
Vincenzo Cordova
Istruttore Nazionale
l’istruttore dai due cuori
https://www.facebook.com/SalviamofiorettonelsudItalia
La capacità di sintesi: con poche parole si riesce a toccare le corde giuste e a farle vibrare
Mi presento sono Vincenzo Cordova Ist. Nzl di Scherma classe ’70….conobbi la scherma nel lontano 1981 mi porto un mio amico, allora compagno di classe Flavio Puccini, che conobbi quell’anno dopo che la famiglia fu trasferita dalla Sardegna a Reggio Calabria, in quanto il padre era direttore della Frette e ogni 4/6 anni lo trasferivano.
Per inciso divenne il mio migliore amico di quei tempi (non so se la cosa era ricambiata allo stesso livello di intensità…ma questa è un altra storia😂). Furono anni fantastici, non tanto per l’agonismo, allora avevamo una sola pedana e un apparecchio, ma per le giornate che passavamo in sala in maniera spensierata. La nostra amicizia causa del trasferimento del padre si interruppe alle superiori, allora non c’era internet e né cellulari ed ognuno prosegui il proprio percorso.
Ma diversi anni dopo circa 30 le nostre vite si rincontrarono proprio su una pedana…lì dove c’eravamo lasciati…lui maestro ed io istruttore.
La scherma toglie molto, ma da anche molto…ma torniamo a me…continuai la scherma tra alti e bassi per svariati anni ma con molte pause di riflessione…la mancanza di stimoli…non mi creava obiettivi da raggiungere.
Lasciai definitivamente a 27 anni il lavoro e l’amore mi portano via dalla scherma…ma sentivo che mi mancava qualcosa, non ero completamente appagato…e quando se ne presentò l’occasione ultra trentenne tornai in sala…non più come atleta, ma con l’idea di aiutare e di dare una sferzata di novità nel modo di pensare la scherma a Reggio Calabria.
Mi posi come obiettivo l’idea di fare agonismo, ma non con l’idea di inseguire la vittoria…ma come idea che la gara deve dare lo stimolo all’atleta per guardarsi allo specchio e fare il punto della situazione…dove sono arrivato? Che risultato avevo portato la volta precedente? Quante stoccate in più o in meno ho dato e ricevuto? Insomma l’idea è che ognuno deve crearsi degli obiettivi da raggiungere ed impegnarsi per fare si che si realizzino.
Dopo alcuni anni…sentiii la necessità di creare qualcosa che meglio calzasse alla mia idea di scherma, per cui decisi di voltare pagina e con degli amici creammo un nuovo soggetto dove tutt’ora insegno.
Insegnare è la cosa che adoro di più per innumerevoli aspetti che l’insegnamento dà: in primis è che puoi incidere positivamente nella loro crescita e poi ti senti papà di tantissimi bimbi diversi ma unici tra loro.
PS: grazie alla scherma ogni tanto vedo il mio carissimo amico Flavio e non vi nascondo che alcune volte parto solo per vederlo per un caffè… ovviamente lui è più bravo di me e io non lo nascondo come molti maestri farebbero…ma io non sono maestro, sono istruttore Nazionale anche se ho conseguito tutti gli step per l’esame con tesi nel cassetto… Ma questa è un’altra storia…la racconterò un’altra volta.
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Dialoghi Maestro Genitori… riflessioni
Genitore al Maestro:
Caro Maestro, buongiorno. Sono qui perché ho bisogno del suo aiuto per capire una cosa cruciale: come mai mio figlio, che è un agonista, non riesce a tradurre gli allenamenti in risultati concreti in gara? Stiamo investendo tanto: porto mio figlio a fare sparring in altre palestre, ho ingaggiato un mental coach specifico per la sua preparazione psicologica, e c’è anche un preparatore atletico… Eppure i risultati non arrivano. Dove stiamo sbagliando, secondo lei?”
Maestro al Genitore:
“Capisco la sua frustrazione. È una situazione comune, ma va analizzata. La prima domanda che le faccio è questa: quante sessioni di lezione tecnica fa a settimana con il suo Maestro ‘core’? (Intendo il Maestro che lo segue quotidianamente in sala).”
Genitore al Maestro:
“Una volta a settimana… Perché, è questo il punto? Mi sembrava di bilanciare bene con il resto: il preparatore, il mental, le trasferte…”
Maestro al Genitore:
“Esattamente. Il punto è questo: spesso ci si concentra sui ‘servizi’ esterni, dimenticando il ‘Core’ dell’atleta. La preparazione atletica e mentale sono fondamentali, ma sono come la benzina e le gomme; la tecnica di base, l’analisi tattica e la correzione degli errori sono il ‘motore’ del veicolo, e il Maestro in sala ne è il meccanico principale. Se il motore gira una sola ora a settimana, tutto il resto, per quanto costoso e mirato, farà fatica a produrre un reale salto di qualità agonistico. È necessario consolidare la base prima di arricchirla.

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Imparare Nuove Cose:
Dialogo tra Maestro e Allieva
Allieva: Maestro, perché insisti nel farmi fare questa cosa? Non vedi? Non ne sono capace! Non sono brava, non me la sento mia, non sono abbastanza…
Maestro: Cara Allieva, vedi… non è mai facile imparare cose nuove. Noi per natura amiamo stare nella nostra zona comfort, amiamo la routine e odiamo tutto ciò che ci costringe ad attivare i sensi, i muscoli e il cervello affinché tutto si coordini alla perfezione e tutto funzioni… Ma c’è un trucco che puoi usare.
Allieva: Che trucco, Maestro?
Maestro: Usa il presente per la tua ribellione!
Allieva: ???
Maestro: Sì, usa le formule: “per adesso”, “ora”, “al momento”…
(L’Allieva prova la formula)
Allieva: Non ci riesco ora, non mi riesce per adesso, non sono brava al momento.
Maestro: Esatto! E poi… fatto questo esercizio… datti una speranza!
Allieva: Che vuoi dire, Maestro?
Maestro: Concediti una speranza aggiungendo la frase: “… ma ci sto lavorando!”
Allieva: Maestro, non ci avevo mai pensato…
Maestro: Brava! E ora rafforza la tua speranza con un pizzico di ottimismo… completa la frase con: “… e sono sicura che tutto andrà bene!”
La Lezione
Maestro: Quindi, cara Allieva, ripeti insieme a me:
”Maestro, l’esercizio che stiamo provando non mi riesce al momento, ma ci sto lavorando e sono sicura che tutto andrà bene!”
Maestro: Brava! E ora rimettiamoci al lavoro… in guardia!

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Godiamoci i momenti
Cosa ti ha dato la scherma?
Mi ha regalato grandi emozioni e grandi delusioni, mi ha insegnato cosa significa lottare per un obiettivo, nonostante le mille avversità…ma soprattutto mi ha insegnato che si può stare bene con poco.
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Simbiosi
Il colpo perfetto esiste? Si ed è quello simbiotico!
Nel nostro mondo si dice che non esiste un colpo perfetto…inteso come quel colpo che una volta eseguito non trovi una contraria adatta a renderlo vano, in quanto ogni azione ha in se una sua contraria.
Si parla anche di colpo portato con tale pulizie delle lineee da renderlo perfetto nella sua esecuzione.
Invece per me il colpo perfetto è un altro…
Sicuramente vi sarà capitato innumerevoli volte, cari maestri.
Seguitemi nella narrazione…provate ad immaginarvi in gara, siete dietro al vostro allievo…rumori da tutte le parti…tintinnio di spade…urla…tifo…maschere che nascondono volti ansimanti… apparecchi che suonano…ma voi non sentite nulla…siete concentrati sul vostro allievo…siamo alla stoccata decisiva ..si decide tutto qui e ora!
…tutto ad un tratto si fa buio intorno a voi, vedete solo la mano del vostro atleta che fa roteare l’arma intorno alla lama dell’avversario…si prepara…ora o mai più…ad un tratto visualizzi, un attimo prima che avvenga, la stoccata che lo porterà alla vittoria…silenzio…un ultimo respiro…gli occhi si chiudono per un attimo…tutto rallenta come in un sole motion… l’allievo come se avesse percepito il tuo pensiero…parte…ed è gioia incontenibile
Ecco, quella per me’ quella é la stoccata perfetta…

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La gara é il tuo contenitore pieno di liquidi!
Dialoghi: Maestro allievo.
Allievo: Maestro, lo so che ti aspettavi che facessi quello che mi avevi chiesto…ma avevo troppa paura di perdere…
Maestro: caro allievo come é andata la gara?
Allievo: ho perso!!!
Maestro: caro allievo vedi…. il risultato é stato lo stesso…. però ora andiamo a casa vuoti!
Allievo: in che senso Maestro?
Maestro: immagina che la gara sia un contenitore pieno di un liquido che chiameremo “paura”; ogni volta che fai un’azione, provi un colpo, fai ciò che hai fatto a lezione..aggiungi qualcosa nel contenitore gara, che chiameremo esperienza!
Finché il tuo contenitore sarà pieno di paura non potrai mai divertirti, tirerai sempre bloccato e tornerai a casa con un senso di vuoto…quel vuoto é il tuo contenitore che non é stato riempito dal liquido dell’esperienza.
Invece se tu aggiungerai cose il liquido della paura defluirà per fare posto all’esperienza… solo così potrai dire di essere un atleta ricco!
Allievo: maestro non voglio più tornare a casa senza aver aggiunto esperienza…
Foto puramente indicativa.
Cit l’istruttore 🤺 dai ❤️❤️

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Guarda lo sport con gli occhi di un bambino e scoprirai un mondo fatto di avventure!

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Com’è andata?
La lezione con gli ultimi… sarò sincero, magari serve a qualche genitore o forse a me quando rileggerò lo scritto, non saprei…la lezione con i meno dotati é tremendamente difficile per me!
Mi spiego meglio…ci sono due strade, che un maestro può percorrere quando ha davanti un ragazzo che fa sport perché “mio figlio ha provato tutto siete rimasti solo voi”, la prima é sorridere alla Lurch della famiglia Addams calarsi la maschera fare due cosette e alla fine fargli la pacca sulla spalla…dicendogli che è stato bravo…anche se tiene l’arma tipo scopa e sta in pedana come il gobbo di notre Dame…oppure… calarsi la maschera e dannarsi l’anima trattandolo anche con durezza per ottenere una guardia decente.
Maledetto me! Sono della seconda specie, e spesso, dopo tutta la fatica fatta non sarò neanche apprezzato dai genitori, perché magari ho trattato con durezza il loro pargolo…
Quindi cari genitori una volta seduti in macchina la, quando farete la faditica domanda:
Com’è andata la lezione?
Se vostro figlio vi risponde bene!…non ho faticato e il maestro non si è arrabbiato ricordatevi di me e del sorriso di Lurch

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Comunque i tempi sono cambiati e non poco….Negli anni 80 era in uso portare agli insegnanti di doposcuola, per natale, un presente in segno di gratitudine per aver aiutato il proprio figlio nel rendimento scolastico..
Dite la verità cari Insegnanti…a natale qualcuno si è ricordato di voi?

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… l’ultimo bacio in fronte..
Piccola premessa…io insegno in una piccola sala di scherma di periferia…dove il 90% degli allievi che arrivano al diploma lasciano la città per iscriversi all’università.
Per i diplomandi, da alcuni anni, ho sviluppato l’abitudine di chiedergli il giorno dell’esame orale.
Quindi mi preparo, chiedo delle ore di permesso dal lavoro e monto sul mio scooter e corro da loro…arrivo, gli dò un bel bacio in fronte…dico loro “affrontali senza paura” e corro via.
Quello é per me il bacio con cui mi sento pronto a lasciargli spiccare il volo…É una delle gioie più grandi che provo da quando insegno scherma.

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Il colpo perfetto esiste? Si ed è quello simbiotico!
Nel nostro mondo si dice che non esiste un colpo perfetto…inteso come quel colpo che una volta eseguito non trovi una contraria adatta a renderlo vano, in quanto ogni azione ha in se una sua contraria.
Si parla anche di colpo portato con tale pulizie delle lineee da renderlo perfetto nella sua esecuzione.
Invece per me il colpo perfetto è un altro…
Sicuramente vi sarà capitato innumerevoli volte, cari maestri.
Seguitemi nella narrazione…provate ad immaginarvi in gara, siete dietro al vostro allievo…rumori da tutte le parti…tintinnio di spade…urla…tifo…maschere che nascondono volti ansimanti… apparecchi che suonano…ma voi non sentite nulla…siete concentrati sul vostro allievo…siamo alla stoccata decisiva ..si decide tutto qui e ora!
…tutto ad un tratto si fa buio intorno a voi, vedete solo la mano del vostro atleta che fa roteare l’arma intorno alla lama dell’avversario…si prepara…ora o mai più…ad un tratto visualizzi, un attimo prima che avvenga, la stoccata che lo porterà alla vittoria…silenzio…un ultimo respiro…gli occhi si chiudono per un attimo…tutto rallenta come in un sole motion… l’allievo come se avesse percepito il tuo pensiero…parte…ed è gioia incontenibile
Ecco, quella per me’ quella é la stoccata perfetta…

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A Ravenna lessi in una maglietta…ora non ricordo chi la indossasse “odio la scherma”. Io invece avrei scritto che odio fare il maestro di scherma.. è da masochisti! e quando studi per la carriera magistrale non c’è scritto e nessuno ti spiega che:
Se l’atleta vince è tutto merito suo, nessuno si ricorda di quell’uomo buffo, che per ore e ore sta davanti all’allievo, disposto a prendere un sacco di legnate pur di affinargli i colpi… la tecnica gli sarà stata profusa per volontà divina…se invece l’atleta, ahimè, dovesse deludere le aspettative, tutti gli sguardi saranno rivolti verso quell’uomo colpevole di aver reso vano i SACRIFICI dell’atleta e della famiglia…dimenticando il tempo che il maestro ha dedicato all’atleta…come se le fatiche, le ore sottratte ad altro e le privazioni fossero esclusiva pertinenza dell’allievo e non pure del maestro che é presente, suda e fatica nello stesso modo dell’allievo durante gli allenamenti…insomma pensateci prima di intraprendere la carriera magistrale…
ps: ah dimenticavo ricordatevi di moltiplicare il tutto per il numero di allievi che seguirete

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Il maestro deve trasmettere emozioni…
Molto spesso i maestri si corazzano per non soffrire dall’abbandono degli atleti finendo con il tempo con l’essere inespressivi, freddi e senza sentimenti.
Ma noi abbiamo una missione che è quello di trasmettere valori, sentimenti ed emozioni….con il nostro piastrone e con il nostro ferro plasmiamo, negli anni, l’anima degli allievi e lasciamo segni del nostro passaggio… quindi…per quanto noi sappiamo che alla fine soffriremo… dobbiamo sempre ricordarci che la nostra missione è quella di essere maestro di vita e poi maestro di tecnica e non viceversa.
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La lezione…
Molti anni fa andai a Lamezia dal Maestro di sciabola Costanzo per la formazione di Istruttore Nazionale…ero alle prime armi e ancora non sapevo che tipo di Coach sarei diventato.
Lì, vidi la prima lezione che io definisco di tipo empatico.
Ci fece vedere una lezione con un allievo di un’altra nazionalità, sono passati tanti anni e non ricordo di quale, ma questo non ha importanza.
Prima di scendere la maschera ci disse “io parlo poco durante la lezione” ed iniziò una danza su e giù per la pedana fatta di intese, sguardi e movimenti all’unisono…ne fui affascinanto!…li sentivo parlare senza proferire parola.
Da allora mi ripromisi che anch’io sarei diventato quel tipo di maestro.
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La lezione di “vita”…
Il maestro insegna allievo attraverso la lezione a parare i colpi e a provare e riprovare fino a quando la sua stoccata non sarà perfetta!
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Cosa ti ha dato la scherma?
Mi ha regalato grandi emozioni e grandi delusioni, mi ha insegnato cosa significa lottare per un obiettivo, nonostante le mille avversità…ma soprattutto mi ha insegnato che si può stare bene con poco.
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Poi dialogando con un tuo atleta
ti rendi conto che sei l’unico che crede nelle sue capacità…non ci crede l’atleta, non ci credono i genitori, non ci crede lo staff…ti rendi conto che sei rimasto solo…ma io credo in me e sono maledettamente sicuro di quel che dico..devo solo essere goccia nella pietra.
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Dialoghi Allievo Maestro:
Allievo: Maestro perché nonostante i risultati tu di me’ non sei soddisfatto?
Maestro: vieni…. dammi la mano…..facciamo lezione e usciamo dalla tua zona confort!
Cit: l’istruttore da i


Vincenzo Cordova
La foto é puramente indicativa
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Cari maestri quante volte vi sarà successo?
…. arrivano due bimbi in sala con le stesse caratteristiche entrambi portati per lo sport e nella fattispecie per la scherma.
Passano alcuni mesi fanno la prima garetta e arrivano primo e secondo…
I genitori del secondo galvanizzati del risultato portano il bimbo ad allenarsi 5 volte a settimana e lo fanno partecipare a tutti gli intersale di scherma.
I genitori del primo invece confidando nella bravura innata del figlio e continuano a farlo allenare 3 volte a settimana.
Arriva la gara delle gare (Campionato Italiano Gpg), entrambi vi partecipano. Il secondo vince il titolo italiano, il primo esce alla seconda diretta.
Giorno dopo riunione urgente dei genitori, con il maestro e la dirigenza, perché vogliono sapere come mai il loro figliolo non è più primo.
Il talento non è nulla senza il duro lavoro.
Logicamente come sarà finita?
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La TRANSUMANZA da una sala all’altra:
Faccio una breve premessa…ciò che scrivo…dato l’argomento delicato non è riferito a nessuno in particolare…buona lettura.
Cambiare sala non è mai una scelta facile per nessuno…sia per l’atleta sia per l’associazione.
Dicesi distacco…
Io la vedo così….siamo come due fidanzatini…ad un certo punto si rompe qualcosa nel rapporto (societá-‘atleta) mille sono i motivi ed ognuno di noi, ne sono sicuro, ne potrebbe elencare altre decine… sicuro è che la colpa è sempre dell’altro….questo accade perché dentro di noi non riusciamo ad ammettere che….ritornando al discorso dei due fidanzatini…l’amore finisce!
Tutto quì!… finisce l’amore ed iniziamo a notare tutti i difetti, tutte le imperfezioni…si perché l’amore è finito e allora vediamo i particolari che trasformiamo in scuse per poter lasciare la sala.
Ragazzi è semplice non rendiamo difficile quello che è semplice…andiamo dal proprio maestro o dirigente o chi da chi volete e dite: è finito l’amore vado a fare altre esperienze.
Vedrete che sarete capiti, perché la verità è disarmante e solo uno stupido non la capisce.
Quindi non cercate scuse, non trovate sotterfugi, non cercate di farvi lasciare…renderete tutto più complicato…perché l’altro non capirà le vere ragioni e cercherà di interrogarsi del perché…cercherà di cambiare per voi… cercherà di eliminare quei difetti fisici che voi gli mostrerete… perché non avete avuto il coraggio di dire la verità: l’amore è finito!
Quindi cari Atleti sentite a me dite la verità semplicemente la verità e sarete capiti.
Quindi cari Atleti del presente e del futuro….di questo sport o di tutti gli sport….ora lo sapete…abbiate rispetto per coloro che vi hanno accolto e hanno gioito e sofferto con voi per tutto il periodo del grande amore…fate l’ultimo grande gesto di dignità e dichiararsi con la verità: l’amore è finito vado a fare altre esperienze….è così che ci si lascia!
Cosa diversa è se sono le sale che gridano a lupo a lupo e poi fanno incetta di alteti altrui…ma questa è un’altra storia.

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Il senso di protezione sbagliato dei genitori…la pedana è la palestra della vita!
“Questa gara è necessaria? L’ultima, mio figlio l’ha persa malamente!”.
No questa gara non è necessaria…e…non sarà necessaria la prossima e nemmeno quelle successive…ma…ascolti!!!….la gara è come la prova di volo di un uccellino…
Al primo tentativo forse cadrà e si romperà l’ala e non volerà mai più…o…forse… si farà solo male…al secondo…probabilmente fallirà nuovamente…al terzo planerà solamente…ma… alla fine…se tutte le condizioni ci saranno….VOLERÀ…
L’uccellino sa che per imparare deve provare e riprovare a rischio di rompersi un’ala e che nessuno potrà aiutarlo in questo…. nessun paracadute…ne le ali possenti e forti dei suoi genitori… potranno sostenerlo nei suoi tentativi…solo l’adrenalina, la paura mista al coraggio potranno essergli d’aiuto nella sua impresa.
No, non è necessaria questa gara e nemmeno la prossima….
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Alla domanda chi è il tuo maestro di riferimento…io solitamente rispondo:
Il maestro che non ho mai avuto e nella mia vita di atleta e che avrei voluto incontrare.
il maestro che mi rimprovera se non lavoro, spronandomi a fare meglio….il maestro che mi chiama se mi assento e mi chiede “tutto.ok?”…il maestro che stressa se non vado bene a scuola e parte con la storia della sua vita…il maestro che mi chiede se ho la morosa e pretende che gliela presenti…il maestro che mi asciuga le lacrime e un momento dopo mi digrigna i denti se assumo una postura dimessa…il maestro che mi dice “io non ti insegneró a vincere ma a non mollare mai”…il maestro che parte per una gara con un solo allievo pur di motivarlo…il maestro che mentre chiude la luce, se gli chiedo di far lezione, la riaccende e si mette il piastrone…il maestro che mi ripara il fioretto e come ricompensa si accontenta di un grazie…il maestro che cerca di far risparmiare la mia famiglia, che non guasta…il maestro che mi offre un panino, durante una trasferta, perché ho dimenticato i soldi…il maestro che vuole che lo saluti come quando ero piccolo, anche se ormai sono grande…il maestro che si mette sempre in discussione e ad ogni gara torna più carico degli allievi perché deve sperimentare nuove cose che ha visto fare ad altri…il maestro che oggi si fa così, ma domani non va più bene, perché la scherma cambia…il maestro che se incrocia il mio sguardo capisce subito se ho qualcosa che non va…il maestro che anche in estate non ci lascia in pace, perché in estate si fa la preparazione atletica.
…questo voglio essere e questo sarò…

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La lezione di scherma é un dialogo tra due anime che, al tintinnio di due lame, si raccontano una storia lunga, a volte un battito d’ali…a volte decenni.

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…ad un certo punto succede….
L’apprendimento dell’atleta non è come la salita di una pendenza di un’auto…lenta e costante…ma piuttosto, è come una scalinata fatta di gradini tutti diversi tra loro.
Stai lì, giorno dopo giorno, a ripetere sempre lo stesso gesto e niente… non succede nulla… poi ad un certo punto…succede…il gesto è appreso!
Per semplificare possiamo dire che il grado di apprendimento è fatto di numeri dispari… i processo di apprendimento è fatto di numeri pari….
Caro allievo ora riprendiamo la lezione.

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Il maestro di scherma prende il tuo
e lo getta oltre l’ostacolo.
Non odiare il tuo maestro perché ti sprona a fare di piu…lui crede in tè;
Non odiare il tuo maestro perché ti riprende quando non sei concentrato… lui ti vuole migliore di come sei.;
Non odiare il tuo maestro quando sei stanco, svogliato…. lui vuole insegnarti che la costanza batte il talento;
Non odiare il tuo maestro quando ti chiede di più…. lui vuole insegnarti a vedere i tuoi Limiti e a superarli;
Non odiare il tuo maestro se non ti loda sempre… lui vuole insegnarti che sentire il proprio corpo che vibra agi stimoli è il suo miglior complimento;
Non odiare il tuo maestro se ti mette le sedute di allenamento nel tuo tempo libero…. lui vuole insegnarti che il risultato è una conseguenza del tuo sacrificio;
Non odiare il tuo maestro se nonostante tutto i risultati non arrivano….lui vuole insegnarti che il fallimento è parte fondamentale del processo di crescita di un uomo;
Non odiare il tuo maestro se pretende che tu faccia tutte le gare; lui vuole insegnarti che solo attraverso l’esperienza potrai sentirti sicuro dei tuoi mezzi;
Non odiare il tuo maestro…. perché ricorda….tutte le volte che sei in sala lui è li con te…il tuo tempo è anche il suo tempo…il tuo sudore è anche il suo sudore….le tue sconfitte sono anche le sue sconfitte….le tue gioie sono anche le sue gioie… lui non prenderà nulla da lui…tu tutto!
Una vita dietro il piastrone

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La passione alimenta il circolo virtuoso
Faccio prima una premessa… non sono mai stato un’atleta forte…tutt’altro…però passavo ore a muovere il polso con la matita…giornate davanti allo specchio per capire come stare in guardia… da piccolo non mi chiedevo la ragione, oggi lo so…si chiama fuoco della passione…quello che arde dentro e che alimenta tutti i nostri pensieri…il fuoco arde e ti fa venire sete…la sete della conoscenza…quella che ti stimola ad apprendere ad essere una spugna per assorbire tutto il sapere che riesci a spremere da ogni dove…la passione brucia il tuo corpo e ti fa venire fame…la fame dello sperimentare…provare e riprovare un gesto finché non ti soddisfa…finché senti che quel movimento non è il gesto, bensì il tuo gesto.
Ecco cos’è il talento per me.
Il talento non è una capacità (per semplificare) ma è il modo in cui tu affronti le cose…se riesci ad accendere il fuoco allora avrai presto fame e sete, e nessuna fatica, dolore, ostacolo può distoglierti da ciò che ti rende felice.
Concludo con un messaggio ai miei allievi ipotetici…alla domanda: sono portato per questo sport?… ahimè! devo dirti che non hai “talento”…le cose non ti vengono facili, spesso sei testone e poco propenso al cambiamento e perché tu ti convinca di un movimento devo sudare sette magliette…però hai una cosa che ti rende speciale al mio cospetto…il fuoco dei tuoi occhi. Ti confesso inoltre che io sono il maestro meno carismatico della terra, ma in compenso ho grandi polmoni e giuro li userò… soffieró più forte che potrò…per alimentare quel fuoco che hai dentro… finché lo sport farà parte della tua vita io sarò accanto a te!

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Si perde con onore e si vince con rispetto….
Sembra una frase detta così…ma ha un significato importante per la crescita di un’atleta…
Il combattimento di scherma (assalto) ha un saluto iniziale e un saluto finale…una volta calata la maschera si deve combattere senza esitazione dando tutto te stesso.
Spesso esorto i ragazzi a non mollare mai anche se l’avversario è palesemente più forte…. perché alla fine dell’assalto anche se il destino era segnato…avrete nel saluto finale…. conquistato il rispetto dell’avversario (perdere con onore). Se invece sarete voi i più forti…non dovrete mai schernire l’avversario perché lui ci sta mettendo tutto se stesso per…(vincere con rispetto).
Buona scherma ragazzi/e
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Buongiorno popolo di facebook…
Sono istruttore di scherma…nel mio piastrone delle lezioni ho inciso due cuori…uno abbraccia e l’altro piange…da qui è nato l’istruttore dai due cuori…
Un cuore per accogliere i nuovi iscritti e condurli nel loro cammino di sport e di vita per tanti anni.
Un cuore per sopportare l’abbandono, inevitabile in una città che da poche speranze si nostri figli.
Quindi eccoci nelle mie riflessioni di maestro di scherma, uno sport a cui ho dato tanto della mia vita, ma che mi regala tanto…
Benvenuti nel mio mondo!