionda, slanciata , taciturna, sguardo algido e rivelatore di un gran temperamento tenuto saldamente a freno; l’altra, gaia, corvina, rotonda,, vivace e chiacchierina come una sorgiva perenne. Erano le Musicantes, Protettrici delle Stelle Sonore e affascinanti Custodi del Meccanismo che traduceva il Codex Magno in impulsi armoniosi disciolti nel Tempo, scandenti luci e suoni nell’ordine stabilito dall’Antico Patto.

Nel cielo di Hasmiron il tramonto sorridendo regalò l’ultimo, verde bagliore, baciando l’orizzonte rossastro, agli abitanti  del piccolo pianeta, ignari di quanto stesse accadendo.

Sherim si girò. Nemmeno una parola. Con gesto improvviso, snudò, fendendo l’aria, una bellissima spada.   Stese il braccio,  impugnando con forza e brandendo verso l’alto l’elsa rivestita d’avorio , lasciando cadere a terra con un tonfo sordo  il pesante fodero in cuoio arabescato  d’oro purissimo.  Pochi secondi. La ripose. Stette così. Immobile. Impenetrabile..

Un sussurro echeggiò dalle montagne:-Prendila. E vai-.

 Miresh obbedì.

L’Olhihim degli Esseri Fatati vibrò in cerchi concentrici la sprigionata  energia nascente;  la diffuse a fasce larghe,  in arcani moduli melodici avvinghianti, profumo dai colori metamorfici avvincenti, quale moto propulsivo di Speranza. C’era ancora una speranza:

  Una Spada per andare.

 

 

20 Settembre 2018

 

Capitolo Secondo:

Una spada per sperare

 

Ocrian crollò, sudato, ai margini del fosso.  Il sole pomeridiano picchiava sodo. Distava poco, ormai, dalla cinta delle mura; alla Porta Secca, unico ingresso per il quartiere dei commerci a lui consentito,  lo avrebbero accolto, come al solito, con un festante benvenuto, per via del suo carretto, stracarico di acquavite. La locanda verso  la quale era diretto, infatti, troneggiava proprio lì, al sicuro, addossata all’interno delle mura, subito dopo l’ingresso nell’abitato. ‘Forte da risuscitare i morti,’ pensava fra sè e sè, mentre rallegrava le sue striminzite ossa scolandosi il liquore della sua fiaschetta con un’incredibile gollata . Si nettó soddisfatto la bocca col dorso abbronzato della mano.-Ho ancora tempo!- si disse. Era stanco. Si addormentó senza quasi accorgersene.  All’improvviso il raglio terrorizzato dell’asino in fuga lo fece sobbalzare. Si guardó attorno, divenuto ombra nell’ombra, intorpidito, senza piú contorni a cui aggrappare gli occhi: del carretto, nessuna traccia.

 Lassù, nel cielo chiuso ormai alla luce, sola, invisibile, remota presenza, la soggiogata Luna Nuova diffondeva inchiostro di tenebra,  innimbando la  sopraggiunta sera  di  oscura paura.

Ocrian dolorosamente comprese.-Sono finito!- Esclamó. Si sentì ferocemente accarezzare dalla vischiosa presenza di un nugolo di Anime Spente scaturito dal Buio. Sudó, ancora una volta, cercando a tentoni  una via di fuga.

Lo assalirono.Si avvinghiarono ai suoi capelli, cominciando da lí a succhiargli gli umori corporei; si impossessarono via via di ogni sua cellula,  fino ad  estrargli l’anima a morsi e a calci,  sfilacciandolo,  sbrindellandolo, e riducendolo in un’orribile poltiglia, per imprigionarlo poi, coi resti  dell’anima atomizzata, nel Disgregatore.

-Ribellione, sì!- Le infedeli Anime Disciolte  Scorsinheth e Vutroh ulularono e risero soddisfatte. -l’acquavite ci farà comodo!-

Ad un loro cenno, le Anime Spente si dileguarono.

                

18Novembre2018

-Ecco, sono arrivati i musici, presto! Ma dove si sarà nascosto?

Anchiod, durante il banchetto, era  riuscito abilmente a sgattaiolare fuori, percorrendo come un ombra gli ànditi più isolati del castello, così da evitare accuratamente i vari cortigiani del Re, sguinzagliati ovunque a cercarlo. Sapeva benissimo che la vera selvaggina da cacciare, durante la battuta a cui naturalmente si era ben guardato dal partecipare, era lui. Il regno confinante era governato dall’ospite, l’intraprendente Regina Rohifas, che aspirava ad unificare il suo territorio  con quello di Kohnar tramite un doppio matrimonio: il suo personale, con il Re Kohnar, appunto, e quello della giovanissima nipote, legittima erede, figlia del defunto  Re Dohin con Anchiod. Rohifas aveva assunto la reggenza, a causa di un decreto reale  emanato dal Re Dohin poco prima della sua scomparsa, nel quale si ordinava che  la fanciulla non avrebbe potuto salire al trono se non dopo aver battuto   in  torneo  il più bravo cavaliere dei Regni Splendenti. Ma per fare ciò avrebbe dovuto combattere esclusivamente con una spada unica nel suo genere: la Spada Smarrita Per Caso. Da secoli immemorabili di tale arma si era perduta ogni traccia, tanto che nessuno credeva più alla sua esistenza. Tutti conoscevano tale storia, e per primo Anchiod, che sfuggiva come la peste i tornei, quella Spada, la fanciulla e… il matrimonio. Nemmeno un ritratto. Nessuno l’aveva mai vista, la Principessa, fra l’altro. Come la spada, così anche la fanciulla era ‘invisibile’; non era mai stata presentata  a nessuno, e nessuno conosceva il suo vero nome. Correva voce fosse una temibile guerriera. Di sicuro al banchetto non era presente, ma Anchiod aveva pensato prudentemente di evitare qualsiasi coinvolgimento.  Aveva già i suoi, di problemi.  tutti lo chiamavano ‘Altezza’, ma lui non aveva la benchè minima idea di chi fosse veramente. Di stirpe reale? Forse. Aveva sempre vissuto a corte, trattato con tutti i riguardi di rango. Ma quando chiedeva dei suoi genitori, delle sue origini, i suoi precettori, i suoi valletti, tutti si limitavano a ripetergli: ‘Altezza, verrà il momento di sapere….’.

Erano anni che le sue ricerche non approdavano a nulla, tranne una cosa: da ovunque provenisse, era certo che la sua Tasiah lo proteggeva dalla nascita. Era sempre stata con lui, come ora, stesa, fedele, ai suoi piedi, lo sguardo adorante e sincero. Anchiod si é fermato. Nessuno lo insegue. La sua Tasiah. Come sempre, presenza amica, insieme, nascosti nel cavo di un’immane roccia, col tempo che passa, e poi ripassa, ancora, fissandosi alla  pietra; passa, e chiede..

 

Punto contro punto.

 

Punto contro punto.

Suoni ostili

In abbracci liquefatti

Si tormentano

Per obliquazioni fuse.

Un tempo vuoto

Si condensa

Per tangenti di materia

In drappeggi ornati

Dai colori chiusi.

 

 

 

30 Gennaio 2019

Kohnar dormiva, di un sonno greve ed agitato, scalciando e gemendo. Molte questioni di governo lo attanagliavano come brucianti cesoie, e sembrava vi si dibattesse,  ferendosi e scottandosi di qua o di là a seconda del volgersi in sè sulle sue non prese decisioni. Ma all’improvviso si placò. Non era più solo, nella stanza.

 Milgoren stavolta non si esibì in una delle sue roboanti apparizioni: come nebbiolina luminosa, gentile ed infida, si effuse; ascese lentamente  dall’impiantito  innalzandosi lungo le coltri del regale giaciglio; staccò delicatamente dal collo del re  la doppia catena che reggeva il pesante sigillo d’argento del Casato,  lo prese, lo fissò intensamente, fino alla sua  smaterializzazione.  Sussurrò, poi, con un’ultima rapida occhiata di controllo, svanendo nel nulla: ‘al solito, fratellino mio, occorrerà che intervenga io’….

Miresh era pronta. Niente più seta, velluti  e rasi preziosi. Irriconoscibile, sul capo e sul volto  la  logora  stoffaccia sgualcita di un cappuccio, appariva come una povera  mendicante vestita di stracci; ma la spada c’era,ben celata sotto  il pesante mantellone  sdrucito e bigio che le pendeva dalle spalle.

 La musicantes incentrò la luce del suo sguardo  sull’emblema  d’argento del casato di Khonar, splendente nelle sue mani, fino a quando non emise il suo Fondamentale; dapprima flebile, poi, sempre più nitidamente, questo prese corpo : divenne  un suono sferico, bello,  caldo, potente e struggente allo stesso tempo. Miresh vi entrò dentro. Roteò il mantello. Si avvolse in sè stessa. Le  serie degli armonici, saettando verso l’acuto,  la presero dolcemente e la trasportarono sempre più in alto, fino a quando divenne un invisibile puntolino nello spazio di cristallo ai confini del cielo di Hasmiron. Poi, più nulla…

Sherim scrutò  fino all’estinguersi dell’ultimo ultrasuono l’orizzonte. Portò le mani in grembo: crudo come un morso improvviso di vuoto la prese un ibrido senso di solitudine e attesa. Al cancello della sua mente  si presentavano ostili  tutti i  pericoli e i rischi  che avrebbe dovuto fronteggiare da sola. Ma non solo questo.Già le mancava sua sorella.

 

 

 

 

4 Giugno 2019

“Bella capiente, per essere una fiaschetta da viaggio!” Esclamó  Vutroh, scolandosela a garganella e passandola, mezza vuota ormai, a Scorsineth . Giá il povero Ocrian, tra l’altro, vi aveva attinto generosamente durante il suo breve viaggio…   ‘Non crederai che mi accontenti di poche gocce di acquavite!’ Lo rimbeccó Scorsinheth. Si avvicinarono al carretto e lo depredarono, fino a quando L’alcool non li rese quasi completamente ebeti. Sghignazzando sguaiatamente, poi,le due perfide Anime Disciolte  presero ció che rimaneva del carico  e il disgregatore. Fusi col buio protettore della notte ormai avanzata, scomparvero, inoltrandosi nelle profonditá di un passaggio segreto  celato nel cavo semi marcio  di un albero  morto.  Camminarono, barcollando, badando comunque al prezioso carico, a lungo, fino a sbucare in un ampia caverna, ricavata all’interno di un antico vulcano inattivo.Era da lí che , nel corso dei loro malvagi festeggiamenti, avevano creato e tenevano in attivitá  Vorty Cosmicon, una Spettrale Creatura, la cui consistenza era la Tristezza. Il suo entrare in azione provocava per prima cosa un lungo brivido di oscuro terrore, al quale quasi nessuno riusciva a sottrarsi. Vorty allora fissava in modo struggente la sua vittima, e  una volta catturatone lo sguardo, il terribile, mortale gioco cominciava, al sibilo di una nenia ipnotica che evocava una ad una le anime spente, a circondare il malcapitato. È cosí che avevano imprigionato nel disgregatore centinaia di innocenti, e trasformata la loro   energia vitale in un flusso malefico, forgiato in lancia e convogliato attraverso il camino del vulcano in alto fino a forare il cielo, ferendolo con cattiveria, per arrivare ai confini dei Regni Splendenti, ad erodere  l’Antico Patto. Le Anime Spente, frutto del loro tradimento all’Ordine Guerriero, sarebbero dovute riuscire  ad avere l’accesso al Portale della Pacifica Armonia  per distruggere ogni cosa, ed instaurare il loro dominio.  Ma il flusso  non era ancora sufficientemente potente.  Aspettavano ancora, Scarsinheth e Vutroh,  ben nascosti, altre lune nuove. Lune di sangue e di dolore.

 

7 Novembre 2019

Capitolo Terzo:

Una spada per sognare

 

Il sole, scostando garbatamente la coltre dell’alba, cominciava a raggiare splendido e solitario, dorando l’aria tremula e lattiginosa adagiata sul tiepido orizzonte primaverile. L’ampio e sinuoso sentiero alberato saliva l’erta dolcemente, a rivelare, passo dopo passo, le bellezze naturali del grande parco che delineava l’area prospiciente il castello. Miresh, col pesante fardello della spada ben celato dal suo mantello, sbuffò. Avanzava lentamente, e, altrettanto lentamente, ma attentamente, ripassava, punto per punto, il suo piano d’azione. Sapeva come fare per introdursi facilmente e nascondersi nelle reali scuderie.Diverso tempo addietro, in occasione delle celebrazioni per la ricorrenza dell’incoronazione di Kohnar, quale invitata d’onore, aveva avuto assegnato direttamente dal re, per compagnia e scorta, un paggio, Oshol.

Il ragazzo, un timido e dinoccolato palafreniere, in realtà era un ottimo cavallerizzo e, a dispetto delle sue umili mansioni, era dotato di grandi capacità di osservazione e di un lucido intendimento;

 oltre che di sagace cortesia, a stemperare il suo innato spirito ironico. Data la sua modesta posizione sociale, della quale era ben consapevole, mostrava pazientemente un atteggiamento schivo ed impenetrabile. Miresh capì al volo il soggetto.Non poteva farsi sfuggire una simile occasione per il Servizio Segreto, che aveva necessità di rinforzi. Perchè l’Olhihim degli Esseri Fatati e l’Ordine Guerriero non ancora intervenivano contro le Anime Spente? Dove erano fuggite le Stelle Sonore? E altro ancora: il Male agiva indisturbato…

Miresh ebbe modo, durante quella lunga permanenza al castello, di esaminare Oshol a fondo. Lo prese a benvolere e riuscì a conquistarne la fiducia. Come ospite, poi, ebbe  anche modo in sua compagnia di visitare il castello per ogni dove, comprese le scuderie, dalle quali si diramavano diversi antichi passaggi obsoleti, per lo più abbandonati e quasi impraticabili. Ne aveva preso scrupolosamente nota: sapeva che le sarebbero tornati utili, prima o poi. Come appunto riteneva per questa occasione. E automaticamente ripensò a quando, proprio nelle scuderie, parlò apertamente al paggio, a lungo; e di molte cose. Il ragazzo aveva davvero talento ed era decisamente in gamba. Fu così che decise di arruolarlo, subito, dandogli copertura nella Corporazione dei Misterion. Questi  erano i famosi Coordinatori Interstellari delle Comunicazioni, che, dal pianeta Hasmiron, raccoglievano e pubblicavano dati  particolari pervenuti loro dai  pianeti più importanti della Galassia Madre.

L’incarico ufficiale di Oshol fu annunciato dalla Musicantes  pubblicamente a tutta la Corte poco prima del suo ritorno ad Hasmiron, ed il re ne fu molto lusingato…

Naturalmente nessuno era al corrente del vero compito che sarebbe stato affidato al ragazzo. Ma doveva essere ben addestrato, prima di poter passare all’azione. Si videro diverse volte. Stavolta però nessuno era a conoscenza del suo arrivo, tantomeno Oshol. Non lo riteneva ancora pronto tanto da associarlo a questa sua missione. Sbuffò ancora e diede un’occhiata dietro di sè. Sapeva che al nascere di quel giorno nessuno, fino alla mezza,   aveva il permesso di entrare o di uscire dal castello. Questo la rassicurava. Era un giorno speciale, doveva riuscire nel suo intento!  Già immaginava

l’ indizione del Torneo dei Regni Splendenti.Mentre rimuginava completamente assorta  tutte queste cose, un bolide a quattro zampe, abbaiando festosamente, le balzò addosso, facendola barcollare.

“Qui! A cuccia! Tasiah! Subito!”

Anchiod, apparso all’improvviso da dietro una curva, alla vista della goffa figura incappucciata assalita dal cane, con una rapida impennata aveva bloccato la sua focosa cavalcatura con la quale si dilettava a scendere a precipizio il sentiero del castello ( anche lui sapeva che avrebbe dovuto essere deserto!) e con voce tonante richiamava a sè, alquanto sorpreso del suo comportamento inusuale, Il cane.

Ma Tasiah, che precedeva Anchiod, alla vista dell’inaspettato viandante, non si era certo fatta ingannare dal travestimento. Aveva riconosciuto immediatamente, per quel delizioso profumo che da lei emanava naturalmente, la sua amica Miresh. Sicuramente aveva un regalo per lei, come sempre accadeva ad ogni loro incontro al castello!  Magari, nascosto sotto quel mantellaccio!

Miresh si sentì agghiacciare il cuore. “Tasiah,” mormorava, “ti prego, shhh, buona, lasciami stare, non mi tradire!”

Ma lei, felice ed eccitata, era inarrestabile. Anchiod, intanto, sceso da cavallo, si avvicinava velocemente alla mendicante, tale sembrava, per liberarla dall’impiccio. Intanto il cane aveva afferrato un lembo del mantello e, a tutta forza, tirava, oh, se tirava! Miresh , sebbene colta alla sprovvista, provò comunque opporre resistenza. Troppo tardi. Un tonfo sordo risuonò sul sentiero e la spada, ancora semi avviluppata, cadde, vicinissima ai piedi dello stupito Anchiod che, sconcertato, non riusciva a capire il senso di quanto stesse accadendo. Istintivamente, fermatosi di colpo, tese una mano per afferrare quella “cosa” che gli intralciava il passo. Ma prima che potesse neanche immaginare alcunchè si udì un urlo angosciato:“Nooooo!”

Tasiah, con un balzo, aveva trascinato via del tutto il mantello, compreso il cappuccio, dalla Musicantes ormai in terra, rivelando così non solo il suo volto: la spada, strattonata ancora un pò più in là e ormai liberata del tutto dalla stoffa che l’avvolgeva, apparve in tutta la sua gloria: si rizzò, balzando in sù e restando sospesa a mezz’aria, cominciò ad uscire dal bellissimo fodero, e, con un fulgido scintillio, baciata dal sole galante che illuminava non poco incuriosito la scena, si mosse rapida a sgranchirsi, improvvisando  come un balletto  di parate e di fendenti. Poi, fermatasi di scatto, emise un gaio tintinnio: “Finalmente, di nuovo a casa!” Con una rapida giravolta, lanciando il fodero tra le braccia dell’esterefatto Anchiod, scomparve nel nulla. Anchiod riconobbe Miresh. La Spada smarrita per Caso era riapparsa.

13 Febbraio 2020(continua)