
Vincenzo Cordova
Istruttore Nazionale
l’istruttore dai due cuori
https://www.facebook.com/SalviamofiorettonelsudItalia
La capacità di sintesi: con poche parole si riesce a toccare le corde giuste e a farle vibrare
Mi presento sono Vincenzo Cordova Ist. Nzl di Scherma classe ’70….conobbi la scherma nel lontano 1981 mi porto un mio amico, allora compagno di classe Flavio Puccini, che conobbi quell’anno dopo che la famiglia fu trasferita dalla Sardegna a Reggio Calabria, in quanto il padre era direttore della Frette e ogni 4/6 anni lo trasferivano.
Dopo alcuni anni…sentiii la necessità di creare qualcosa che meglio calzasse alla mia idea di scherma, per cui decisi di voltare pagina e con degli amici creammo un nuovo soggetto dove tutt’ora insegno.
38

Non mollare…
Il maestro di scherma prende il tuo ❤️ e lo getta oltre l’ostacolo.
Non odiare il tuo maestro perché ti sprona a fare di piu…lui crede in tè;
Non odiare il tuo maestro perché ti riprende quando non sei concentrato… lui ti vuole migliore di come sei.;
Non odiare il tuo maestro quando sei stanco, svogliato…. lui vuole insegnarti che la costanza batte il talento;
Non odiare il tuo maestro quando ti chiede di più…. lui vuole insegnarti a vedere i tuoi Limiti e a superarli;
Non odiare il tuo maestro se non ti loda sempre… lui vuole insegnarti che sentire il proprio corpo che vibra agi stimoli è il suo miglior complimento;
Non odiare il tuo maestro se ti mette le sedute di allenamento nel tuo tempo libero…. lui vuole insegnarti che il risultato è una conseguenza del tuo sacrificio;
Non odiare il tuo maestro se nonostante tutto i risultati non arrivano….lui vuole insegnarti che il fallimento è parte fondamentale del processo di crescita di un uomo;
Non odiare il tuo maestro se pretende che tu faccia tutte le gare; lui vuole insegnarti che solo attraverso l’esperienza potrai sentirti sicuro dei tuoi mezzi;
Non odiare il tuo maestro…. perché ricorda….tutte le volte che sei in sala lui è li con te…il tuo tempo è anche il suo tempo…il tuo sudore è anche il suo sudore….le tue sconfitte sono anche le sue sconfitte….le tue gioie sono anche le sue gioie… lui non prenderà nulla da lui…tu tutto!
Una vita dietro il piastrone
Cit Vincenzo Cordova IsN scherma
37

Il maestro che non ho mai avuto
Alla domanda chi è il tuo maestro di riferimento…io solitamente rispondo:
Il maestro che non ho mai avuto e nella mia vita di atleta e che avrei voluto incontrare.
il maestro che mi rimprovera se non lavoro, spronandomi a fare meglio….il maestro che mi chiama se mi assento e mi chiede “tutto.ok?”…il maestro che stressa se non vado bene a scuola e parte con la storia della sua vita…il maestro che mi chiede se ho la morosa e pretende che gliela presenti…il maestro che mi asciuga le lacrime e un momento dopo mi digrigna i denti se assumo una postura dimessa…il maestro che mi dice “io non ti insegneró a vincere ma a non mollare mai”…il maestro che parte per una gara con un solo allievo pur di motivarlo…il maestro che mentre chiude la luce, se gli chiedo di far lezione, la riaccende e si mette il piastrone…il maestro che mi ripara il fioretto e come ricompensa si accontenta di un grazie…il maestro che cerca di far risparmiare la mia famiglia, che non guasta…il maestro che mi offre un panino, durante una trasferta, perché ho dimenticato i soldi…il maestro che vuole che lo saluti come quando ero piccolo, anche se ormai sono grande…il maestro che si mette sempre in discussione e ad ogni gara torna più carico degli allievi perché deve sperimentare nuove cose che ha visto fare ad altri…il maestro che oggi si fa così, ma domani non va più bene, perché la scherma cambia…il maestro che se incrocia il mio sguardo capisce subito se ho qualcosa che non va…il maestro che anche in estate non ci lascia in pace, perché in estate si fa la preparazione atletica.
…questo voglio essere e questo sarò…
Poi dialogando con un tuo atleta ti rendi conto che sei l’unico che crede nelle sue capacità…non ci crede l’atleta, non ci credono i genitori, non ci crede lo staff…ti rendi conto che sei rimasto solo…ma io credo in me e sono maledettamente sicuro di quel che dico..devo solo essere goccia nella pietra.
36

Il mio piastrone è sudato
A Ravenna lessi in una maglietta…ora non ricordo chi la indossasse “odio la scherma”. Io invece avrei scritto che odio fare il maestro di scherma.. è da masochisti! e quando studi per la carriera magistrale non c’è scritto e nessuno ti spiega che:
Se l’atleta vince è tutto merito suo, nessuno si ricorda di quell’uomo buffo, che per ore e ore sta davanti all’allievo, disposto a prendere un sacco di legnate pur di affinargli i colpi… la tecnica gli sarà stata profusa per volontà divina…se invece l’atleta, ahimè, dovesse deludere le aspettative, tutti gli sguardi saranno rivolti verso quell’uomo colpevole di aver reso vano i SACRIFICI dell’atleta e della famiglia…dimenticando il tempo che il maestro ha dedicato all’atleta…come se le fatiche, le ore sottratte ad altro e le privazioni fossero esclusiva pertinenza dell’allievo e non pure del maestro che é presente, suda e fatica nello stesso modo dell’allievo durante gli allenamenti…insomma pensateci prima di intraprendere la carriera magistrale…
ps: ah dimenticavo ricordatevi di moltiplicare il tutto per il numero di allievi che seguirete😂😂🤺🤺🤺🤺🤣🤣😁
La foto è indicativa…nel senso che a me piace perché indico😂
35

Il maestro deve trasmettere emozioni
Il maestro deve trasmettere emozioni…
Molto spesso i maestri si corazzano per non soffrire dall’abbandono degli atleti finendo con il tempo con l’essere inespressivi, freddi e senza sentimenti.
Ma noi abbiamo una missione che è quello di trasmettere valori, sentimenti ed emozioni….con il nostro piastrone e con il nostro ferro plasmiamo, negli anni, l’anima degli allievi e lasciamo segni del nostro passaggio… quindi…per quanto noi sappiamo che alla fine soffriremo… dobbiamo sempre ricordarci che la nostra missione è quella di essere maestro di vita e poi maestro di tecnica e non viceversa.

l lavoro premia
Cari maestri quante volte vi sarà successo?…. arrivano due bimbi in sala con le stesse caratteristiche entrambi portati per lo sport e nella fattispecie per la scherma.
Passano alcuni mesi fanno la prima garetta e arrivano primo e secondo…
I genitori del secondo galvanizzati del risultato portano il bimbo ad allenarsi 5 volte a settimana e lo fanno partecipare a tutti gli intersale di scherma.
I genitori del primo invece confidando nella bravura innata del figlio e continuano a farlo allenare 3 volte a settimana.
Arriva la gara delle gare (Campionato Italiano Gpg), entrambi vi partecipano. Il secondo vince il titolo italiano, il primo esce alla seconda diretta.
Giorno dopo riunione urgente dei genitori, con il maestro e la dirigenza, perché vogliono sapere come mai il loro figliolo non è più primo.
Il talento non è nulla senza il duro lavoro.
Logicamente come sarà finita?

Caro diario, ho sempre creduto che l’inizio di un percorso agonistico sia strettamente legato alla creazione di un legame solido tra allievo e maestro. Questa relazione deve basarsi su fiducia e rispetto reciproco. Dopotutto, la lezione stessa è un atto d’amore del maestro che si espone – permettendo metaforicamente di essere “colpito” – affinché l’allievo possa apprendere non solo la tecnica, ma la vera vita in pedana.
33

siamo arrivati a 55 anni. E come le aquile americane, ci siamo trovati davanti a una scelta: continuare così, lasciandoci lentamente spegnere dalla paura del cambiamento, oppure affrontare il dolore della trasformazione per rinascere.
Abbiamo scelto di cambiare.
Non è stato facile. A volte è stato doloroso come rompere il becco contro la roccia, come fa l’aquila per poter sopravvivere. E spesso, i dubbi ci toglievano il respiro, mettendo in discussione ogni passo.
Ma oggi posso dirti che ascoltare il nostro corpo, accogliere la trasformazione, ci ha rigenerati.
Ora respiro. Ora vivo.
E anche tu sei pronto a ricominciare, con forza nuova, in un ciclo tutto da vivere.
32

Caro Maestro,
Una volta dissi: “La lezione di scherma è un dialogo tra due anime che, al tintinnio di due lame, si parlano senza proferire parola; un dialogo che dura a volte un battito d’ali e a volte anni…”
Sono trascorsi lustri da quando te ne sei andato, eppure quel dialogo non si è mai interrotto.
Grazie per la lezione
Omaggio al Maestro Bicchi
31

Caro Sensei ho un dilemma da esporti:
Quando si prende una decisione, si è sempre esposti al giudizio altrui perché i risultati sono visibili e misurabili. Al contrario, non decidere sembra non comportare rischi, ma in cuor tuo sai che l’inerzia porterà inevitabilmente alla sconfitta. Nasce quindi il dilemma del maestro: combattere per ciò che si ritiene giusto per il bene dell’allievo — rischiando il conflitto con i genitori che non ne condividono la visione — o lasciar perdere, sapendo però che quel bocciolo non fiorirà mai?
Caro Apprendista quello che descrivi è il conflitto tra l’etica della responsabilità (agire per il bene futuro) e la sicurezza della zona di comfort (evitare il conflitto immediato).
Esistono due visioni nel cammino per il cammino del tuo allievo: la visione del Maestro e la visione del Genitore
Spesso il conflitto nasce da una differenza di prospettiva temporale:
Il Genitore spesso agisce per proteggere il figlio dal dolore presente (fatica, stress, fallimento momentaneo).
Il Maestro agisce per preparare l’allievo al dolore futuro, dotandolo degli strumenti per superarlo.
Un vero maestro non è chi evita i conflitti, ma chi accetta di essere il “bersaglio” momentaneo pur di permettere all’allievo di fiorire. Se non agisci, diventi complice della sconfitta che avevi previsto.
Il rischio del giudizio è il prezzo da pagare per il potere di cambiare una vita. Come diceva un vecchio adagio: “C’è un solo modo per evitare le critiche: non fare nulla, non dire nulla, non essere nulla.
Tu che tipo di maestro scegli di essere?
29

Io credo nel karma…non so se succede anche a voi…fateci caso…ecco alcuni avvenimenti successivi ad una vittoria..
litigate con qualcuno in sala, un genitore ha da ridire perché suo figlio non è bravo come gli altri, qualcuno si fa male, un collega geloso, il tuo allievo ha vinto ma tu eri ad un’altra gara, un allievo lascia.
Insomma accade sempre qualcosa che ti fa smettere di gongolare e ti dice: bello stai al tuo posto!
28

Caro taccuino degli appunti… spesso ti uso dopo un fatto positivo per raccontare una mia gioia, ma ancor più ti ho usato per raccontare la mia tristezza di istruttore di scherma, quando qualcosa mi rattrista. Credo comunque che, in ogni caso, scrivere mi serva a fare chiarezza nella mia mente e ad alleggerire il mio cuore.
Tra qualche tempo lascerò la dirigenza dell’ASD che ho creato e curato come un figlio per 12 anni… ma, come tutti i genitori, arriva per tutti quella fase della vita in cui ti rendi conto che tuo figlio non ha più bisogno di te in prima persona e che, se vuoi che cresca e si sviluppi, devi lasciarlo andare. E per quanto possa essere difficile, sai in cuor tuo che devi farlo per il suo bene.
Quindi, cara Accademia della Scherma Reggio Calabria ASD, cresci e sviluppati, perché ti ho dato braccia, cuore e testa forti, e hai tutte le carte per essere un faro nella nostra amata città. Io, da parte mia, finché ne avrò le forze e me ne sarà data la possibilità, continuerò a insegnare l’arte nobile della scherma.
Le origini..
27
una sala tutta per noi…perché non sfruttarla, dando lezioni quando non c’è nessuno, quando il silenzio regna sovrano, quando le parole, tra le due maschere, possono essere ascoltate e non interpretate?
I miei appelli spesso cadono nel vuoto…forse io chiedo troppo…e… forse chiedo troppo a me stesso…io cresciuto in una palestra di scuola, senza pavimentazione adeguata, senza riscaldamenti, con un solo apparecchio spesso non funzionante, dove le gare erano contate e l’intersala era considerato un tradimento…altri tempi…di certo é che non invogliavano all’agonismo…però c’era tanto divertimento… Forse per questo, quando vedo il talento in alcuni che sono sporadici tiratori, ho tanta tristezza…non si può costruire l’atleta senza l’atleta!
Forse io chiedo troppo ai genitori, so che la scherma non è la priorità per loro…c’è tanto da fare ma poco tempo a disposizione…forse chiedo troppo agli altri tecnici…hanno altro a cui pensare ed è giusto così.
Forse è giunto il tempo di non pretendere troppo dagli altri e soprattutto da me…

26
Genitore al Maestro:
Caro Maestro, buongiorno. Sono qui perché ho bisogno del suo aiuto per capire una cosa cruciale: come mai mio figlio, che è un agonista, non riesce a tradurre gli allenamenti in risultati concreti in gara? Stiamo investendo tanto: porto mio figlio a fare sparring in altre palestre, ho ingaggiato un mental coach specifico per la sua preparazione psicologica, e c’è anche un preparatore atletico… Eppure i risultati non arrivano. Dove stiamo sbagliando, secondo lei?”
Maestro al Genitore:
“Capisco la sua frustrazione. È una situazione comune, ma va analizzata. La prima domanda che le faccio è questa: quante sessioni di lezione tecnica fa a settimana con il suo Maestro ‘core’? (Intendo il Maestro che lo segue quotidianamente in sala).”
Genitore al Maestro:
“Una volta a settimana… Perché, è questo il punto? Mi sembrava di bilanciare bene con il resto: il preparatore, il mental, le trasferte…”
Maestro al Genitore:
“Esattamente. Il punto è questo: spesso ci si concentra sui ‘servizi’ esterni, dimenticando il ‘Core’ dell’atleta. La preparazione atletica e mentale sono fondamentali, ma sono come la benzina e le gomme; la tecnica di base, l’analisi tattica e la correzione degli errori sono il ‘motore’ del veicolo, e il Maestro in sala ne è il meccanico principale. Se il motore gira una sola ora a settimana, tutto il resto, per quanto costoso e mirato, farà fatica a produrre un reale salto di qualità agonistico. È necessario consolidare la base prima di arricchirla.

25
Imparare Nuove Cose:
Dialogo tra Maestro e Allieva
Allieva: Maestro, perché insisti nel farmi fare questa cosa? Non vedi? Non ne sono capace! Non sono brava, non me la sento mia, non sono abbastanza…
Maestro: Cara Allieva, vedi… non è mai facile imparare cose nuove. Noi per natura amiamo stare nella nostra zona comfort, amiamo la routine e odiamo tutto ciò che ci costringe ad attivare i sensi, i muscoli e il cervello affinché tutto si coordini alla perfezione e tutto funzioni… Ma c’è un trucco che puoi usare.
Allieva: Che trucco, Maestro?
Maestro: Usa il presente per la tua ribellione!
Allieva: ???
Maestro: Sì, usa le formule: “per adesso”, “ora”, “al momento”…
(L’Allieva prova la formula)
Allieva: Non ci riesco ora, non mi riesce per adesso, non sono brava al momento.
Maestro: Esatto! E poi… fatto questo esercizio… datti una speranza!
Allieva: Che vuoi dire, Maestro?
Maestro: Concediti una speranza aggiungendo la frase: “… ma ci sto lavorando!”
Allieva: Maestro, non ci avevo mai pensato…
Maestro: Brava! E ora rafforza la tua speranza con un pizzico di ottimismo… completa la frase con: “… e sono sicura che tutto andrà bene!”
La Lezione
Maestro: Quindi, cara Allieva, ripeti insieme a me:
”Maestro, l’esercizio che stiamo provando non mi riesce al momento, ma ci sto lavorando e sono sicura che tutto andrà bene!”
Maestro: Brava! E ora rimettiamoci al lavoro… in guardia!

24
Godiamoci i momenti
Cosa ti ha dato la scherma?
Mi ha regalato grandi emozioni e grandi delusioni, mi ha insegnato cosa significa lottare per un obiettivo, nonostante le mille avversità…ma soprattutto mi ha insegnato che si può stare bene con poco.

23
La gara é il tuo contenitore pieno di liquidi!
Dialoghi: Maestro allievo.
Allievo: Maestro, lo so che ti aspettavi che facessi quello che mi avevi chiesto…ma avevo troppa paura di perdere…
Maestro: caro allievo come é andata la gara?
Allievo: ho perso!!!
Maestro: caro allievo vedi…. il risultato é stato lo stesso…. però ora andiamo a casa vuoti!
Allievo: in che senso Maestro?
Maestro: immagina che la gara sia un contenitore pieno di un liquido che chiameremo “paura”; ogni volta che fai un’azione, provi un colpo, fai ciò che hai fatto a lezione..aggiungi qualcosa nel contenitore gara, che chiameremo esperienza!
Finché il tuo contenitore sarà pieno di paura non potrai mai divertirti, tirerai sempre bloccato e tornerai a casa con un senso di vuoto…quel vuoto é il tuo contenitore che non é stato riempito dal liquido dell’esperienza.
Invece se tu aggiungerai cose il liquido della paura defluirà per fare posto all’esperienza… solo così potrai dire di essere un atleta ricco!
Allievo: maestro non voglio più tornare a casa senza aver aggiunto esperienza…
Foto puramente indicativa.
Cit l’istruttore 🤺 dai ❤️❤️

22
Guarda lo sport con gli occhi di un bambino e scoprirai un mondo fatto di avventure!

21
Com’è andata?
La lezione con gli ultimi… sarò sincero, magari serve a qualche genitore o forse a me quando rileggerò lo scritto, non saprei…la lezione con i meno dotati é tremendamente difficile per me!
Mi spiego meglio…ci sono due strade, che un maestro può percorrere quando ha davanti un ragazzo che fa sport perché “mio figlio ha provato tutto siete rimasti solo voi”, la prima é sorridere alla Lurch della famiglia Addams calarsi la maschera fare due cosette e alla fine fargli la pacca sulla spalla…dicendogli che è stato bravo…anche se tiene l’arma tipo scopa e sta in pedana come il gobbo di notre Dame…oppure… calarsi la maschera e dannarsi l’anima trattandolo anche con durezza per ottenere una guardia decente.
Maledetto me! Sono della seconda specie, e spesso, dopo tutta la fatica fatta non sarò neanche apprezzato dai genitori, perché magari ho trattato con durezza il loro pargolo…
Quindi cari genitori una volta seduti in macchina la, quando farete la faditica domanda:
Com’è andata la lezione?
Se vostro figlio vi risponde bene!…non ho faticato e il maestro non si è arrabbiato ricordatevi di me e del sorriso di Lurch

20
Comunque i tempi sono cambiati e non poco….Negli anni 80 era in uso portare agli insegnanti di doposcuola, per natale, un presente in segno di gratitudine per aver aiutato il proprio figlio nel rendimento scolastico..
Dite la verità cari Insegnanti…a natale qualcuno si è ricordato di voi?

19
Piccola premessa…io insegno in una piccola sala di scherma di periferia…dove il 90% degli allievi che arrivano al diploma lasciano la città per iscriversi all’università.
Per i diplomandi, da alcuni anni, ho sviluppato l’abitudine di chiedergli il giorno dell’esame orale.
Quindi mi preparo, chiedo delle ore di permesso dal lavoro e monto sul mio scooter e corro da loro…arrivo, gli dò un bel bacio in fronte…dico loro “affrontali senza paura” e corro via.
Quello é per me il bacio con cui mi sento pronto a lasciargli spiccare il volo…É una delle gioie più grandi che provo da quando insegno scherma.

18

17

16

15

14

13

12

11

10
Cari maestri quante volte vi sarà successo?

9

8
Il senso di protezione sbagliato dei genitori…la pedana è la palestra della vita!

7
Alla domanda chi è il tuo maestro di riferimento…io solitamente rispondo:

6
La lezione di scherma é un dialogo tra due anime che, al tintinnio di due lame, si raccontano una storia lunga, a volte un battito d’ali…a volte decenni.

5
…ad un certo punto succede….

4
Il maestro di scherma prende il tuo
e lo getta oltre l’ostacolo.

3
La passione alimenta il circolo virtuoso
Faccio prima una premessa… non sono mai stato un’atleta forte…tutt’altro…però passavo ore a muovere il polso con la matita…giornate davanti allo specchio per capire come stare in guardia… da piccolo non mi chiedevo la ragione, oggi lo so…si chiama fuoco della passione…quello che arde dentro e che alimenta tutti i nostri pensieri…il fuoco arde e ti fa venire sete…la sete della conoscenza…quella che ti stimola ad apprendere ad essere una spugna per assorbire tutto il sapere che riesci a spremere da ogni dove…la passione brucia il tuo corpo e ti fa venire fame…la fame dello sperimentare…provare e riprovare un gesto finché non ti soddisfa…finché senti che quel movimento non è il gesto, bensì il tuo gesto.
Ecco cos’è il talento per me.
Il talento non è una capacità (per semplificare) ma è il modo in cui tu affronti le cose…se riesci ad accendere il fuoco allora avrai presto fame e sete, e nessuna fatica, dolore, ostacolo può distoglierti da ciò che ti rende felice.
Concludo con un messaggio ai miei allievi ipotetici…alla domanda: sono portato per questo sport?… ahimè! devo dirti che non hai “talento”…le cose non ti vengono facili, spesso sei testone e poco propenso al cambiamento e perché tu ti convinca di un movimento devo sudare sette magliette…però hai una cosa che ti rende speciale al mio cospetto…il fuoco dei tuoi occhi. Ti confesso inoltre che io sono il maestro meno carismatico della terra, ma in compenso ho grandi polmoni e giuro li userò… soffieró più forte che potrò…per alimentare quel fuoco che hai dentro… finché lo sport farà parte della tua vita io sarò accanto a te!

2
Si perde con onore e si vince con rispetto….
Sembra una frase detta così…ma ha un significato importante per la crescita di un’atleta…
Il combattimento di scherma (assalto) ha un saluto iniziale e un saluto finale…una volta calata la maschera si deve combattere senza esitazione dando tutto te stesso.
Spesso esorto i ragazzi a non mollare mai anche se l’avversario è palesemente più forte…. perché alla fine dell’assalto anche se il destino era segnato…avrete nel saluto finale…. conquistato il rispetto dell’avversario (perdere con onore). Se invece sarete voi i più forti…non dovrete mai schernire l’avversario perché lui ci sta mettendo tutto se stesso per…(vincere con rispetto).
Buona scherma ragazzi/e

1
Buongiorno popolo di facebook…
Sono istruttore di scherma…nel mio piastrone delle lezioni ho inciso due cuori…uno abbraccia e l’altro piange…da qui è nato l’istruttore dai due cuori…
Un cuore per accogliere i nuovi iscritti e condurli nel loro cammino di sport e di vita per tanti anni.
Un cuore per sopportare l’abbandono, inevitabile in una città che da poche speranze si nostri figli.
Quindi eccoci nelle mie riflessioni di maestro di scherma, uno sport a cui ho dato tanto della mia vita, ma che mi regala tanto…
Benvenuti nel mio mondo!


